lunedì 28 novembre 2022

Modificanti (avverbi) adoperati malamente


M
olto spesso nella lettura di giornali e pubblicazioni varie ci imbattiamo in frasi (o periodi) in cui gli avverbi (chiamati anche "modificanti"  perché modificano, per l'appunto, il significato di un verbo, di un aggettivo o di un altro avverbio) vengono usati in modo non appropriato o addirittura errato vanificando, sotto il profilo prettamente linguistico, il lavoro dell'articolista o dell'autore della pubblicazione. 

Vediamo, piluccando, qua e là, alcuni esempi di avverbi non adoperati correttamente. In parentesi, il modificante appropriato.

I vicini hanno un cane abbastanza (molto) feroce; il ferito versa in condizioni gravissime, magari (probabilmente) morirà in nottata; i novelli sposi andranno a Venezia, poi dopo (dopo, senza poi) si recheranno a Parigi; se mi presterai quel libro mi farai un favore, diversamente (altrimenti) lo comprerò; da tempo Giulio cercava il diario, l'altro giorno per combinazione (per caso) lo ha trovato; ci faccia sapere per tempo se accetta l'invito o meno (no); delle volte (a volte) mi pento di averlo aiutato; Susanna era benvoluta da tutti, tanto come (tanto, senza come) era cortese e affabile; tutti gli iscritti beneficeranno di una riduzione della spesa per il viaggio e, se del caso (occorrendo), un sussidio per le spese di soggiorno.











 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi: saranno prontamente rimosse)


giovedì 24 novembre 2022

Capace "di" o capace "a"?


 L'aggettivo "capace", nell'accezione di "essere in grado", quando è seguito da un verbo di modo infinito può reggere, indifferentemente, le preposizioni "di" e "a". In uno scritto formale, però, è consigliabile la preposizione "di": neanche in quell'occasione sei stato capace di reagire. La preposizione "a", infatti, è di uso prettamente colloquiale o regionale. Si adopererà tassativamente la preposizione "di" quando l'aggettivo in oggetto è seguito da un complemento di specificazione: Giovanni è capace di atti inconsulti.

Alcuni sacri testi grammaticali classificano certi "sostantivi festivi" quali Natale, Pasqua ed Epifania tra i cosí detti nomi difettivi, nomi, cioè, privi o di singolare o di plurale. Natale, Pasqua ed Epifania non avrebbero la forma plurale. Francamente non riusciamo a capire perché dovrebbero essere solo singolari. Non diciamo, per esempio, tutti i Natali trascorsi insieme? Oppure, nei tempi andati non si era soliti, nelle Epifanie, fare dei regali ai vigili urbani? Ancora. Quante Pasque, amico mio, sono trascorse da quando ci conosciamo? Naturalmente attendiamo gli strali del solito linguista "d'assalto".

Due parole sull'uso corretto della preposizione "a". Probabilmente ci ripetiamo, ma l'argomento ci sembra della massima importanza. Vediamo, dunque. Quando la predetta preposizione concorre alla formazione di alcune locuzioni avverbiali va sempre ripetuta. Chi vuole usare la lingua correttamente dovrà, quindi, dire e scrivere "a mano a mano"; "a poco a poco"; "a passo a passo"; "a tre a tre"; "a spalla a spalla"; "a goccia a goccia"; "a faccia a faccia" ecc. Chi non ripete la preposizione e dice, per esempio, "corpo a corpo" incorre, se non in un errore, in un gallicismo che in buona lingua italiana è da evitare. Come sono da evitare le espressioni -- anche se cristallizzate nell'uso -- "pasta 'al' sugo"; "gelato 'al' cioccolato"; "risotto 'ai' funghi" e simili. La preposizione "a", in questi casi, va sostituita con la sorella "con" (riso "con" i funghi) in quanto è l'unica autorizzata a introdurre il complemento d'unione. Pasta "con" il sugo, dunque, non pasta "al" sugo, vale a dire pasta "unita" al sugo. E gelato al cioccolato vuol dire che è un gelato "unito" al cioccolato? No amici, a nostro modo di vedere siamo in presenza di un complemento di mezzo o strumento: con che cosa è fatto il gelato? Con il cioccolato. Probabilmente il solito linguista "d'assalto"-- se si dovesse imbattere in questo portale -- dissentirà. Ma tant'è.

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La lingua "biforcuta" della stampa

«Mondo aiutaci », l'appello di Kiev

senza luce e riscaldamento per i

bombardamenti russi

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Correttamente: senza luce riscaldamento.

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GAZZETTA UFFICIALE

Alfredo Mantovano, al sottosegretario le deleghe su cybersicurezza, servizi segreti e lotta alla droga

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Nonostante gli autorevoli consigli della Crusca la stampa continua, presuntuosamente, a scrivere "cybersicurezza" in luogo della forma corretta cibersicurezza.

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Infrastrutture. Si accellera sul Ponte dello Stretto, sotto la lente altre opere

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Ogni commento è superfluo, considerato l'orrore.

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VETI

I 5S: "Parliamo con il Pd solo se si rimangiano la candidatura di D'Amato"

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La concordanza del verbo ci sembra decisamente spallata (sic!): il Pd è singolare e il verbo è coniugato al plurale.


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Funerali di Roberto Maroni, a Varese anche Giorgia Meloni. Il vescovo ricorda "Bobo": "Era uno di noi"

(fotogramma)

Funerali di Stato per l'ex ministro scomparso a 67 anni. Presenti molti ministri, c'è anche Salvini. Carabinieri in alta uniforme per accompagnare il feretro. A Varese lutto cittadino e lo striscione "Grazie Bobo" sulla sede della Lega

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Sono agenti della Polizia di Stato, non Carabinieri in alta uniforme ad accompagnare il feretro.










Qui





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mercoledì 23 novembre 2022

Perché "multicolori" sì e "multipiani" no?


 Sì, quanto stiamo per scrivere ci procurerà gli strali dei linguisti "ufficiali": intendiamo parlare del plurale di "multipiano". Tutti i vocabolari consultati non contemplano il plurale (tranne lo Zingarelli, che attesta anche multipiani*): un palazzo multipiano; due palazzi multipiano. Onestamente non capiamo perché l'aggettivo in oggetto debba rimanere invariato, al contrario di "multicolore" di cui i dizionari attestano la forma plurale: le luminarie natalizie hanno lampadine multicolori. Perché, dunque, due pesi e due misure, come suol dirsi? Se non cadiamo in errore i due aggettivi  non hanno la medesima composizione: multi + colore; multi + piano? Perché, dunque, insistiamo, multipiano non si pluralizza?  È una "sconcezza linguistica" scrivere (o dire), per esempio: il quartiere ha molti parcheggi multipiani? A nostro modo di vedere no. Abbiamo dalla nostra parte numerose pubblicazioni.
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* multipiano 🔊/multiˈpjano/ o raro multipiani

[comp. di multi- e piano 2 1986]

Flessione

agg. inv.

detto di edificio, costruzione, struttura e sim. a più piani: parcheggio multipiano


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La lingua "biforcuta" della stampa

COME FUNZIONA

Pensioni, ad aprile scatta Quota 103: non

si  potrà prendere più di 2.850 euro al mese

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Secondo la lingua di Dante e di Manzoni: non si potranno.


 

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domenica 20 novembre 2022

Due errori: uno mortale e uno veniale

 


Scartabellando tra le nostre cose, ci è capitato tra le mani un inserto linguistico, curato da Paolo Granzotto, del quotidiano "Il Giornale" di qualche anno fa. L'inserto, a fascicoli settimanali, era "Perché parliamo italiano". Visto l’interessantissimo argomento, abbiamo cominciato a sfogliare qualche pagina, ravvisandovi due errori: uno veniale (matita rossa), l'altro mortale (matita blu).


Cominciamo dal veniale. Scrive Granzotto: L'associazione è "a" delinquere, non "per" delinquere. Volendo sottilizzare la forma "piú corretta" è proprio quella che lui dà come errata. Errore mortale: Supplettivo. Mi raccomando la doppia "p". Giustissimo. Raddoppia la "p", non la "t". La grafia corretta è: suppletivo.

 

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La lingua "biforcuta" della stampa

PROVINCE

OSTIA

Arenili, approvato il nuovo regolamento: più spiagge libere e niente lungomuro. Ecco come cambierà il mare di Roma

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I redattori di un "prestigioso" quotidiano romano (in rete) continuano --  per presunzione o per ignoranza? -- a ritenere il quartiere capitolino di Ostia un comune autonomo in provincia di Roma. Si veda lo SciacquaLingua del 16 scorso.


 

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sabato 19 novembre 2022

Ih e hi (ma dipende...)


S
ono entrambe interiezioni e si adoperano a seconda delle sfumature che lo scrivente vuole mettere in evidenza, come si può rilevare dal “Treccani” in rete:


ih i interiez. – Esprime stupore, raccapriccio, rammarico, avversione, tedio e sim.: ih, quanta roba!; ih, che indecenza!; ih, che schifo! Ripetuta, esprime ironia, disprezzo e sim.: tu stai male e io no, ih ih; riproduce anche una risata sardonica, un pianto stridulo, un ghigno e sim.: dalla bocca ... gli venne fuori con suono stridulo e imbrogliato il ritornello d’una canzonettaccia francese ... seguìto da un ghigno: ih ih ih ih (Pirandello).

hi hi interiez. – Può esprimere sentimenti vari: disprezzo ironico (soprattutto verso chi manifesti boria, vanità o pedanteria), ostentazione di noncuranza, meraviglia davanti a cose eccessive, a lunghe enumerazioni, e sim. È inoltre il segno grafico con cui può essere reso un particolare modo di ridere o di piangere, con suoni acuti e brevi.

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«Salire in su' muricciuoli»

Ancora un modo di dire - forse sconosciuto - relegato nella soffitta della lingua. Chi sale, dunque, sui 'muricciuoli'? Colui che diventa improvvisamente povero perché, apprendiamo da Ludovico Passarini (il "principe" dei modi di dire), «i poveri accattoni sogliono riposarsi e dormire su' muricciuoli».



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mercoledì 16 novembre 2022

La merenda e la meretrice


V
ogliamo vedere come è nata la “merenda” --  sotto il profilo linguistico, ovviamente  --  che – come sappiamo (o dovremmo sapere) – è una piccola colazione che si fa, generalmente, nel pomeriggio, tra il pranzo e la cena? Diamo la parola, in proposito, a Lodovico Griffa. “Uno dei castighi (…) per i ragazzi era la privazione della merenda (…). Non discutiamo qui se questo castigo  corrisponda ai canoni di una corretta pedagogia; fermiamoci invece a considerare come esso ci riveli un certo modo di pensare a proposito della merenda. Chi ricorreva a questa punizione non intendeva certo privare il ragazzo di una cosa che gli fosse indispensabile o che gli venisse per diritto insopprimibile. Semplicemente pensava di non potergli concedere una cosa, che, essendo un di più, il ragazzo ‘doveva meritarsi’ e che invece con il suo comportamento non aveva meritato. La parola ‘merenda’, infatti, significa  proprio ‘cose da meritare’ (è pari pari il gerundivo latino ‘merenda’, da ‘merere’, meritare, propriamente ‘cose da meritarsi per cibo’, ndr) (…). I nostri buoni vecchi dunque vedevano la merenda pomeridiana (che gli adulti usualmente non consumano) non come un pasto indispensabile (…) ma come un premio aggiunto al normale nutrimento: in quanto premio, essa si concedeva solo a chi l’aveva meritata. I pedagogisti, gli igienisti, i pediatri ci diranno se effettivamente la merenda vada considerata a questo modo; di fatto però nei tempi andati il concetto che si aveva, tradito proprio dal nome ‘merenda’, era questo”.

Sempre per gli amatori dell’etimologia [ritenuta, da alcuni linguisti, una "scienza barbosa" (sic!)], ricordiamo che dal verbo “merere” derivano alcune parole di uso comune quali “meritare” per l'appunto, “merito”, “emerito” e… “meretrice”. Quest’ultimo vocabolo è il latino “meretrice(m)” e propriamente vale “colei che merita un compenso”, “che si fa pagare”, “che guadagna” (per le sue prestazioni). Da quest’ultimo termine discende, inoltre, l’aggettivo e sostantivo “meretricio”, con il plurale, si badi bene, ‘meretrici’ per il maschile e ‘meretricie’ per il femminile. Questa distinzione di plurali vale – ci sembra superfluo chiarirlo – solo quando il vocabolo è in funzione aggettivale.


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La lingua "biforcuta" della stampa

MOTORI

Porsche 911, l’impresa in Cile di due prototipi sul vulcano più alto del mondo

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Una domanda ai responsabili del giornale in rete: quanto è alto il mondo?

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Economia | IL RAPPORTO

Bankitalia, in Calabria ricorso a Reddito di Cittadinanza più alto d'Italia

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Anche qui: quanto è alto il nostro Paese?

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Politica | IL PERSONAGGIO

Chi è Elvira Amata, neo assessore regionale in Sicilia. "Mi attende una nuova sfida"

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In buona lingua: neoassessora.

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DERBY ROMA-LAZIO

Il medico romanista lo salva, Giulio (laziale) lo porta all'Olimpico con lui: "Una promessa mantenuta"

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Senza parole!

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IL CASO

"Senza luce e stipendi, fatture false per lavorare nelle coop della moglie di Soumahoro": denunce di sfruttamento da parte di minorenni ospiti delle due strutture

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Correttamente: senza luce stipendi.  Si veda qui, al punto 5.

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IL GIALLO

Uccise tre prostitute nel quartiere Prati. Non si esclude l'ipotesi serial killer

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I redattori addetti alla cronaca di Roma, di un autorevole quotidiano cittadino (in rete), dovrebbero conoscere la città di cui trattano. L'urbe è suddivisa in: rioni, quartieri, suburbi e zone. Prati è il XXII rione, non quartiere. Ma anche i vari TG non sono da meno. Tutti, all'unisono: quartiere Prati.

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Il vecchio arbusto nella caduta ha anche danneggiato una parte del sistema di areazione della terapia intensiva Covid e distrutto la cancellata dell'ospedale

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Correttamente: aerazione. Stupisce, in proposito, il vocabolario Treccani in rete: ammette, anche se come seconda occorrenza, la forma aereazione [aerazióne (e aereazióne)].

 


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martedì 15 novembre 2022

La prego, non me ne voglia


 «Non me ne voglia, la prego». Chissà quante volte abbiamo pronunciato questa frase o una simile senza renderci conto che cozzava contro il buon uso della lingua italiana. Perché? Perché è un francesismo bell’e buono e in buona lingua è, appunto, da evitare. Qualche linguista dissentirà. Ma tant'è.

I francesi adoperano il verbo volere in senso assoluto (volerne a qualcuno); in italiano, in frasi del genere, si usano verbi più appropriati: prendere (prendersela), essere in collera e simili. Diremo dunque, correttamente, «non sia in collera con me, la prego»; oppure «non ce l’abbia con me, la prego». O locuzioni simili.

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La lingua "biforcuta" della stampa

GENOVA

Alice, uccisa dal fratello: 2 agenti e un medico indagati per omissioni d’ufficio. «Il primo passo verso la verità»

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Hanno omesso l'ufficio? Correttamente: omissione di atti d'ufficio.

















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