domenica 25 ottobre 2026

Strozzatura e strozzamento: due parole sorelle, ma non gemelle

Nella lingua di Dante e di Manzoni capita spesso che due sostantivi derivati dal medesimo verbo finiscano con l'assomigliarsi tanto da essere considerati intercambiabili. Tra questi ci sono strozzatura e strozzamento, entrambi nati dal verbo strozzare, ma distinti per significato, sfumature e ambiti d'uso.

A prima vista sembrano quasi sinonimi: in ambi i casi si ha l'idea di qualcosa che viene ristretto, compresso o bloccato. Eppure, osservandoli più da vicino, emergono differenze precise che meritano di essere conosciute, soprattutto perché i due lessemi si incontrano frequentemente nel linguaggio tecnico, medico, economico e giornalistico.

L'origine comune  - abbiamo visto - è il verbo strozzare, voce attestata nell'italiano antico e collegata a strozza, variante popolare di gola. Alla base vi è dunque l'idea concreta di stringere il collo o comprimere il passaggio dell'aria fino a impedirne il normale flusso. Da questa immagine fisica primaria si sono sviluppati usi sempre più ampi e figurati.

La strozzatura indica innanzitutto un restringimento localizzato, una riduzione di ampiezza che interessa un condotto, un passaggio o uno spazio. L'attenzione è rivolta soprattutto alla forma e alla struttura risultante, più che all'azione che l'ha prodotta.

Si parlerà quindi della strozzatura di un tubo, della strozzatura di una strada, della strozzatura di una canna fumaria o di un cavo. In tutti questi casi il termine designa un punto più stretto rispetto al resto del percorso.

Particolarmente interessante è l'impiego nel linguaggio delle armi da fuoco. La strozzatura della canna di un fucile (chiamata anche con l'anglicismo choke) è un restringimento ottenuto nella parte terminale della canna per influenzare la dispersione dei pallini e migliorare determinate prestazioni di tiro. 

Dal significato materiale è nato naturalmente quello figurato. Oggi si parla spesso di strozzature burocratiche, strozzature amministrative o strozzature produttive per indicare tutti quei punti nei quali un processo rallenta, si inceppa o perde efficienza. In economia e nella teoria dell'organizzazione aziendale la parola è diventata quasi sinonimo di collo di bottiglia, espressione che richiama la medesima immagine di un passaggio improvvisamente ristretto.

Diverso è il caso di strozzamento. Qui il focus non è tanto sul restringimento in sé quanto sull'atto o sull'effetto del comprimere fino a ostacolare funzioni vitali o essenziali.

Nel significato più comune il termine indica il soffocamento provocato dalla compressione della gola oppure l'ostruzione delle vie respiratorie causata da un corpo estraneo. Si può dunque parlare del rischio di strozzamento per un bambino che ingerisca accidentalmente un piccolo oggetto o dello strozzamento causato dal cibo andato di traverso.

Il sintagma assume particolare rilievo nel linguaggio medico-chirurgico. Uno degli impieghi più noti è quello di strozzamento erniario, condizione nella quale una porzione di intestino fuoriuscita attraverso un'ernia subisce una compressione tale da comprometterne la circolazione sanguigna. In questo caso il termine conserva chiaramente il valore dinamico di una costrizione che produce conseguenze patologiche.

Curiosamente, nello stesso ambito anatomico compare anche la parola strozzatura nelle cosiddette strozzature (o nodi) di Ranvier, cioè le piccole interruzioni della guaina mielinica lungo le fibre nervose. Questo esempio documenta molto bene come i due termini non siano intercambiabili: il lessico specialistico li ha assegnati a realtà differenti e ben definite.

Anche strozzamento ha sviluppato usi figurati. Nei mezzi d'informazione si leggono espressioni come strozzamento fiscale, strozzamento creditizio o strozzamento economico, nelle quali si vuole sottolineare una pressione eccessiva, percepita quasi come una morsa che impedisce il normale svolgimento dell'attività economica. L'immagine richiamata è più intensa rispetto a quella di strozzatura: non un semplice restringimento, ma una compressione soffocante.

La distinzione fondamentale, dunque, si può così riassumere: la strozzatura designa soprattutto il restringimento o il punto ristretto; lo strozzamento sottolinea invece l'azione del comprimere e l'effetto che ne deriva. Il primo lessema descrive prevalentemente una forma o una condizione; il secondo richiama un processo, una costrizione e spesso le sue conseguenze.

Una curiosità linguistica riguarda proprio la produttività dei confissi. In italiano il suffisso -tura tende frequentemente a indicare il risultato concreto di un'azione (cucitura, fessura, foratura), mentre -mento esprime spesso l'azione o il suo effetto (movimento, spostamento, cambiamento). Pur non trattandosi di una regola assoluta, la coppia strozzatura/strozzamento rappresenta un esempio quasi didattico di questa differenza.

Ecco perché quando una strada diventa più stretta o una tubazione presenta un restringimento parleremo normalmente di strozzatura; quando invece ci riferiamo al soffocamento di una persona, a una grave compressione patologica o a una pressione economica opprimente, sarà più appropriato usare strozzamento. Due parole nate dalla stessa radice, insomma, ma specializzatesi nel tempo lungo percorsi semantici differenti: una descrive il passaggio che si restringe, l'altra la forza che stringe e soffoca.

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