sabato 9 febbraio 2019

Sgroi - 10 - Il congiuntivo e la "regola di adiacenza"


   di Salvatore Claudio
                Sgroi *  

 1. L'evento

Intervistato giovedì 31 gennaio nella trasmissione "Piazza Pulita" da Corrado Formigli a la7, Maurizio Landini, neosegretario della Cgil, nel corso di un discorso particolarmente accalorato, si è così espresso:

 "Se lei mi fa la domanda 'perché la gente ha paura dello straniero?' o 'perché c’è competizione con lo straniero?' Guardi, vadi in qualsiasi luogo di lavoro, vadi in un centro commerciale, vadi in un ospedale, vadi in un’azienda, vadi in una logistica: sa cosa succede? Ci sono persone che pur facendo lo stesso lavoro, non hanno gli stessi diritti".


Un'occasione 'ghiotta' perché vari quotidiani non rinfacciassero con toni diversi al neosegretario la scelta marcata del congiuntivo, riportando in maniera apparentemente fedele le parole incriminate:

          (i) "Landini scivola sul congiuntivo: "Vadi, vadi, vadi" (HuffPost).
(ii) "Landini come Fantozzi: scivola (cinque volte) sul congiuntivo: "Vadi ..." (www.ilgiornale.it).
(iii) "Maurizio Landini e il congiuntivo sbagliato" (https://www.blitzquotidiano).
(iv) " Landini litiga con il congiuntivo e ripete: «Vadi, vadi»" (https://video.corriere.it).

E Paolo Grasso nel "Corriere della Sera" con titolo suggestivo:
 (v) "La sgrammatica del congiuntivo al potere".


Ecc.

 2. Due Regole: "Regola di adiacenza" e "Regola strutturale"

Se si pone però attenzione a  tutto il discorso di Landini, su riportato, senza estrapolare le forme verbali Vadì, appare evidente che il vad-i è preceduto da un Guard-i, che ha funzionato da traino, da capofila dei successivi cinque Vad-i. Ovvero il congiuntivo in /-i/ di Guardare verbo di I coniugaz., ha condizionato morfologicamente il cong. di Andare verbo irregolare di prima coniug. che per il cong. ricorre suppletivamente a *Vad-ere, verbo di II coniug., quindi col cong. Vad-a (come tem-ere/tem-a). In questo contesto ha cioè agito la "regola di adiacenza", ovvero "di contiguità", sintagmatica, una "attrazione morfologica". Il secondo verbo suppletivo andare/vadere si è cioè adattato al capofila, di I coniug., guardare, anziché adottare la regola paradigmatica, associativa, strutturale, di andare/*vad-ere che segue la II coniug.


3. Verbi di I coniug. "suppletivi" e II coniug. (defunta/obsoleta)

Il verbo andare è, com'è noto, un verbo "suppletivo" in quanto nella sua coniugazione sono presenti più radici, caso di suppletivismo forte: *vad-ere>vad-o e andare>and-iamo.

Ne consegue che nella grammatica inconscia del parlante l'infinito di "vad-i" non è tanto *vad-ere verbo di II coniug. di fatto inesistente nell'uso contemporaneo, ma piuttosto l'infinito and-are verbo di I coniug., da qui la desinenza del cong. dei verbi di I coniug. /-i/.

Una duplice  pressione strutturale deve quindi aver agito nella grammatica inconscia del parlante a favore di vad-i:

a) Il capofila Guard-i, congiuntivo dei verbi di I coniug. (regola di adiacenza); e

b) l'and-are verbo di I coniug. vitale rispetto al defunto *vad-ere verbo di II coniug.(suppletivismo forte).


4. Errore "di parole" e uso "di langue"

Di recente Lorenzo Renzi in Come cambia la lingua (il Mulino 2012) ha distinto saussurianamente gli errori "di parole" dagli "errori di langue" (p. 93). Ed ha considerato i congiuntivi popolari dorm-ino (pro dorm-ano), part-ino (pro part-ano) degli "scivolamenti" ovvero "fatti di parole", dei lapsus in quanto  forme che "sfuggono" (ibid.) al parlante. Si tratta cioè di congiuntivi formati, come anche serv-ino, "per analogia con le forme di I coniug. cant-i, cant-ino" (p. 98), la sola produttiva con oltre 10mila verbi, rispetto alle altre due coniugazioni, II e III, ormai classi chiuse.

Lo stesso Renzi ha invece fatto rientrare tra i "casi chiari di innovazione della langue" (p. 93) i congiuntivi vad-i, vad-ino, non a caso, osserviamo, forme del verbo andare, che è caratterizzato da suppletivismo forte.

La distinzione qui applicata tra fatti "di parole" e "di langue" può essere ulteriormente convalidata dal fatto che andare è appunto verbo con suppletivismo forte, che si completa con *vad-ere.

Non è invece fatto rientrare da Renzi tra i casi "di langue" il cong. facc-i(no) per facci-a(no) e non sarà senza motivo che nel caso di fare si è dinanzi a un esempio di suppletivismo   "debole", con varianti fonologiche cioè della stessa radice: f-are > f-ate, fan-no, e fac-ere (obsoleto) > facci-o, facc-iamo.


5. Congiuntivi substandard o di italiano popolare

Normativamente, Renzi non manca di sottolineare che "Le forme innovative del congiuntivo del tipo che io vadi, parti per vada, parta [...] restano nell'italiano substandard, ma sono sanzionate troppo severamente per accennare a imporsi" (p. 23).

Più avanti, l'A. ribadisce con ulteriore esemplificazione che si tratta di forme "troppo gravemente sanzionate perché possano concorrere seriamente, almeno al momento [2012], con le forme standard" (p. 98) e cita gli ess. dic-a, facci-a, serv-ano.


6. Un congiuntivo normativamente in risalita?

Se infine distinguiamo il congiuntivo vad-i(no) di andare, con suppletivismo forte, rientrante nella innovazione "della langue", -- diverso dal cong. con suppletivismo debole facc-i(no), diverso ancora dal cong. puramente analogico dei verbi di II e III coniug. tem-i(no), serv-i(no), part-i(no), rientranti invece negli "scivolamenti di parole", -- considerando il ruolo sociale dei parlanti (nel caso specifico il ruolo di segretario, qual'è Maurizio Landini, di un sindacato non secondario come la Cgil) si potrebbe prevedere con la diffusione potenziale di tale forma una sua promozione sociale con un possibile passaggio dall'italiano sub-standard all'italiano parlato, neostandard, pan-italiano.


* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania







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