La nostra meravigliosa lingua madre è ricca di parole che riescono a
racchiudere più significati in un unico termine (polisemìa),
rendendola poliedrica e affascinante. Una di queste è “reale”.
Tuttavia, ciò che spesso si ignora è che queste accezioni hanno
natali diversi, pur convivendo armoniosamente nel nostro lessico
quotidiano.
Da un lato, reale è adoperato per descrivere
ciò che è vero, concreto, tangibile, cioè che esiste
effettivamente. Questo significato deriva dal latino ‘realis’,
che indica qualcosa... "relativo alla cosa" (‘res’, in
latino, significa proprio "cosa"). Quando diciamo, per
esempio, "la sua paura è reale", mettiamo in evidenza il
fatto che quella sensazione non è solo immaginata, ma è effettiva e
percepibile. Allo stesso modo, nell'espressione "il problema è
reale, non possiamo più ignorarlo", il termine serve a
rimarcare l'urgenza e la concretezza della situazione. Anche in
ambiti più astratti, come nel mondo virtuale, per esempio, si usa
spesso questa parola per enfatizzare la somiglianza con la realtà
concreta: questa simulazione sembra quasi reale.
Dall'altro
lato, reale acquisisce un significato totalmente diverso quando si
collega al mondo della monarchia, indicandone tutto ciò che si
riferisce al re (o alla regalità). Questo utilizzo deriva dal latino
‘regalis’, che significa "del re" (‘rex, regis’ in
latino è "re"). Qui il lemma in oggetto evoca
immediatamente immagini di sfarzo e autorità. Frasi come "la
famiglia reale parteciperà alla cerimonia" o "la guardia
reale è stata schierata in occasione dell'evento" ci portano in
un contesto in cui reale non è sinonimo di vero, ma rappresenta
qualcosa che appartiene alla sfera regale.
Questa
duplicità di significato si riflette anche in modi di dire e usi
figurati. Quando diciamo, per esempio, "è una preoccupazione
reale", il termine designa una questione tangibile e concreta;
ma se leggiamo una frase come "gli affreschi nel salone reale
erano spettacolari", l'aggettivo ci catapulta direttamente in un
mondo che odora di troni e teste coronate. La parola, insomma, si
muove con disinvoltura tra il quotidiano e il sontuoso, tra il
tangibile e il simbolico.
Per concludere queste noterelle.
Riflettere su un vocabolo come ‘reale’ ci permette di apprezzare
la profondità della nostra lingua, capace di racchiudere “mondi
linguistici distinti” in un solo termine. Ci sono altre parole che
conosciamo, altrettanto poliedriche, che meritano la stessa
attenzione? Forse è il momento di riscoprirle.
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La lingua “biforcuta” della stampa
Intercettazioni, via libera al limite di 45 giorni. Le opposizioni: “Immunità ai delinquenti”
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Per chi scrive meglio: immunità per i delinquenti (la norma dà l’immunità ai delinquenti).
(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)
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