sabato 25 luglio 2026

La grammatica della gravità

 Come i verbi ascendenti e discendenti mettono in scena il mondo









L’idea di distinguere tra verbi ascendenti e verbi discendenti non appartiene alla grammatica tradizionale: nessuna classificazione ufficiale contempla questa coppia come categoria autonoma. Eppure, quando si osserva la lingua sotto il profilo semantico e cognitivo, la distinzione acquista una sua naturalezza. L’italiano, come molte lingue, organizza una parte del proprio lessico attorno a immagini spaziali fondamentali: alto e basso, salita e discesa, innalzamento e caduta. È una struttura mentale prima ancora che grammaticale, e i verbi che la incarnano raccontano movimenti, stati d’animo, processi fisici, trasformazioni sociali. Parlare di verbi ascendenti e discendenti significa dunque osservare la lingua mentre mette in scena il mondo.

I verbi ascendenti descrivono un movimento che va dal basso verso l’alto, reale o metaforico. Salire è il più comune:  salire le scale,  salire sul trenosalire di livello. Ascendere è più solenne, spesso legato a contesti rituali o simbolici: si ascende al trono, si ascende al cielo. Montare indica un movimento fisico ma anche un aumento graduale: monta la rabbia, monta la febbre. Arrampicarsi aggiunge lo sforzo, la fatica, la conquista: ci si arrampica su un albero, ma ci si arrampica anche nella carriera. Lievitare appartiene alla cucina, ma la lingua lo ha trasformato in un verbo perfetto per indicare crescite improvvise: lievitano i prezzi, lievitano le aspettative. Sormontare, infine, unisce l’idea di superamento e quella di elevazione: si sormonta un ostacolo, si sormonta una difficoltà. In tutti questi casi la direzione verso l’alto è chiara, ma ciò che cambia è il modo in cui la lingua la interpreta: come progresso, come fatica, come aumento, come conquista.

I verbi discendenti compiono il percorso inverso. Scendere è il più neutro: si scende dal bus, si scende in cantina, si scende di quota. Discendere è più letterario, spesso usato per genealogie o movimenti solenni: si discende da una famiglia nobile, si discende nella valle. Precipitare introduce la rapidità e il pericolo: precipita un masso, precipita una situazione. Calare è più controllato: cala la luce, cala la temperatura, cala l’attenzione. Crollare porta con sé l’idea del cedimento improvviso: crolla un edificio, crolla un progetto. Degradare, infine, non indica solo una discesa fisica ma una perdita di qualità, di rango, di valore: degrada un materiale, degrada un comportamento, degrada una carica. Anche qui la direzione verso il basso è costante, ma ogni verbo la colora con sfumature diverse: lentezza, caduta, cedimento, declino.

Questa coppia di insiemi verbali mostra quanto la lingua sia capace di trasformare un semplice movimento nello spazio in una metafora generale dell’esperienza umana. Si sale quando si migliora, si scende quando si peggiora; si ascende quando si conquista un ruolo, si precipita quando tutto va storto; si lievita quando qualcosa cresce oltre le previsioni, si crolla quando non si regge più il peso; si sormonta quando si supera, si degrada quando si consuma. È sempre la stessa immagine che ci guida, è sempre la stessa immagine che ci parla, è sempre la stessa immagine che ci accompagna.


(Le immagini sono state reperite in Rete. Se, pur essendo state pubblicate in buona fede, violassero diritti d’autore, vi prego di segnalarmelo: saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it) 




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