Chi desidera perdere qualche chilo può dimagrire oppure dimagrare. Dal punto di vista del risultato non cambia nulla, perché entrambi i verbi significano «diventare magro», ma dal punto di vista grammaticale e stilistico la questione è assai più interessante di quanto sembri.
Molti parlanti conoscono e usano quasi esclusivamente dimagrire, tanto che dimagrare viene spesso percepito come raro o addirittura errato. In realtà i due verbi convivono da secoli nella nostra lingua e sono perfettamente legittimi, pur con qualche differenza che merita di essere osservata da vicino.
Entrambi sono verbi deaggettivali derivando dall’aggettivo magro, dal latino macru(m), voce antica attestata in italiano fin dai primi secoli della lingua. All’aggettivo si è aggiunto il prefisso di-, che in questo caso esprime trasformazione o mutamento di stato. Si è così formato il significato fondamentale di «diventare magro», cioè perdere peso, assottigliarsi, consumarsi.
La curiosità sta nel fatto che da una medesima base lessicale sono nate due forme verbali appartenenti a coniugazioni diverse. Dimagrire appartiene alla terza coniugazione, quella dei verbi in -ire; dimagrare appartiene invece alla prima coniugazione, quella dei verbi in -are. Quando il verbo è usato in senso intransitivo, le due forme sono sostanzialmente equivalenti.
Possiamo dire: Giovanni è dimagrito di cinque chili. Ma anche: Giovanni è dimagrato di cinque chili. Allo stesso modo: Negli ultimi mesi sono dimagrito molto. Oppure: Negli ultimi mesi sono dimagrato molto. In questi casi il significato è identico e l’ausiliare è essere.
La differenza più interessante emerge però con dimagrare. Questo verbo ha infatti una possibilità che dimagrire non ha: può essere usato transitivamente, cioè con un complemento oggetto, acquisendo il significato di "far diventare magro".
Si dirà dunque: La lunga malattia lo ha dimagrato. Le troppe preoccupazioni l’hanno dimagrata. Quel duro allenamento ha dimagrato molti atleti. Qui il soggetto non diventa magro in prima persona, ma provoca il dimagramento di qualcun altro. In tali costruzioni l’ausiliare è naturalmente avere.
Per questa ragione è opportuno ricordare una norma semplice: quando il verbo regge un complemento oggetto, la forma da usare è dimagrare.
Non diremo quindi: La malattia lo ha dimagrito, bensì: La malattia lo ha dimagrato. Si tratta di una distinzione che oggi molti parlanti ignorano, anche perché la prevalenza di dimagrire nell’uso comune ha finito con l' oscurare il ruolo specifico svolto da dimagrare.
Vi è poi un’interessante sfumatura storica. Nei secoli passati la forma dimagrare godeva di una vitalità assai maggiore di quella attuale e si incontra frequentemente nella prosa letteraria e nella lingua dell’Ottocento. Con il trascorrere del tempo, tuttavia, l’uso ha favorito sempre più dimagrire, che è diventato il verbo dominante nella lingua comune e nei mezzi di comunicazione. Dimagrare è rimasto vivo soprattutto nelle costruzioni transitive e nei registri più sorvegliati.
La vicenda dei due verbi dimostra ancora una volta come l’italiano non sia un sistema rigido e immobile, ma un organismo vivente nel quale forme diverse possono convivere, spartendosi il lavoro. Dimagrire e dimagrare conducono entrambi alla magrezza, ma vi arrivano per strade grammaticali differenti.
E forse la lingua ci suggerisce una piccola lezione generale: non sempre ciò che sembra superfluo è inutile. Talvolta due parole quasi uguali esistono perché ciascuna custodisce una sfumatura che l’altra non può esprimere. Nella lingua, come nella vita, le differenze più sottili sono spesso le più sostanziose.
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