Insidioso e insidievole: due aggettivi simili solo in apparenza
Nel lessico italiano convivono un aggettivo comune, insidioso, e un suo quasi-gemello rarissimo, insidievole. Il primo è vivo, frequente, saldo nel registro medio-alto; il secondo è attestato nel Grande Dizionario della Lingua Italiana, dove compare come sinonimo del primo (e in alcune pubblicazioni, tra cui il Vocabolario della lingua italiana di Pietro Fanfani). Eppure, osservando con attenzione la morfologia e la dinamica semantica dei suffissi, emerge una distinzione sottile ma reale: insidioso indica ciò che “contiene” insidie, ciò che è già intriso di pericolo; insidievole suggerisce invece ciò che “potrebbe comportare” insidie, ciò che si presta a diventare rischioso pur non essendolo ancora. Una differenza di grado, di intensità e di attualità del pericolo.
L’etimologia è comune: insidioso deriva dal latino insidiosus, formato su insidiae (agguato, tranello). Insidievole è costruito invece su insidia, con il suffisso produttivo -evole. Qui la morfologia è decisiva. Il suffisso -oso indica una qualità intrinseca, abbondante, caratterizzante: pericoloso, fangoso, roccioso. Il suffisso -evole, invece, esprime una qualità potenziale, una disposizione o attitudine: lodevole, ingannevole, piacevole. Applicati al medesimo tema, i due suffissi generano un contrasto netto: insidioso è ciò che è già carico di insidie; insidievole è ciò che può rivelarsi tale.
La lingua conferma questa differenza. Insidioso è l’aggettivo dei pericoli che avanzano in sordina: un male insidioso, una logica insidiosa, un fascino insidioso. Qui l’insidia è già all’opera, serpeggia, si manifesta con lentezza ma con certezza. Insidievole, invece, si presta a contesti in cui il rischio non è ancora attivo, ma si intravede come possibilità: una calma insidievole, un silenzio insidievole, una promessa insidievole. In questi casi l’insidia non è presente, ma è suggerita, latente, pronta a emergere.
Diverso il caso di insidioso, ampiamente attestato nella storia della lingua. Già nel Cinquecento ricorre in contesti che ne definiscono il valore semantico: un pericolo insidioso, una via insidiosa, un inganno insidioso. La tradizione letteraria e saggistica ne fa un aggettivo pienamente integrato, con una continuità d’uso che attraversa i secoli. La sua presenza nei dizionari dell’uso, nei repertori storici e nei corpora conferma una vitalità stabile e una funzione semantica precisa.
La differenza tra i due lessemi, dunque, non è solo stilistica: è semantica. Insidioso appartiene alla sfera del reale, del già dato; insidievole a quella del possibile, del potenziale. Il primo descrive un pericolo che opera; il secondo un pericolo che potrebbe operare. Il GDLI registra insidievole come sinonimo di insidioso, ma la morfologia e l’uso permettono di distinguere i due aggettivi con precisione: insidioso è ciò che contiene insidie; insidievole ciò che potrebbe comportarle. Forse sarebbe il caso che i vocabolari dell’uso lemmatizzassero anche insidievole per distinguerlo da insidioso.
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