Ci
sono coppie di parole che sembrano nate per confondere, e invece la
lingua le tiene lontane come due pianeti che orbitano nella stessa
frase senza mai sfiorarsi. Fama e fame sono così:
quasi identiche a vedersi, diversissime a viverle. Da un lato la
notorietà, la reputazione, la voce che corre; dall’altro il
bisogno di cibo, la mancanza, la carestia. Due mondi separati, due
etimologie che non si toccano, due storie che procedono parallele.
Eppure, quando si arriva alla questione del plurale, i vocabolari
improvvisamente si fanno cauti: chi tace, chi dice invariabili (perché appartengono ai cosiddetti nomi di massa, non numerabili) e chi accenna a un plurale raro. È un pudore curioso, perché la
grammatica, invece, parla con limpidezza: entrambi i sostantivi hanno
un plurale regolare, perfettamente conforme alla morfologia italiana,
anche se l’uso comune li mantiene quasi sempre al singolare.
“Fama” viene
dal latino famam, la voce che corre, la notizia che si
diffonde, la reputazione che si costruisce nel tempo. È un femminile
in -a, e come tutti i femminili in -a pluralizza in -e: le fame.
Un plurale che esiste, che è legittimo, che non ha nulla di strano.
È raro, certo, perché la fama è un concetto che si percepisce come
unitario: o c’è, o non c’è. Ma quando si vuole distinguere tra
forme diverse di notorietà, tra reputazioni plurime, tra voci che
circolano in direzioni opposte, le fame diventa
improvvisamente utile. Gli autori che hanno usato questo plurale lo hanno fatto
proprio per questo. Boccaccio, nelle Novelle, parla delle
fame che corrono sul conto dei protagonisti, e lo fa con
naturalezza, come se il plurale fosse la cosa più ovvia al mondo.
Anche Machiavelli, nelle Istorie fiorentine, ricorre a le
fame per indicare le voci che si diffondono nelle città, quelle
che precedono gli eventi e li deformano. E Manzoni, che pure non
abbonda nell’uso, non esita a parlare delle fame che
circolano nei paesi, quando vuole rendere l’idea delle dicerie che
si accavallano e si contraddicono.
Anche “fame”
viene dal latino: famem, bisogno di cibo, mancanza,
carestia. È un femminile in -e, e come tutti i femminili in -e
pluralizza in -i: le fami. Anche questo plurale è regolare,
anche questo è raro. Ma raro non significa scorretto: significa
semplicemente che la fame, nella vita quotidiana, è esperienza che
si percepisce come singolare. Quando però si parla di storia, di
antropologia, di sociologia, le fami diventa necessario.
Leopardi, nello Zibaldone, distingue tra fami
diverse, e lo fa per ragionare sulle condizioni materiali dei popoli.
Verga, nelle sue prose, parla delle fami che colpiscono le
campagne, e il plurale gli serve per differenziare le carestie, per
dare loro un volto, una causa, una stagione. Anche Carlo Levi, in
Cristo si è fermato a Eboli, usa le fami per
raccontare le mancanze croniche del Sud, quelle che non sono solo
mancanza di cibo, ma mancanza di tutto.
Una curiosità quasi "invisibile": nonostante la somiglianza
grafica, la lingua non ha mai confuso i due lessemi. Non esiste
alcuna oscillazione storica tra i significati, nessuna ambiguità,
nessun incrocio. Fama è sempre stata fama; fame è
sempre stata fame. È come se l’italiano avesse voluto proteggere
la reputazione dalla carestia, e la carestia dalla reputazione.
Eppure, proprio nel plurale, le due parole mostrano la loro natura
più semplice: sono sostantivi regolari, che pluralizzano come tutti
gli altri della loro classe. È l’uso che li tiene fermi, non la
grammatica.
Gli esempi moderni aiutano a vedere la cosa con chiarezza: le
fame che circolavano su quel poeta erano contraddittorie; le
fami che colpirono il contado nel Seicento cambiarono la
struttura sociale; le fami nel mondo non sono tutte uguali,
perché ogni mancanza ha la sua storia. Sono frasi limpide, naturali,
che non suonano affettate. Basta pronunciarle una volta per capire
che il plurale non solo è possibile, ma è anche utile.
Per concludere queste noterelle: fama e fame
pluralizzano, eccome. Lo fanno in modo regolare, elegante, coerente
con la morfologia italiana. Se i vocabolari esitano, è solo perché
l’uso comune preferisce il singolare. Ma la lingua, quando la si
“ascolta” davvero, non ha esitazioni: le fame e le
fami esistono, sono corrette, e sono strumenti preziosi per chi
vuole distinguere, raccontare, precisare. Anche ciò che sembra
unico, a volte, ha molte forme, molte storie, molte vite.
***
La
lingua “biforcuta” della stampa
… una
media di 15 unità nell'ultimo decennio di giorni.
*
Lo
strano fenomeno delle rocce camminano da sole nella Valle della Morte
*
Ma
mentre lui cerca di ricompattare le fila … Ora si corre per essere
pronti per la l’8 di novembre …
*
Sara
Netanyahu, moglie del premier israeliano, in un'intervista a Channel
14 ha insinuato a una teoria della cospirazione contro Yair Golan …
*
Morte
di Noemi Impellizzeri, il Ris di Messina trovano un cellulare …
*
L'Iran
accusato gli Stati Uniti di essere Satana …
"Con
tutto questa inutile agitazione, non solo fallirete …”
… Donald
Trump nel corso di un'intervente al canale pubblico israeliano …
*
Questa
mattina l'esercito ha colpito con missili … base aerea di Ahmad
al-Jaber in Kuwait e quella di presso la base aerea di Al Minhad …
I
soldati hanno dentificato un terrorista che aveva oltrepassato la
Linea Gialla e si stava avvicinato alle truppe …
… per
respingere gli attacchi di droni mentre scortavano per le navi che
trasportavano petrolio.
*
… il
secondo capitolo di un fatto che già in passato aveva riguardato
Franco Saba che in passato, sullo stesso muraglione, era stato
destinatario anche di minacce di morte.
*
In
precedenza l'agenzia di stampa turca Anadolu, di una telefonata tra
Fidan e Araghchi.
… controllano
ampie regioni del Paese, compresa la capiytale Sana'a.
*
… questa
verità prima o poi verrà a galle perché è la sola ragionevole.
*
… colpi
di arma da fuoco automatiche …
*
Gli
Houthi hanno respinto un'offensiva terrestre selle forze governative
Sono
anni che, spiega ancora FT, Teheran ha dedicato anni a costruire un
sistema …
*
Lo
ha affermato il ministro dell'Economia turco, Mehmet Simsek,
spiegando che i fondi vengono vengono custoditi in un conto soggetto
a rigide regolamentazioni …
… gli
Houthi, i ribelli filo-iraniani saliti al potere nel 2014 dopo aver
conquistato sequestrato la capitale, Sanaa.
*
Fare
ora può costare fino 2 dollari per un’automobile e 5 dollari per
un camion, una spesa importante per gli iraniani …
*
Alcune
stazioni di servizio, racconta il quotidiano, "sono rimasti
senza carburante …
(Alcune
immagini sono state reperite in Rete. Se violassero diritti d’autore,
vi prego di segnalarmelo: saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)