Una parola che dà forma linguistica a un comportamento antico e riconoscibile
Il sostantivo eremita ben saldo nella tradizione religiosa è stato poi esteso a indicare chi vive appartato per temperamento. Manca tuttavia un verbo semplice che esprima l’atto o la condizione del “fare l’eremita”: si ricorre a perifrasi (vivere da eremita, ritirarsi in solitudine), oppure a verbi generici che non restituiscono la specificità del comportamento. La formazione di eremitare risponde dunque a un’esigenza semantica reale e si colloca nel solco produttivo dei verbi denominali in –are, capaci di trasformare un nome di persona in condotta, abito, inclinazione.
Sotto il profilo etimologico, eremitare nasce dal tema eremit- (da eremita, lat. eremīta, “solitario, del deserto”) con l’aggiunta del suffisso verbale –are, il più neutro e regolare nella derivazione denominale. La trasparenza morfologica è piena: come vagabondo → vagabondare, mendico → mendicare, monaco → monacare (arcaico), così eremita → eremitare. Il sintagma verbale risulta immediatamente interpretabile, privo di effetti comici o artificiosi, e si integra con naturalezza nel paradigma dell’italiano comune.
Il valore semantico si articola in tre aree principali, che si fondono armonicamente nel profilo del verbo. Eremitare significa anzitutto condurre vita appartata: vivere in solitudine, lontano dalla società, per scelta o inclinazione. Indica inoltre il “gesto” del ritirarsi volontariamente, sottraendosi alla vita sociale per dedicarsi a meditazione, studio, lavoro. Infine, può descrivere l’atto di assumere atteggiamenti eremitici, evitando relazioni, mondanità, contatti, anche in senso figurale o temporaneo. Le tre aree semantiche non sono compartimenti stagni: concorrono a delineare un comportamento unitario, riconoscibile e coerente.
Gli esempi d’uso mostrano la naturalezza del verbo nel discorso: Negli ultimi anni Pasquale eremita in una casa di montagna, senza desiderio di tornare in città. – Durante la stesura del romanzo l’autore ha preferito eremitare per mesi, limitando ogni comunicazione. – Quando è sotto pressione tende a eremitare e a ridurre drasticamente la sua presenza sociale. La sintassi è lineare, la coniugazione regolare, l’effetto stilistico sobrio: eremitare si presta tanto all’uso descrittivo quanto a quello figurato.
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eremitare v. intr. [der. di eremita] – Vivere in modo solitario e appartato; condurre vita da eremita per scelta, temperamento o necessità. ◆ Part. pres. eremitante; part. pass. eremitato. ◆ Uso raro o d’autore; conio moderno di formazione regolare.
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Vi siete mai chiesti o vi siete mai chiesto?
Spesso siamo assaliti dal dubbio amletico tra "vi siete mai chiesti" e "vi siete mai chiesto" (e simili). In questo caso la lingua italiana si dimostra, come spesso accade, elastica ma con una netta preferenza. Entrambe le forme sono grammaticalmente legittime, ma rispondono a due logiche sintattiche differenti che ne determinano la naturalezza e la frequenza d'uso.
La forma di gran lunga più comune, spontanea e consigliabile è "vi siete mai chiesti". In questo caso, il participio passato si accorda in genere e numero con il soggetto (voi). Anche se chiedersi è un verbo riflessivo indiretto - in cui l'azione si riflette sul soggetto sotto forma di complemento di termine (chiedere a voi stessi) - l'accordo al plurale con il soggetto è la scelta che l'orecchio e la tradizione grammaticale italiana preferiscono. Suona fluida, immediata e perfettamente corretta in qualsiasi contesto, formale o informale.
Dall'altra parte, l'opzione "vi siete mai chiesto" non è un errore, ma si poggia su un meccanismo più astratto. Qui il participio rimane invariato al maschile singolare perché non si accorda con le persone, ma con l'intera frase secondaria che segue (l'interrogativa indiretta). Poiché un'intera proposizione viene percepita sintatticamente come un concetto singolare e "neutro", il verbo si blocca al singolare. Questa formula, pur avendo una sua coerenza teorica, viene spesso avvertita come più rigida, talvolta quasi burocratica o leggermente forzata.
Insomma, per scrivere e parlare con naturalezza senza rischiare di far storcere il naso a nessuno, la strada maestra è senz'altro quella dell'accordo con il soggetto: "vi siete mai chiesti" (e simili).
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