venerdì 21 marzo 2025

Paventare o spaventare? Dipende... Un viaggio tra timori anticipati ed emozioni improvvise

 

 Le parole posseggono un potere straordinario: non solo comunicano, ma evocano immagini, emozioni e, talvolta, un intero universo di significati. Nel caso di "paventare" e "spaventare", ci troviamo di fronte a due verbi che, pur appartenendo alla stessa famiglia etimologica, parlano di storie diverse e complementari.

L'
origine latina di entrambi i verbi ci svela molto sulle loro sfumature. Il primo, "paventare", è pari pari il latino ‘paventare’, da ‘pavere’ (temere), connesso anche al sostantivo ‘pavor’, che significa "timore" e simili ed evoca un senso di paura intima e ‘anticipata’, spesso più riflessiva che concreta. "Spaventare", invece, affonda le sue radici in ‘expaventare’, una forma rafforzata che combina il prefisso ‘ex-’ (che indica "fuori" o "intensificazione") con paventare. In questo caso, si accentua l'idea di un'azione che provoca paura in modo diretto e immediato, quasi come un "tirare fuori" il timore, la paura.

Q
uesti percorsi etimologici si riflettono chiaramente nel loro uso contemporaneo. "Paventare" si riferisce a scenari che designano preoccupazione o timore, proiettati nel futuro. È un verbo che ci invita a riflettere su ciò che potrebbe accadere, spesso alimentando la nostra immaginazione o le nostre ansie. Immaginiamo, per esempio, un gruppo di amici che sta organizzando un'escursione. Uno di loro, scrutando il cielo grigio e minaccioso, dice: "Pavento che domani possa piovere." Qui non c'è un'azione immediata, ma un dubbio, un timore, una paura che nasce dalla percezione di un possibile rischio.

"S
paventare", al contrario, rappresenta l'emozione vissuta nel momento in cui il timore o la paura si ‘materializza’. È un verbo che descrive la reazione istintiva, spesso improvvisa, di fronte a qualcosa che incute timore. Si pensi a un bambino che passeggia tranquillo in un bosco. D'un tratto, un cervo salta fuori da un cespuglio: "Quel balzo improvviso lo ha spaventato." Il verbo cattura il senso di un evento che spezza la calma e provoca una reazione emotiva.

M
a per apprezzare meglio la forza di questi verbi, lasciamo che la fantasia prenda il volo. Immaginiamo di leggere un romanzo giallo. L’investigatore, immerso nell'oscurità di una vecchia casa, mormora tra sé: "Pavento che questo caso nasconda più segreti di quanto sembri." Poche righe dopo, un rumore improvviso spezza il silenzio e lo spaventa, coinvolgendo anche il lettore in un'esperienza di tensione. Qui vediamo come "paventare" crei un'atmosfera di attesa e ansia, mentre "spaventare" scateni una reazione rapida e intensa.

La bellezza di queste verbi, insomma, sta nella loro capacità di modulare le sfumature della paura. "Paventare" ci porta a riflettere, a soppesare il futuro con apprensione; "spaventare" ci travolge con l'immediatezza di un'emozione viscerale. I due verbi, complementari nel lessico e nell'immaginazione, ci ricordano che ogni parola è uno strumento prezioso, capace di arricchire e colorare il nostro modo di esprimerci. Non è, forse, questo il fascino delle parole? Renderci partecipi di un dialogo infinito tra pensieri, storie e sensazioni.



(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)




1 commento:

Pier Paolo Falcone ha detto...

Ormai, nell'italiano deforme dei nostri giornalisti e cronisti radio-TV, "paventare" ha assunto il significato di prevedere, preconizzare o addirittura sperare. Leggevo ieri in un giornale in edizione digitale: "paventare che in Ucraina si possa raggiungere rapidamente una pace giusta." Il mondo alla rovescia!
Del resto le deformazioni linguistiche stanno diventando una costante. Parlando dell'incendio su un aereo negli USA, occorso una decina di giorni fa, la tele-giornalista aveva affermato testualmente: "Tutti i passeggeri sono stati costretti ad evacuare." E' proprio vero che la paura gioca brutti scherzi ...