Come un’interpretazione creativa degli studenti rivela la forza (e le trappole) delle parole
Capita spesso che le parole, soprattutto quelle meno usate nel linguaggio quotidiano, vengano reinterpretate con fantasia. È successo anche in una classe di una scuola media quando, alla domanda «Che cosa significa assediare?», alcuni studenti hanno risposto con sicurezza: «Lanciare le sedie a qualcuno». L’immagine è irresistibile: un esercito di ragazzi armati di sedie che assaltano un malcapitato. Ma, per quanto creativa, la risposta non ha nulla (a) che vedere con il vero significato del verbo (naturalmente). Episodi come questo sono tutt'altro che rari: la lingua, quando viene ascoltata più che compresa, può trasformarsi in un gioco di immaginazione. In un’altra classe, per esempio, alla domanda «Che cos’è il Parlamento?», un alunno rispose: «Un posto dove la gente parla, parla, parla… e non conclude niente», mentre un altro definì il capoluogo come «il capo più logoro della regione». La stessa logica fantasiosa che ha portato all’idea delle sedie volanti.
Da qui l’occasione per chiarire - qualora ce ne fosse bisogno - l’accezione di una parola importante, spesso incontrata nei libri di storia ma non sempre compresa fino in fondo. Assediare deriva dal latino obsidēre, composto da ob- («contro») e sedēre («stare seduti», ma anche «stare fermi», «stare addosso»). Il significato originario è quindi «stare contro», «stare attorno», «circondare». Nel linguaggio militare designa l’azione di un esercito che circonda una città, una fortezza o un castello per isolarlo, impedire l’arrivo di rifornimenti e costringere chi è all’interno alla resa. L’assedio è una strategia lenta, fatta di attesa, pressione e controllo del territorio, non certo di sedie volanti.
Nella storia, gli assedi sono stati momenti decisivi: l’assedio di Troia, quello di Gerusalemme nel 70 d. C., o ancora l’assedio di Costantinopoli nel 1453, che segnò la fine dell’Impero Romano d’Oriente. In tutti questi casi l’obiettivo era lo stesso: chiudere ogni via di fuga e logorare il nemico fino alla capitolazione.
Il sintagma, però, non vive solo nei manuali di storia. In senso figurato assediare significa «tormentare», «pressare», «circondare con insistenza». Si può dire che un personaggio famoso è «assediato dai giornalisti», oppure che una persona è «assediata dai dubbi» o «dalle preoccupazioni». Un ragazzo, dopo avere scoperto questo uso metaforico, commentò: «Allora io sono assediato dai compiti ogni fine settimana». Una definizione perfetta, che rende l’idea meglio di molte spiegazioni teoriche.
È anche interessante notare come la somiglianza tra assediare e sedia sia puramente casuale. Le due parole non hanno alcun legame etimologico: sedia deriva dal verbo sedere, mentre assediare ha tutt’altra origine (come abbiamo visto). L’equivoco degli studenti, però, mostra quanto la lingua possa essere giocosa e quanto le parole, se ascoltate senza contesto, possano suggerire immagini buffe e inattese. Lo stesso meccanismo che porta qualcuno a credere che il congiuntivo, un modo del verbo, è «il congiungimento di due frasi» o che il testimone di nozze è «colui che deve testimoniare quando i novelli sposi litigheranno».
