Questa locuzione, conosciutissima e adoperata a ogni piè
sospinto, si usa per mettere in evidenza, con una certa "eleganza",
il fatto che una persona - molto spesso - prende un grosso abbaglio, erra
credendo di non... errare; oppure crede di aver fatto un grosso affare ed è
stata, invece, raggirata. L'origine, crediamo,
non abbisogna di spiegazioni essendo intuitiva; la proponiamo,
comunque, per dovere d'informazione.
L'espressione, dunque, deriva, con molta probabilità, dalla pesca con la canna:
allorché il pescatore cala la lenza in un fondale basso e sente che il "pescato" comincia a
dimenarsi per sganciarsi ritiene di aver pescato una grossissima preda. Quando
tira sú (sic!) l'amo la delusione, però, è forte: si ritrova un granchio.
***
La parola, di ieri, proposta da "unaparolaalgiorno.it": specioso.
lunedì 29 febbraio 2016
domenica 28 febbraio 2016
Madrelingua: quale plurale?
Chissà se i responsabili del settore lessicografico della Treccani si
imbatteranno in questo portale ed emenderanno
il plurale di "madrelingua". Vocabolario: «Madrelìngua (anche madre
lìngua)
s. f. (pl. madrilìngue,
o madri
lìngue). – La lingua materna, cioè la lingua appresa o comunque
parlata dai genitori o antenati; in genere, per chi risiede all’estero, la
lingua del Paese d’origine».
Il sostantivo suddetto in grafia univerbata nella forma plurale muta solo la desinenza del secondo elemento: madrelingua / madrelingue. Nella grafia analitica (due parole) muterà la desinenza di entrambi i sostantivi: madre lingua / madri lingue. Il peggio - come suol dirsi - non è mai morto: per il GRADIT ("minor") il sostantivo in questione è addirittura invariabile.
Il sostantivo suddetto in grafia univerbata nella forma plurale muta solo la desinenza del secondo elemento: madrelingua / madrelingue. Nella grafia analitica (due parole) muterà la desinenza di entrambi i sostantivi: madre lingua / madri lingue. Il peggio - come suol dirsi - non è mai morto: per il GRADIT ("minor") il sostantivo in questione è addirittura invariabile.
sabato 27 febbraio 2016
Essuto
E se riesumassimo essuto, l'antico participio passato del verbo essere? Si veda anche qui. Per quanto attiene al "moderno" participio passato "stato", a nostro modesto avviso siamo in presenza di un caso di suppletivismo.
venerdì 26 febbraio 2016
Inferto e inferito
Entrambi i termini sono participi passati del verbo
"inferire", che ha due accezioni diverse: causare danni o ferite, sia
morali sia fisiche e arrivare a una
conclusione, quindi dedurre, desumere. La coniugazione è la medesima
tranne che nella prima persona singolare e nella terza plurale del passato
remoto e, appunto, nel participio passato. Avremo inferto, quando il verbo sta per "provocare danni" e inferito quando vale "dedurre":
il malvivente gli ha inferto cinque
coltellate; dalle indagini svolte la polizia ha inferito che l'uomo era estraneo ai fatti. Quanto al passato remoto
avremo infersi e infersero nell'accezione di "cagionare danni" ; inferii e inferirono nel significato di "dedurre". Un'ultima
annotazione. Inferire è un
"quasi sinonimo" di infierire
in quanto i due verbi hanno sfumature diverse; inoltre il primo è transitivo,
il secondo intransitivo. Interessantissima, in proposito, l' «opinione» del Tommaseo.
* * *
Dappresso e davanti
Il primo vocabolo si può scrivere anche in due parole: da presso. Mai con l’apostrofo (d’appresso). Il secondo, preposizione
impropria, si costruisce regolarmente con la a: abito davanti a lui.
Si sconsiglia l’impiego della preposizione unita direttamente al sostantivo:
passavo davanti la casa; meglio davanti alla
casa. La medesima “regola” vale per dinanzi e checché ne dicano certi vocabolari la "di" non è geminante, vale a dire non fa raddoppiare la "n" (*dinnanzi). L' "errore" è dovuto, probabilmente, per un accostamento analogico con “innanzi” il cui rafforzamento sintattico (raddoppiamento della “n”) è solo apparente perché la doppia “n” risulta dalla fusione di “in” e dalla locuzione latina “in antea” già contratta in “nanzi” (in + in antea = in nanzi = innanzi); dinanzi deriva, invece, dalla fusione di “di” e di “nanzi” = dinanzi).
giovedì 25 febbraio 2016
«La» scooter
Lucca, muore dopo 20 giorni di agonia
il pensionato ucciso dalla scooter pirata
il pensionato ucciso dalla scooter pirata
Cosí titolava un giornale a diffusione nazionale. La stampa
- ignorando le raccomandazioni della Crusca - continua "imperterrita"
ad adoperare forestierismi quando ci sono termini "omologhi"
italiani. Il bello, oltre tutto, è che li sbagliano anche. "Scooter",
adoperato in italiano, è di "sesso" maschile. Leggiamo, infatti, nel
vocabolario Treccani in rete: «scooter ‹skùutë› s. ingl. [der. del gergale (to) scoot «guizzare
via»] (pl. scooters ‹skùutë∫›), usato in ital. al masch.».
***
mercoledì 24 febbraio 2016
Messa di requiem
Gentilissimo dott. Raso,
ho dato un'occhiata al suo libro (peccato che non sia in vendita) e gli occhi mi sono caduti dove tratta dell'uso corretto della preposizione "da". Lei sostiene che si debba dire "Messa di requiem" e non "da". I testi che ho consultato sembrano, però, darle torto. A questo punto sono spiazzato: a chi debbo dare ascolto? Mi "illumini" meglio, la prego. Restando in attesa di un suo cortese riscontro, la saluto cordialmente.
Mario T.
Rovereto (Trento)
ho dato un'occhiata al suo libro (peccato che non sia in vendita) e gli occhi mi sono caduti dove tratta dell'uso corretto della preposizione "da". Lei sostiene che si debba dire "Messa di requiem" e non "da". I testi che ho consultato sembrano, però, darle torto. A questo punto sono spiazzato: a chi debbo dare ascolto? Mi "illumini" meglio, la prego. Restando in attesa di un suo cortese riscontro, la saluto cordialmente.
Mario T.
Rovereto (Trento)
------------
Cortese Mario, non si tratta di dare ascolto a qualcuno, si
tratta di osservare le norme grammaticali che regolano la nostra lingua. E una
di queste norme stabilisce che si deve usare la preposizione "di",
non "da", quando si parla di una determinata "qualità" di
una cosa. Mi sembra inverosimile che i suoi testi non facciano menzione di questa
"regola". Comunque, gentile amico, al di là di ogni polemica
linguistica, fa fede Giuseppe Verdi che ha composto la "Messa di
requiem".
***
La parola proposta è: dimergolare.
Verbo relegato in soffitta, vale "barcollare" e simili. Si veda qui e
qui.martedì 23 febbraio 2016
Il "configlio" e l' "anedottica"
Un interessante articolo del prof. Michele Cortelazzo, dell'Università di Padova e accademico della Crusca, peccato che sia vanificato da una "anedottica" in luogo di aneddotica. Termine ritenuto errato dallo stesso correttore di Virgilio (Sapere.it).
lunedì 22 febbraio 2016
Errori "opinionistici"
Ci dispiace dover censurare, di tanto in tanto, la lingua degli operatori
dell’informazione, quelli della carta stampata particolarmente, anche se molti
di questi posseggono una laurea in lettere e si piccano di fare la lingua; non
è sufficiente una laurea in materie letterarie per potersi fregiare del titolo
di linguista.
Non possiamo, dunque, rimanere impassibili davanti a orrori ortografici di cui è infarcita la stampa e gli opinionisti non possono più addebitare gli errori ortografici alla svista dei correttori di bozze, categoria ormai estinta. Vediamo, dunque, sfogliando a caso qualche quotidiano, alcune indecenze ortografiche, in corsivo gli orrori.
L’arrestato, per farsi compatire, camminava a mò d’ubriaco; con quel pò pò di alterigia era naturale che tutti lo snobbassero; nella casa degli orrori è comparsa la scritta villa d’affittare; in quella notte tranquilla gl’astri brillavano sullo sfondo azzurro; nessun’ uomo, di questi tempi, può sentirsi tranquillo se abita una villa isolata; qual’è il difetto peggiore, domandò all’intervistata; il suo comportamento è veramente d’ammirare; gl’umori degli astanti non lasciavano presagire nulla di buono; il suo modo di fare è pressocché inaccettabile; il ragazzo è uscito dal coma grazie all’attente cure della mamma; sei proprio un bel angelo, disse la mamma al figlioletto; fate attenzione, recitava un cartello affisso nella fabbrica, gl’acidi sono nocivi alla salute; l’auto dei banditi non ha rispettato l’alt della polizia e ha accellerato la corsa; l’uomo è stato investito sulle striscie pedonali; il ministro ha, però, ribadito che non tutti beneficieranno delle agevolazioni.
Potremmo continuare, ma non vogliamo tediarvi oltre misura.
Sanguinario e sanguinoso
Non possiamo, dunque, rimanere impassibili davanti a orrori ortografici di cui è infarcita la stampa e gli opinionisti non possono più addebitare gli errori ortografici alla svista dei correttori di bozze, categoria ormai estinta. Vediamo, dunque, sfogliando a caso qualche quotidiano, alcune indecenze ortografiche, in corsivo gli orrori.
L’arrestato, per farsi compatire, camminava a mò d’ubriaco; con quel pò pò di alterigia era naturale che tutti lo snobbassero; nella casa degli orrori è comparsa la scritta villa d’affittare; in quella notte tranquilla gl’astri brillavano sullo sfondo azzurro; nessun’ uomo, di questi tempi, può sentirsi tranquillo se abita una villa isolata; qual’è il difetto peggiore, domandò all’intervistata; il suo comportamento è veramente d’ammirare; gl’umori degli astanti non lasciavano presagire nulla di buono; il suo modo di fare è pressocché inaccettabile; il ragazzo è uscito dal coma grazie all’attente cure della mamma; sei proprio un bel angelo, disse la mamma al figlioletto; fate attenzione, recitava un cartello affisso nella fabbrica, gl’acidi sono nocivi alla salute; l’auto dei banditi non ha rispettato l’alt della polizia e ha accellerato la corsa; l’uomo è stato investito sulle striscie pedonali; il ministro ha, però, ribadito che non tutti beneficieranno delle agevolazioni.
Potremmo continuare, ma non vogliamo tediarvi oltre misura.
***
Si presti
attenzione ai due termini: il primo può essere tanto sostantivo quanto
aggettivo (quell’uomo è un sanguinario; un pazzo sanguinario); il secondo è
solo aggettivo (una ferita sanguinosa). Vediamo la composizione e il
significato intrinseco delle due parole. Sanguinario, dunque, significa che è
portato a uccidere e ce lo dice il suffisso "-ario" atto a indicare
un mestiere, una professione, un’attività (impresa / impresario; banca /
bancario; sangue... sanguinario). Sanguinoso, invece, con il suffisso "-oso"
che indica la presenza di una certa qualità o condizione, sta per sporco di
sangue.
***
La parola
che proponiamo oggi è insonte.
Sebbene sia relegata in soffitta la segnaliamo perché dal "sapore"
aulico. È un aggettivo e vale "innocuo", "che non fa male",
"che non nuoce", "che non danneggia".
sabato 20 febbraio 2016
Gli aggettivi non sempre sono "utili"
Molto spesso, e probabilmente senza accorgercene, nei nostri
scritti adoperiamo aggettivi "inutili" che appesantiscono la
scorrevolezza concorrendo alla
formazione della cosí detta tautologia. Riportiamo, in proposito, un divertente
passo del linguista Luciano Satta. «Evitare l'aggettivo inutile, l'aggettivo
ridondante, l'aggettivo "tautologico" (...). E siccome gli aggettivi
in genere non devono mai essere troppi, ecco una bella occasione per
risparmiare. Facciamo un esempio molto semplice: non si deve dire "cerchio
rotondo" perché "rotondo" in questo caso è di troppo. Sembra una
sciocchezza, ma tutti ci caschiamo, sia scrivendo aggettivi inutili, sia non
accorgendoci, nella lettura, di quelli che gli altri scrivono. Se leggete
"fra i due c'è una grande 'collaborazione reciproca' " e riflettete un poco,
notate subito che di quel 'reciproca' si può fare benissimo a meno, anzi si
deve fare a meno, perché una collaborazione fra due persone è sempre reciproca,
altrimenti che collaborazione sarebbe? Cosí, dire che un uomo è stato
condannato secondo le 'vigenti leggi' vuol dire sprecare una parola, essendo
poco probabile che uno venga condannato per una legge che non è piú in vigore;
e ancor piú pesante è la ridondanza quando si parla, come spesso si fa, di un
uomo condannato secondo le 'leggi attualmente vigenti'. Altrettanto inutile è
dire che per esaminare una certa faccenda, per fare una certa indagine è stata
creata un' 'apposita commissione': se la
commissione è stata creata per quella certa faccenda o indagine, è per forza
apposita. Si può fare a meno, inoltre,
dell'aggettivo 'futuro' in frasi come
queste, che sentiamo spesso alla radio e alla televisione o leggiamo sui
giornali quando viene intervistato qualcuno: "Quali sono i suoi 'progetti
futuri'?"; "Mi parli del suo 'programma futuro' ". Un progetto,
un programma sono sempre futuri, in
questi casi. Si sa che ci possono essere programmi e progetti per un 'futuro
lontano' per un 'futuro immediato', e allora quando ci sono precisazioni simili
tutto va bene». Cortesi amici, aguzzate la vista quando leggete i giornali, e gli orecchi quando ascoltate un servizio radiotelevisivo, avendo a portata di mano una calcolatrice per... calcolare gli aggettivi adoperati inutilmente.
venerdì 19 febbraio 2016
Tielismo o tialismo
La parola proposta oggi è: tielismo. Sostantivo con il quale si indica un'eccessiva salivazione. Si veda anche qui e qui.
Iscriviti a:
Post (Atom)









