domenica 23 giugno 2019

Sgroi - 23 - Gli usi dei parlanti e la pseudo-teoria del "sessismo" linguistico

di Salvatore Claudio Sgroi *

 0. L'evento
           La lettura di un anonimo trafiletto del domenicale del "Sole 24 Ore" del 16 scorso giugno (p. 24) intitolato "Giovanna Iannantuoni alla guida di Milano Bicocca" può essere l'occasione per analizzare la strategia del parlante nell'uso dei titoli riguardanti le donne.

 1. Caso 1. Ordinario s.m. "promiscuo" 'docente, uomo o donna, di prima fascia' vs Ordinaria s.f.
           Nella frase n.1 "L'ordinario di economia politica Giovanna Iannantuoni è stata eletta rettrice all'università Milano  Bicocca" la scelta del costrutto con "apposizione + nome proprio" ("L'ordinario Giovanna I.") indica la funzione ovvero 'la professione di docente di I fascia') ordinario come termine unigenere (sost. masch.) con duplice referente uomo-donna, l'informazione del sesso dell'ordinario essendo qui indicata dal prenome femminile (Giovanna).
          L'alternativa possibile (1.b) "L'ordinariA di economia politica Giovanna Iannantuoni" con ordinari-A s.f., "nome mobile" con esplicitazione iniziale del sesso avrebbe ribadito ridondantemente tale informazione, data la presenza del prenome femminile.

 2. Caso 2. " eletta rettrice" vs "eletta rettore"
          La parte finale della frase n. 1 "eletta rettrice" col s.f. rettrice, nome mobile, indica invece a un tempo ruolo e sesso.
           L'alternativa (2.a) "eletta rettore" s.m. promiscuo, ambi-sessuale, avrebbe privilegiato il ruolo, ed era giustificata in quanto si era già segnalato il sesso del neo-eletto.

 3. Il composto "donna rettore" e rettrice
           Nel successivo enunciato (3) "È la settima donna rettore in Italia" la presenza del composto libero con due "teste" morfologiche -- donna rettore -- ribadisce le due informazioni: nell'ordine prima sul sesso ("donna") e poi sul ruolo ("rettore").
           La possibile alternativa (3.a) rettrice s.f. (nome mobile) avrebbe cumulato in un solo termine le due informazioni (sesso e ruolo).

 4. Il composto rettore donna
           Nell'enunciato finale (4) "Gli altri atenei guidati da un rettore donna sono..." si caratterizza per una ulteriore variante: il composto libero "rettore donna", con al 1° posto il ruolo ("rettore") seguito dall'indicazione del sesso ("donna"), anche per evitare la ripetizione del precedente composto libero.
            La scelta della variante (4.a) "guidati da una rettrice" avrebbe comportato un solo lessema con cumulo delle due informazioni (sesso e ruolo).

 5. Morale della favola
          Il parlante aveva a disposizione due termini:
          1) Rettore1 s.m., promiscuo, ambi-sessuale, con referenti sia maschi che donne;
          2) Rettrice s.f., nome mobile ('donna') vs Rettore2 s.m. ('maschio').
          La (pseudo)teoria sessista della lingua avrebbe proibito l'uso di 1) rettore1 s.m., ambi-sessuale, perché a suo dire, rettore 2 s.m. deve designare soltanto un referente maschio, ed avrebbe imposto l'uso di rettrice s.f. e referenzialmente donna.
           Invece il parlante ha duttilmente utilizzato i termini messi a disposizione dalla lingua, non solo rettrice, ma non ha rinunciato all'ambi-sessuale rettore disambiguato grazie alla combinazione con donna in 1° e 2° posto.
          Quanto a Ordinario1 s.m. ha scelto invece il s.m., pur ambi-sessuale, scartando l'uso del femm. ordinaria s.f. (nome mobile), magari imposto dalla teoria sessista, disambiguato com'era dalla presenza del prenome femminile (Giovanna) con referente appunto donna.

 6. Rettore, Rettrice e Ordinario nella lessicografia
           Ma qual'è l'immagine degli usi reali dei parlanti riflessa nella lessicografia? Queste le possibili distinzioni semantiche al riguardo:
           Rettore1 s.m. (ruolo) e ambi-sessuale, nome "promiscuo" indicante cioè uomo e donna, e Rettore2 s.m. nome "mobile" uni-sessuato con referente cioè uomo vs Rettrice s.f., nome "mobile" indicante ruolo e sesso (donna).

 6.1. La rettrice non esiste proprio (Zingarelli 2018)
           Lo Zingarelli 2018 definisce rettore1 s.m. 'chi dirige un convitto, una comunità, una università e sim. il r. di un collegio; il Magnifico rettore dell'università di Bologna", senza menzionare lì il femm. rettrice, e tanto meno come lemma.
           Invece per ordinario2 segnala "s.m. (f. -ia) professore di ruolo: è diventato o. in un liceo; l'o. di medicina legale", con ordinaria forma flessa, derivata dal masch., e non promossa a lemma autonomo.

 6.2. Rettrice sì in subordine
           Per il De Mauro 2000 rettore1(-2) è "s.m. CO[mune] TS [Termine Specialistico] scol. la più alta autorità di un'università, eletta dai docenti e da rappresentanti di altre componenti della vita universitaria (...)", con gli ess. il rettore dell'Università di Torino, il Magnifico R. Senz'alcun cenno al sesso maschio/femmina.
           Si lemmatizza sì Rettrice s.f. con rinvio a rettore, ma senza fornire alcun chiarimento semantico, se non dando per scontato "s.f. = referente donna".
           Per Ordinario1 si precisa "s.m. TS scol. professore ordinario" ma nessun cenno al s.f. ordinaria.

           Il Treccani-Simone 2005-2009 invece lemmatizza rettore-1-2 s.m. e ambi-sessuale, promiscuo, con referente cioè uomo/donna: "anche in riferimento a donna". E aggiunge "f., non com., rettrice", che non è però lemmatizzato.
       Analogamente per ordinario1-2 "s.m. (educ., prof.) Professore ordinario (...) anche con riferimento a donna (meno frequente f. -a)", non lemmatizzato; quindi sia unigenere ambisessuale che nome mobile.

 Il Sabatini-Coletti 2007 definisce rettore1-2 s.m. "(anche con riferimento a donna; non comune f. -trice), ma senza lemmatizzare rettrice.
            Il lemma ordinario2 "s.m. (f. -ria) Nell'università, professore cattedratico: o. di filosofia".

 6.3. Rettrice versus Rettore2
           Il Garzanti-Patota 2013 lemmatizza come "nome mobile" rettore2 "n.m. [f. -trice]", ma aggiunge una lunga "Nota" in cui da un lato ribadisce che "il femminile regolare di rettore2 ["nome mobile] è rettrice, e così si può chiamare una donna che ricopra il ruolo di rettore", quindi non si esclude rettore1 come nome "promiscuo". Dall'altro osserva che "Alcuni preferiscono però chiamare anche una donna rettore1, al maschile [cioè 'nome promiscuo']. Si tratta di una scelta che non ha basi linguistiche ma sociologiche, e che comunque può creare nel discorso, qualche problema per le concordanze", per es. [aggiungiamo noi] "il rettore è incinto" o "il rettore è incinta"?
           Quanto a ordinario2: "n.m. [f. -ia, pl. -rie] forma abbreviata [recte: sostantivizzazione o conversione] di professore ordinario: ordinario di storia moderna".

 Anche il Devoto-Oli 2018 registra sinteticamente rettore2 "s., agg. (f. -trice)", ma rimanda a un box di "Questione di stile" (p. 1821), in cui si sofferma:
          (i) su Rettore1 s.m. "promiscuo": "spesso si usa il maschile anche quando ci si riferisce a una donna, specialmente nella denominazione Magnifico rettore". E si sottolinea che "Talvolta sono le stesse donne, elette alla guida di un ateneo, a preferire la forma rettore1 in quanto il maschile designa il ruolo istituzionale indipendentemente dal sesso di chi lo esercita";
           (ii) sui composti liberi: "Meno comuni sono le espressioni rettore donna e donna rettore, che sottolineano l'eccezionalità di una presenza femminile in cariche tradizionalmente maschili" (come nell'art. da cui abbiamo preso le mosse).
          (iii) In conseguenza di ciò "la formazione del femminile è inevitabilmente soggetta a oscillazioni" e che "Nonostante permanga una certa resistenza [...], il femminile rettrice tende oggi ad affermarsi per la crescente presenza delle donne ai vertici delle università e per la sempre maggiore sensibilità verso un uso del linguaggio non discriminante nei confronti delle donne".
          Quanto a ordinario2, si registra il "s.m. (f. -a) scol. Professore ordinario".

 7. La ricerca può continuare... E pro-rettore/pro-rettrice?
           E ci fermiamo qui con la rassegna lessicografica. Il lettore potrà ulteriormente continuare nell'analisi del rapporto tra usi reali dei parlanti e realtà (semplificata) dei dizionari. E sbizzarrirsi naturalmente con Google.
            O anche estendere la ricerca al composto pro-rettore/pro-rettrice, ancora più complesso nella designazione dei valori referenziali.

  
* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania

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