Le parole hanno spesso destini imprevedibili. Alcune convivono per secoli quasi alla pari, poi una prende il sopravvento e l'altra si ritrae lentamente ai margini dell'uso. È ciò che è accaduto a scorciatoia e accorciatoia: due termini legittimi, entrambi corretti, ma oggi molto diversi per frequenza e vitalità.
Le due voci derivano rispettivamente dai verbi scorciare e accorciare, che condividono la medesima idea fondamentale di «rendere più breve». Entrambe indicavano originariamente un percorso che consentiva di abbreviare il tragitto rispetto alla strada normale.
Nel significato concreto le due forme possono ancora essere considerate equivalenti. Sia l'una sia l'altra designano infatti un sentiero, una traversa o un viottolo che permette di raggiungere più rapidamente la meta. Si può dunque dire senza sostanziali differenze: «Abbiamo preso una scorciatoia nel bosco» oppure «Abbiamo preso un'accorciatoia nel bosco».
Le cose cambiano quando dalla strada reale si passa a quella metaforica. Se si parla di un espediente, di una soluzione rapida o di un metodo che evita passaggi intermedi, la parola spontaneamente scelta dai parlanti è quasi sempre scorciatoia. Frasi come «cercare una scorciatoia per risolvere il problema» o «la scorciatoia non sempre porta al risultato migliore» suonano perfettamente naturali. L'uso di accorciatoia negli stessi contesti risulterebbe invece inconsueto e potrebbe persino apparire forzato se non errato.
La netta prevalenza di scorciatoia emerge anche nei linguaggi specialistici. In informatica, per esempio, le combinazioni di tasti che permettono di eseguire rapidamente un comando sono chiamate universalmente 'scorciatoie da tastiera'. La locuzione è ormai stabilizzata e nessuno parlerebbe normalmente di 'accorciatoie da tastiera'. Ma perché ha vinto proprio scorciatoia?
La risposta non va ricercata nel significato, che è sostanzialmente identico, sibbene nella storia dell'uso. Il verbo scorciare è molto antico e vanta una ricca tradizione letteraria. Deriva dal latino curtus (corto), termine che richiama l'idea di tagliare, abbreviare, ridurre. Da questa famiglia lessicale sono nate alcune parole vive ancora oggi, tra cui: scorciamento, e scorciatoia. Nel corso dei secoli queste hanno costruito una rete di rapporti che ha favorito la diffusione della forma derivata.
Accorciatoia, invece, pur essendo perfettamente regolare e registrata dai dizionari, è rimasta più defilata. Non è mai riuscita a imporsi nell'uso comune e ha finito con l'acquisire una sfumatura letteraria, regionale o comunque meno familiare all'orecchio moderno.
Una curiosità interessante è che, tra Ottocento e primo Novecento, accorciatoia non era affatto considerata una parola bizzarra. Si ritrova infatti in diverse opere letterarie e lessicografiche dell'epoca, quando la concorrenza tra le due forme era ancora più equilibrata. Solo con il passare del tempo l'uso collettivo ha privilegiato nettamente scorciatoia, relegando l'altra a un ruolo secondario.
C'è poi un piccolo paradosso linguistico. Analizzando la formazione delle parole, accorciatoia sembrerebbe quasi la soluzione più trasparente per il parlante moderno, perché richiama immediatamente il verbo comunissimo accorciare. Eppure la lingua non premia sempre la logica apparente: spesso vince semplicemente la forma più radicata nella tradizione e nella consuetudine dei parlanti. È uno dei tanti casi in cui l'uso prevale sulla regolarità teorica.
La differenza tra i due lessemi, dunque, non riguarda tanto il significato quanto la diffusione. Scorciatoia è oggi la forma corrente, impiegata nella lingua quotidiana, nel giornalismo, nella burocrazia, nell'informatica e negli usi figurati. Accorciatoia rimane una parola corretta e ben formata, che i dizionari continuano a registrare, ma che conserva il sapore discreto di una voce d'altri tempi.
In conclusione, quando scriviamo o parliamo nell'italiano contemporaneo, la scelta più naturale è quasi sempre scorciatoia. Accorciatoia non è errata, come abbiamo visto: semplicemente percorre una strada meno battuta. E, curiosamente, proprio per raggiungere la meta linguistica più rapidamente, i parlanti hanno finito con lo scegliere la... scorciatoia.


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