venerdì 25 settembre 2026

«Premurante»: una proposta italiana per sostituire 'caregiver'

 

Negli ultimi anni l'anglicismo caregiver* si è diffuso sempre più nella lingua italiana. Si legge nei giornali, nei documenti amministrativi, nei testi legislativi e nel linguaggio delle associazioni che si occupano di assistenza. Nonostante la sua ampia diffusione resta, però, una parola poco trasparente per molti parlanti, specialmente per chi non ha familiarità con l'inglese.

Quando un forestierismo prende piede in un settore così importante della vita sociale, è legittimo chiedersi se l'italiano non disponga degli strumenti necessari per esprimere lo stesso concetto con parole proprie. Nel caso di 'caregiver' sono state avanzate diverse proposte: assistente familiare, accuditore, accudente, prestatore di cura e altre ancora. Nessuna, tuttavia, sembra essersi imposta nell'uso. Una soluzione potrebbe essere 'premurante'.

Si tratta del participio presente del verbo 'premurare', oggi usato soprattutto nella forma riflessiva 'premurarsi', cioè «avere cura», «darsi pensiero», «adoperarsi con sollecitudine per qualcuno o qualcosa».

Premurante ha inoltre un pregio semantico non trascurabile. Chi assiste un familiare non autosufficiente, una persona disabile o un malato cronico non si limita infatti a svolgere compiti pratici. Non si limita ad assistere, ad accudire o a sorvegliare. Prima di tutto si premura del benessere altrui. È proprio questa sfumatura di attenzione costante, di cura partecipe e di dedizione quotidiana che il verbo 'premurare' riesce a esprimere con particolare efficacia.

Premurante consentirebbe dunque di designare in modo semplice e immediato la persona che si fa stabilmente carico di un soggetto fragile.

Si potrebbero formulare frasi come: «I premuranti familiari chiedono maggior sostegno economico», «Occorre riconoscere il ruolo sociale dei premuranti», oppure «Maria è la premurante del padre anziano».

A differenza di altre proposte, il termine non insiste sull'aspetto tecnico o materiale dell'assistenza. Non richiama una prestazione, bensì un atteggiamento. Mette al centro la relazione umana che costituisce la vera essenza di ciò che oggi viene indicato con l'inglese 'caregiver'.

Più che coniare una parola nuova, si tratterebbe dunque di valorizzare una forma già insita nelle possibilità dell'italiano e di attribuirle una funzione specifica in un ambito nel quale domina un forestierismo. La lingua, del resto, ha spesso le risorse necessarie per esprimere concetti che si è abituati a designare con parole straniere.

Premurante ha il vantaggio di essere immediatamente comprensibile e di richiamare con naturalezza l'idea di una persona che si prende cura di un'altra con attenzione, dedizione e affetto.

Forse, per indicare chi oggi chiamiamo 'caregiver', non occorre guardare all'inglese. Potrebbe bastare riscoprire un verbo italiano poco frequentato e recuperare una parola che da quel verbo discende naturalmente: 'premurante'.

Premurante, inoltre, si può considerare un neologismo semantico (una parola già esistente che acquisisce un nuovo significato e una nuova funzione): da participio/aggettivo (riferito a una persona sollecita, attenta, piena di riguardo o premura) a sostantivo (familiare che si fa carico dell’assistenza continuativa e della cura di un congiunto non autosufficiente). Come è avvenuto per “badante”.

--------

* Stupisce il constatare che il vocabolario Treccani lo registri tra i neologismi italiani. Stupisce anche nel vederlo attestato nel GDLI (Grande dizionario della lingua italiana).

















(Alcune immagini sono state reperite in Rete. Se violassero diritti d’autore vi prego di segnalarmelo; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it) 


 


Nessun commento: