domenica 19 luglio 2026

La doppia via dell’ascesa

 Come “crescere” e “aumentare” raccontano due modi diversi di salire nel mondo delle parole

Nel paesaggio mobile della lingua italiana, dove le parole sembrano talvolta muoversi come creature vive, i verbi crescere e aumentare si presentano spesso come due compagni di viaggio confusi l’uno per l’altro. Eppure, appena si posa l’orecchio sul loro battito profondo, si scopre che non sono affatto sinonimi perfetti: ciascuno custodisce una propria storia, una propria temperatura emotiva, una propria idea di ciò che significa “salire”. Queste noterelle si prefiggono lo scopo di mettere in luce tale differenza, restituendo ai due verbi la loro fisionomia originaria e offrendo una guida limpida al loro uso corretto.

La loro divergenza nasce già nel latino, dove le radici non mentono. Crescere discende da crēscere, verbo che appartiene alla stessa famiglia di Ceres, la dea romana delle messi, dei raccolti, della fertilità della terra. È una figura che incarna la forza silenziosa della germinazione, il mistero del seme che si apre, della vita che si espande dall’interno. Non stupisce, dunque, che crescere porti con sé un’idea di sviluppo organico, di maturazione naturale, di incremento che nasce da sé. È il verbo dei bambini che crescono, delle piante che crescono, dei capelli che crescono. E quando si sposta su territori più astratti, conserva la stessa vibrazione vitale: la stima cresce, la fiducia cresce, l’inquietudine cresce. Persino nell’uso giornalistico i morti sono cresciuti, il verbo sembra designare non una somma aritmetica, ma una massa tragica che si espande come un organismo oscuro.

Aumentare, invece, proviene da augmentare, frequentativo di augēre: qui la radice indoeuropea non parla di germinazione, ma di aggiunta. È il gesto dell’accumulo, della somma, del surplus che si deposita dall’esterno. Aumentare è il verbo della contabilità, della misura, del dato che cambia livello. Così i prezzi aumentano, le tasse aumentano, la temperatura aumenta. Non c’è maturazione, non c’è processo interno: c’è una variazione numerica, un gradino che si sposta. Dire la mia stima aumenta significa quasi trasformare un sentimento in una cifra, come se fosse un punteggio su una scala ideale.

A questa differenza semantica si intreccia un vincolo grammaticale che impedisce a queste due forme verbali di sovrapporsi completamente. Aumentare gode di una duplice natura: può essere intransitivo, come in i dubbi sono aumentati, e può essere transitivo, come in il direttore ha aumentato lo stipendio. Crescere, invece, nell’italiano contemporaneo è intransitivo: il ragazzo è cresciuto, l’inflazione è cresciuta. Solo in un caso può diventare transitivo: quando significa allevare, educare, coltivare. I genitori hanno cresciuto i figli; il nonno ha cresciuto, nell’orto, dei pomodori giganti. Fuori da questa accezione biologico‑educativa, l’uso transitivo di crescere è un errore grossolano: non si può dire il governo ha cresciuto le tasse, l’operaio ha cresciuto il ritmo, hai cresciuto il volume della TV. In tutti questi casi il verbo corretto è aumentare.

La regola pratica, dunque, è semplice e quasi intuitiva: quando l’incremento è il risultato di un intervento diretto su una quantità, il verbo da usare è aumentare; quando il fenomeno si sviluppa da sé, lentamente, come una forma di vita o un sentimento che prende corpo, si può ricorrere a crescere. Così si preserva la distinzione tra ciò che si espande come un organismo e ciò che sale come un numero.

E così, tra la vita che si espande e il numero che sale, tra il seme che si apre e la cifra che si aggiunge, crescere e aumentare continuano a tracciare due vie diverse dell’ascesa. L’una organica, l’altra aritmetica; l’una interna, l’altra indotta. E forse, in fondo, la loro differenza si lascia riassumere in un solo pensiero: si cresce quando qualcosa prende forma, si aumenta quando qualcosa prende misura.
















(Le immagini sono state reperite in Rete. Se, pur essendo state pubblicate in buona fede, violassero diritti d’autore, vi prego di segnalarmelo: saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it) 


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