Etimologie che profumano di verità
Siamo in piena estate quindi il tema arriva con quella schiettezza che il caldo pretende: il sudore ascellare. Fenomeno fisiologico quotidiano e decisamente poco poco elegante. Eppure, proprio dove la realtà sembra più prosaica, la lingua di Dante apre spiragli inattesi di storia, di radici antiche, di precisione lessicale.
Accade spesso che il nostro idioma, nella sua ricchezza sconfinata, riservi sorprese proprio dove meno ce le aspetteremmo. Se nel parlato comune ci si rifugia in perifrasi o aggettivi poco lusinghieri, il lessico medico e quello etimologico custodiscono perle capaci di trasformare persino un effluvio sgradevole in una piccola lezione di linguistica.
Quando l’odore del sudore si fa particolarmente pungente, il nostro lessico ci offre un termine tanto colto quanto espressivo: ircismo. Derivato dal latino hircus, cioè il becco, il maschio della capra, definisce con esattezza quell’aroma penetrante e acre che caratterizza la secrezione ascellare. La radice latina hircus, già viva nella lessicografia romana, conserva intatto il riferimento zoologico che gli antichi consideravano il paragone più efficace per descrivere le note olfattive più aggressive del corpo umano.
In parallelo, la tradizione scientifica richiama anche il termine greco trágos, capra, da cui derivano varie formazioni dotte che confermano come il mondo caprino sia da sempre il riferimento storico per la descrizione degli odori più acri della secrezione ascellare. La medicina moderna, meno colorita ma più analitica, osserva il fenomeno da un’altra angolazione. Il sudore, prodotto dalle ghiandole eccrine e apocrine, è sostanzialmente inodore al momento della secrezione. A generare il caratteristico sentore intervengono due fattori: la composizione chimica del secreto apocrino, ricco di lipidi e proteine, e la flora batterica che metabolizza queste sostanze liberando composti volatili responsabili dell’odore acuto. In ambito clinico, questa condizione prende il nome di bromidrosi (o osmidrosi).
Accanto alla scienza e all’etimologia, non manca il registro ironico, che si diverte a giocare con la realtà più prosaica. Nasce così la provocazione umoristica Eau d’aisselles (acqua d’ascelle), calco satirico che parodia le essenze dell’alta profumeria francese e crea un perfetto contrasto tra la raffinatezza della lingua d’Oltralpe e la cruda verità della traspirazione umana. Non più un termine straniero, ma un autentico gioco di parole che mostra come l’ironia sia spesso la miglior difesa contro le piccole miserie fisiologiche.
Che lo si chiami con il rigore medico della bromidrosi apocrina, con l’eleganza un po’ arcaica dell’ircismo, o con la caustica ironia di un’ipotetica Eau d’aisselles, il sudore ascellare resta un promemoria della nostra natura biologica. E mostra come, con le parole giuste, anche l’argomento più prosaico possa rivelare una storia affascinante.
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