Nel nostro lessico esistono coppie di lessemi che, pur condividendo una matrice etimologica e una certa solennità fonica, designano concetti profondamente diversi. Crisma e carisma rientrano pienamente in questa categoria: due parole spesso confuse per la loro vicinanza fonetica, ma collocate in ambiti semantici e funzionali nettamente distinti. Chiarirne l’uso non è un semplice esercizio di precisione linguistica, bensì un modo per evitare slittamenti concettuali tra investitura formale e predisposizione personale.
Sotto il profilo etimologico l’origine comune è solo apparente. Crisma deriva dal greco chrîsma, “unguento, olio profumato”, collegato al verbo chrīein (“ungere”). Nella tradizione cristiana indica l’olio consacrato impiegato in sacramenti come battesimo, cresima e ordine sacro. Carisma, invece, proviene da chárisma, “dono, grazia”, legato a cháris (“grazia, favore”). La divergenza semantica è già inscritta nella radice: il crisma è qualcosa che si applica dall’esterno, il carisma è una qualità che si possiede dall’interno.
Sul piano dell’uso figurato, crisma ha assunto il valore di “riconoscimento ufficiale”, “ratifica”, “legittimazione formale”. Conferire il crisma a un atto significa attribuirgli un sigillo di validità, un’autorità derivata da un’istanza superiore o da un’autorità competente. Carisma, al contrario, appartiene all’ambito psicologico e sociologico: indica la capacità innata di esercitare influenza, attrazione o “leadership” (si perdoni il barbarismo), indipendentemente da titoli o ruoli istituzionali. È una forma di autorevolezza che non deriva da un atto di conferimento, ma dalla percezione intersoggettiva.
Gli ambiti d’uso riflettono perfettamente questa distinzione. Crisma si applica tipicamente a provvedimenti, opere, decisioni o cariche: “Il provvedimento non ha ancora il crisma della legalità”, “Il romanzo ha ottenuto il crisma della critica”. In ambi i casi il sintagma segnala un passaggio formale, una validazione esterna. Carisma, invece, si riferisce esclusivamente alla persona: “Il ‘leader’ possiede un forte carisma”, “Il giovane mostra un carisma naturale nonostante l’inesperienza”. Qui l’accento è posto su una qualità percepita, non su un atto istituzionale.
Per concludere queste noterelle, la distinzione può essere formulata in modo operativo: il crisma si riceve, come un timbro, una ratifica, una consacrazione; il carisma si ha, come un talento, una predisposizione o una capacità relazionale. Il primo riguarda l’autorità; il secondo l’autorevolezza delle persone.
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Il “gazzettiere di scarpa”: un vizio antico con scarpe nuove
Nelle cronache del Settecento compare una figura che oggi diremmo marginale ma significativa: il gazzettiere di scarpa. L’espressione, ormai poco usata (se non sconosciuta), indicava chi produceva notizie senza mezzi adeguati e senza un metodo rigoroso.
Il gazzettiere era il compilatore delle prime gazzette, fogli periodici d’informazione. L’aggiunta “di scarpa” distingueva i cronisti riconosciuti da coloro che, privi di una redazione o di fonti affidabili, percorrevano la città a piedi, consumando la suola delle scarpe, in cerca di informazioni. Frequentavano caffè, mercati e taverne, raccogliendo ciò che veniva riferito in modo informale. Spesso trasformavano questi racconti in notizie, talvolta ampliandoli per renderli più interessanti.
Il significato dell’espressione sta nella fragilità del metodo: quando manca la verifica, aumenta il rischio di imprecisioni; quando manca l’approfondimento, prevale l’enfasi sul dettaglio più appariscente. Questi gazzettieri operavano ai margini della professione, talvolta accettando incarichi poco trasparenti o diffondendo notizie allarmistiche senza adeguati riscontri.
L’attualità del termine emerge nel confronto con alcune dinamiche dell’informazione contemporanea. Se nel Settecento la diffusione era limitata dalla tiratura dei fogli, oggi chi pubblica contenuti senza un adeguato controllo può raggiungere un pubblico molto più vasto. Il meccanismo, però, resta simile: si rincorrono voci non (sempre)verificate, si privilegia la rapidità rispetto alla precisione e si attribuisce valore a ciò che genera attenzione immediata.
Riscoprire l’espressione gazzettiere di scarpa permette di riconoscere un fenomeno antico: la circolazione di notizie poco fondate non è una novità dell’era digitale, ma un comportamento che attraversa la storia dell’informazione (si potrebbe dire da quando è stata inventata la stampa), pur cambiando strumenti e contesto.
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