Gli avverbi quivi, qui e
ivi sono l’uno sinonimo dell’altro?
Si possono usare, insomma, indifferentemente? La questione è un po’
controversa: alcuni vocabolari attestano“ivi” sinonimo di“quivi” e
viceversa. Il Sandron, per esempio, riporta: “quivi”, là, in quel luogo, ivi,
nel luogo di cui si parla; facendo chiaramente intendere, quindi, che “ivi” e “quivi” si possono
adoperare indifferentemente. Quivi, invece, significa solo in quel luogo là ed
è un errore – a nostro modo di vedere – adoperarlo al posto di qui, in questo
luogo. Quivi, insomma, si deve usare quando si indica un luogo diverso dal
quale si trova chi parla (o scrive) o chi ascolta.Diremo,
quindi, correttamente, domani partirò per Piacenza e quivi (in quel luogo, là)
ritroverò gli amici di un tempo. Ciò che
è anche importante mettere in evidenza – a nostro avviso – è il fatto che “quivi” non è
sinonimo di“qui”, “in questo
luogo”, come molti erroneamente credono. Quest’avverbio, infatti, non è un
composto di“qui” (latino
‘hic’) ma deriva dal latino “eccum ibi” e significa“colà”, “là”, “in
quel luogo”: domani partiremo per Cosenza e “quivi” resteremo
(resteremo, cioè, là, in quel luogo).
Quando compiliamo una domanda, per esempio, dobbiamo scrivere ivi residente
(cioè nello stesso luogo di chi scrive) e non quivi. L’avverbio ivi, insomma,
sta per lo stesso luogo, lo stesso
spazio. C’è da dire, però, che nell’uso corrente quivi e ivi si confondono. Attendiamo, naturalmente, la smentita di qualche (pseudo)linguista se, per caso, "inciampasse" in questo sito. *** Due parole sul verbo demolire perché molto spesso è adoperato - a nostro avviso - impropriamente, con il beneplacito dei vocabolari e di qualche linguista. Il verbo in oggetto, dunque, tratto dal latino "demoliri", composto con il prefisso "de-" (in basso, verso il basso) e "moliri" (abbattere), significa buttare giú,smantellare e simili: quel palazzo pericolante è stato demolito. È adoperato correttamente, quindi, con riferimento a cose concrete, materiali. È usato impropriamente (erroneamente?) con il significato di criticare, screditare, stroncare e simili: l'oratore ha demolito tutte le teorie precedenti.
1 commento:
Ines Desideri
ha detto...
Gentile dottor Raso, non sono una linguista, ma - come lei ben sa - "inciampo" spesso nel suo sito. Talvolta inciampo anche nella tentazione di esprimere le mie opinioni. Inciampo e cado.
Nulla da obiettare, ovviamente, riguardo all'uso corretto degli avverbi da lei trattati ("quivi, qui,ivi"), ma ritengo che "quivi" sia ormai obsoleto: possiamo ritenerci fortunati se leggiamo o sentiamo qualcuno dire "Domani partiremo per Cosenza e vi resteremo". Capita spesso, infatti, di leggere o sentire "... ci resteremo".
Quanto a "ivi" mi permetta una precisazione. Quando si compilavano domande - oggi, il più delle volte, si compilano moduli prestampati - "ivi residente" veniva usato non tanto a significare "nello stesso luogo di chi scrive" quanto "nello stesso luogo in cui chi scrive è nato". Esempio: "Il sottoscritto... nato a... e ivi residente...".
Ora la prego: non demolisca le mie opinioni. Naturalmente sto scherzando, ma non concordo con lei sulla regola - che definirei draconiana - secondo la quale "demolire", come molti altri verbi da lei trattati, non dovrebbe essere usato in senso figurato. Non è il caso di "demolire", ma a mio avviso molti verbi assumono un'efficacia espressiva molto interessante, se adoperati in senso figurato.
I COMMENTI RITENUTI OFFENSIVI NON VERRANNO PUBBLICATI.
Giornalista pubblicista - laurea magistrale in "Editoria e giornalismo" - sono sempre stato attento alle problematiche linguistiche.
Titolare della rubrica di lingua del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002. Collaboro con varie testate tra cui il periodico romano “Città mese”. Ho scritto "Un tesoro di lingua" e, con Carlo Picozza, giornalista di “Repubblica”, il libro “Giornalismo - Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”, con la presentazione di Lorenzo Del Boca, già presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, con la prefazione di Curzio Maltese, editorialista di “Repubblica” e con le illustrazioni di Massimo Bucchi, vignettista di “Repubblica”. Editore Gangemi - Roma.
Volume vincitore alla III edizione del premio letterario nazionale "L'Intruso in Costa Smeralda". Con Carlo Picozza e Santo Strati ho scritto anche "S.O.S. Scrittura - Primo soccorso linguistico".
Per quesiti: fauras@iol.it Le immagini sono riprese dalla Rete; di dominio pubblico, quindi (se víolano i diritti d'autore scrivetemi, saranno prontamente rimosse).
1 commento:
Gentile dottor Raso,
non sono una linguista, ma - come lei ben sa - "inciampo" spesso nel suo sito.
Talvolta inciampo anche nella tentazione di esprimere le mie opinioni. Inciampo e cado.
Nulla da obiettare, ovviamente, riguardo all'uso corretto degli avverbi da lei trattati ("quivi, qui,ivi"), ma ritengo che "quivi" sia ormai obsoleto: possiamo ritenerci fortunati se leggiamo o sentiamo qualcuno dire "Domani partiremo per Cosenza e vi resteremo".
Capita spesso, infatti, di leggere o sentire "... ci resteremo".
Quanto a "ivi" mi permetta una precisazione.
Quando si compilavano domande - oggi, il più delle volte, si compilano moduli prestampati - "ivi residente" veniva usato non tanto a significare "nello stesso luogo di chi scrive" quanto "nello stesso luogo in cui chi scrive è nato".
Esempio: "Il sottoscritto... nato a... e ivi residente...".
Ora la prego: non demolisca le mie opinioni.
Naturalmente sto scherzando, ma non concordo con lei sulla regola - che definirei draconiana - secondo la quale "demolire", come molti altri verbi da lei trattati, non dovrebbe essere usato in senso figurato.
Non è il caso di "demolire", ma a mio avviso molti verbi assumono un'efficacia espressiva molto interessante, se adoperati in senso figurato.
Cordialmente
Ines Desideri
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