mercoledì 30 novembre 2011

Terrificare...



Ancora un verbo che - a nostro modo di vedere - non andrebbe adoperato in buona lingua italiana, anche se attestato nei vocabolari: terrificare. Perché non andrebbe adoperato? Perché pur avendo nobili origini latine è mutuato dal francese "terrifier". Il nostro idioma ha "atterrire", che dice la medesima cosa. Lo stesso si dica per "terrifico" e "terrificante". Il buon italiano ha 'orrendo', terribile', 'spaventoso' e simili.

martedì 29 novembre 2011

«Castrimagia»





Forse pochissime persone si sono imbattute in questo vocabolo perché - come molti altri - è stato relegato nella soffitta della lingua e non attestato, per tanto, nei vocabolari. Ci piacerebbe che fosse "riesumato" perché indica la "voracità nel cibarsi". Questo termine è stato immortalato dal divino poeta nel XXIII canto del Purgatorio.



Si trova, inoltre, in numerose pubblicazioni:

http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22castrimagia%22&btnG=

lunedì 28 novembre 2011

«Sbancare il lunario»






Sul sito Cruscate un'interessante discussione sulla correttezza dell'espressione "Sbancare il lunario" e su altre amenità linguistiche.




Si clicchi su:

http://www.achyra.org/cruscate/viewtopic.php?t=2811


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«Salire in su' muricciuoli»

Ancora un modo di dire - forse sconosciuto - relegato nella soffitta della lingua. Chi sale, dunque, sui 'muricciuoli'? Colui che diventa improvvisamente povero perché, apprendiamo da Ludovico Passarini (il "principe" dei modi di dire), «i poveri accattoni sogliono riposarsi e dormire su' muricciuoli».


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Ih e hi

Sono entrambe interiezioni e si adoperano a seconda delle sfumature che lo scrivente vuole mettere in evidenza, come si può rilevare dal “Treccani” in rete:

ih 〈i〉 interiez. – Esprime stupore, raccapriccio, rammarico, avversione, tedio e sim.: ih, quanta roba!; ih, che indecenza!; ih, che schifo! Ripetuta, esprime ironia, disprezzo e sim.: tu stai male e io no, ih ih; riproduce anche una risata sardonica, un pianto stridulo, un ghigno e sim.: dalla bocca ... gli venne fuori con suono stridulo e imbrogliato il ritornello d’una canzonettaccia francese ... seguìto da un ghigno: ih ih ih ih (Pirandello).






hi 〈hi〉 interiez. – Può esprimere sentimenti vari: disprezzo ironico (soprattutto verso chi manifesti boria, vanità o pedanteria), ostentazione di noncuranza, meraviglia davanti a cose eccessive, a lunghe enumerazioni, e sim. È inoltre il segno grafico con cui può essere reso un particolare modo di ridere o di piangere, con suoni acuti e brevi.




sabato 26 novembre 2011

«Affegatare»


Ancora un verbo relegato nella soffitta della lingua e, quindi, ignorato dai vocabolari: affegatare. Ci piacerebbe, invece, che fosse rispolverato perché esprime bene la "figura" della persona afflitta, accorata. Affegatare significa, infatti, “accorarsi”, “affliggersi” e simili: Giovanni, ti prego, non ti affegatare per cosí poco.

http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22affegatare%22&btnG=

venerdì 25 novembre 2011

«Assaccomannare»


Forse poche persone, anche tra quelle cosí dette acculturate, conoscono il verbo “assaccomannare” perché la quasi totalità dei vocabolari non lo registrano. Ed è un vero peccato – a nostro modesto avviso – perché il predetto verbo rende bene l’idea del “mettere a sacco”, quindi saccheggiare.

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Dallo “Scioglilingua” del Corriere della Sera in rete:
Evoluzione dell'Italiano
Perché l'Italiano, che pur avendo internamente i suoi strumenti per forgiare nuovi termini, fa così resistenza ai termini nuovi, preferendo magari latinismi o locuzioni.
Se io dovessi ad esempio utilizzare la parola "dubitante", intesa come "colui che dubita" (sulla stessa scia di "passante", inteso come "colui che passa", o "presidente" inteso come colui "che presiede o presidia"), mi si fa notare che potrei semplicemente dire "persona dubbiosa".
Mentre - ad esempio - l'Inglese molto più facilmente accetta nuovi termini in -er, che grosso modo equivale agli italiani -tore/-trice e -ante/-ente.
Quindi perché l'Italiano ha più difficoltà ad auto-generarsi?
(Firma)
Risposta dell’esperta:
De Rienzo Giovedì, 24 Novembre 2011
Fossi in lei non mi chiederei perché e andrei oltre. DUBITANTE, comunque, è brutto, forse perché mai usato, come invece ABITANTE. Forse gli italiani, in questo caso, seguono semplicemente la via del bello. Ma è parere strettamente personale. Chissà il Forum...
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“Dubitante”, anche se ritenuto brutto, si può adoperare, correttamente, con l’accezione di “colui che dubita”. Questo aggettivo-sostantivo si trova attestato, infatti, nel GDU, nel Devoto-Oli, nel Palazzi e nello Zingarelli. Il vocabolo, inoltre, è “immortalato” in molte pubblicazioni. Si clicchi su:

http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22dubitante%22&btnG=

giovedì 24 novembre 2011

L' «anguimano»





Gentilissimo dott. Raso,
la ringrazio di cuore per la sua cortese e tempestiva risposta al mio quesito su “ogn’uno”. Approfitto della sua non comune squisitezza per porle un’altra domanda di cui, sono certo, saprà darmi un’esaustiva risposta, risposta che tutti i vocabolari consultati non sono stati “in grado” di darmi. Che cosa significa «anguimano»? Ho scovato questo termine in una vecchia rivista mentre mettevo un po’ d’ordine nella mia soffitta.
Grazie e un ossequio
Ludovico L.
Arezzo
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Cortese Ludovico, il termine di cui desidera conoscere il significato è stato relegato nella soffitta della lingua perché non piú in uso, per questo motivo i comuni dizionari non lo registrano. Nei secoli passati era chiamato “anguimano” l’elefante perché – come ci fa sapere Ottorino Pianigiani – la sua proboscide “sembra quasi una mano a forma di serpe”. Il vocabolo è composto con le voci latine “anguis” (serpe) e “manus” (mano). Si trova nel dizionario del Tommaseo- Bellini e in altri libri. Clicchi sul collegamento in calce.



http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22anguimano%22&btnG=

mercoledì 23 novembre 2011

«Ogn'uno»? Desueto, ma corretto


Cortese dott. Raso,
la seguo sempre, e con vivo interesse. Da lei ho appreso “cose linguistiche” che le comuni grammatiche non riportano. Le scrivo proprio per questo. Qualche giorno fa leggendo un libro sono sobbalzato sulla poltrona alla vista di “ogn’uno” (sic!). Lì per lì ho pensato a un errore di stampa, poi vista la “caratura” dell’autore mi è venuto il dubbio. Ho consultato grammatiche e vocabolari vari ma non ho trovato “ogn’uno”. Può dirmi, gentilmente, se la grafia con l’apostrofo è corretta?
Grazie e cordialità
Ludovico L.
Arezzo
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Gentile Ludovico, non cita l’autore del libro, vista, però – come lei scrive – la sua “caratura”, sono portato a credere che abbia voluto strabiliare il pubblico adoperando la grafia desueta, ma corretta. Fino a qualche secolo fa, infatti, la grafia cristallizzata era «ogn’uno», con tanto di apostrofo. Solo ai giorni nostri si è imposta la grafia univerbata: ognuno. Certo, oggi difficilmente qualcuno scriverebbe ognuno con l’apostrofo, ma non per questo si può condannare chi preferisce la forma apostrofata. La grafia desueta è attestata nel vocabolario degli Accademici della Crusca (e in altre pubblicazioni). Clicchi su:


http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22ogn%27uno%22+crusca&btnG=

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Dalla rubrica di lingua del quotidiano la Repubblica in rete:
carla scrive:
22 novembre 2011 alle 12:22
senti dire “ci sono tutta una serie di elementi…..”: è corretto? Perchè a me pare che sarebbe corretto dire “c’è tutta una serie di elementi…”
grazie

linguista scrive:
22 novembre 2011 alle 12:27
Grammaticalmente è scorretto, in quanto l’accordo dovrebbe andare al singolare. L’accordo a senso, cioè logico (una serie indica più elementi in successione, quindi il verbo viene coniugato al plurale), è accettabile solo in alcuni contesti informali (non nello scritto e nel parlato curato).
Alessandro Aresti
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L’accordo a senso, cioè la “sillessi”, è previsto dalla grammatica; come si fa, dunque, a sostenere che la frase proposta dal lettore “ci sono tutta una serie di… “ è grammaticalmente scorretta? E che l’accordo a senso è accettabile solo in contesti informali? “Ci sono tutta una serie” è comunissimo in uno scritto formale, come si può vedere cliccando su:

http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22ci+sono+una+serie+di%22&btnG=#pq=%22ci+sono+una+serie+di%22&hl=it&ds=bo&cp=15&gs_id=j&xhr=t&q=%22ci+sono+tutta+una+serie+di%22&pf=p&sclient=psy-ab&tbo=1&tbm=bks&source=hp&pbx=1&oq=%22ci+sono+tutta+una+serie+di%22&aq=f&aqi=&aql=&gs_sm=&gs_upl=&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&fp=1fe59a5de69e8881&biw=1024&bih=637

martedì 22 novembre 2011

I «purosangui»


Contrariamente a quanto riportano le comuni grammatiche e i comuni vocabolari, l’aggettivo e sostantivo “purosangue” non è tassativamente invariabile. Essendo un nome composto si può pluralizzare secondo la regola della formazione del plurale dei nomi composti. Tale norma stabilisce che i nomi composti di un aggettivo e un sostantivo formano di regola il plurale come se fossero nomi semplici (cambia, quindi, la desinenza del sostantivo): il biancospino, i biancospini; la vanagloria, le vanaglorie; il purosangue, i… purosangui. Coloro che preferiscono dire e scrivere “purosangui”, pertanto, non possono essere tacciati di crassa ignoranza linguistica. Basta collegarsi al sito in calce per vedere che non abbiamo scritto una “bestialità linguistica”.

http://www.google.it/search?tbm=bks&tbo=1&hl=it&q=%22purosangui%22&btnG=

PS.: Dimenticavamo. Anche se di uso raro, esiste un altro plurale: purisangue.

lunedì 21 novembre 2011

«Scioglier Giordano»





Ancora un modo di dire relegato nella soffitta della lingua, quindi “sconosciuto” ai piú. Chi è Giordano? E chi lo scioglie, dunque? Giordano è un cane e lo scioglie (naturalmente in senso figurato) la persona che, in preda all’ira, vuole vendicarsi di un’offesa ricevuta. Ludovico Passarini cosí spiega la locuzione: «(Il modo di dire) può esser derivato da qualche fattarello o novella in cui si cantasse che un tale offeso, volendosi vendicare, avesse sciolto dalla catena il suo fido ‘Giordano’, nome di un noto fiume solito imporsi a’ cani, e avesselo attizzato alla vita dell’offensore (a)».

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Dal Prof. Marco Grosso, moderatore di "Cruscate", riceviamo e pubblichiamo:

Indulgere "in" o indulgere "a"?


Si tende oggi a adoperare il verbo indulgere costruito con la preposizione in, mentre da sempre, in italiano, s’è costruito con a. Si tratta di un evidente influsso dell’inglese to indulge in, che i dizionari recenti si sono affrettati a registrare e ratificare.
Se è necessario tenere nel debito conto le evoluzioni che ogni lingua subisce per forza di cose, è altrettanto doveroso rimanere critici nel valutarle. Vi sono evoluzioni sane, e direi arricchenti; e ve ne sono di superficiali e deleterie. Il compito del dizionario sarebbe appunto di orientare il consultatore, cosa che sempre meno fa, acriticamente registrando, a mo’ di fotografo, quel che circola all’intorno.

Ecco l’esemplificazione dell’uso corretto.

Allora a gli occhi del soldàn rifulse

L’elmo, onde gravi l’onorata fronte;

per cui quel mago a se medesmo indulse

e forse affaticò Sterope e Bronte... (Tasso, Gerusalemme conquistata)


...Per indùlgere al mio tedio,

nova sorte mi fecero gli iddii. (D’Annunzio, Alcyone)



Uno degli obblighi miei piú gravi è quello di non avvertire la stanchezza che m’opprime, il peso enorme di tutti i doveri che mi sono e mi hanno imposto, e di non indulgere minimamente al bisogno di un po’ di distrazione, che la mia mente affaticata di tanto in tanto reclama. (Pirandello, Candelora)



...il mio compagno Renato Brozzi – di Parma come Ildebrando – m’intaglia una Venere lunga, molto lunga dagli inguini ai malleoli, stralunga, per indulgere al mio vano amore delle ismisurevoli gambe, in un avorio d’insolita misura e d’insolita struttura donatomi da un amico di Calabria reduce dall’Africa monstrifera. (D’Annunzio, Pagine del Libro segreto)



Non aveva sul volto che l’augusta impronta della morte che tutto placa, che a tutto indulge: non la serenità, ma la pace. (Serao, Il paese di Cuccagna)



Imperterrita indulge al resupino,

al temerario – o Numi! – che l’esplora

tesse gli elogi di quel suo cugino... (Gozzano, Poesie sparse)



Nessun esempio di indulgere in nel Battaglia (dizionario storico in 22 volumi), né nell’archivio BIZ[a], che raccoglie oltre mille testi della letteratura italiana dalle origini al Novecento. Secondo ogni evidenza, questo costrutto recente è stato introdotto da qualche traduttore poco attento. Torniamo dunque a dire come s’è sempre detto: indulgere A qualcosa.

martedì 15 novembre 2011

«Il distributore del distributorio»



Alcuni linguisti - apprendiamo da Luciano Satta - consigliano la voce "distributorio" per indicare le ampie stazioni di servizio per il rifornimento di carburante. Cosicché "distributore" dovrebbe essere soltanto l'apparecchio che elargisce benzina, o l'addetto che lo fa funzionare. I malviventi dunque aggrediscono un "distributore" per avere i soldi del "distributorio". Distinzione - secondo Satta - ragionevole. E noi la facciamo nostra.