domenica 7 ottobre 2018

La stampa e il prefisso


Riproponiamo un vecchio articolo sul prefisso perché i massinforma (mezzi di comunicazione di massa) continuano a "ignorarne" l'uso corretto.

Cortese Direttore del portale,
la prego di voler pubblicare questa lettera aperta indirizzata agli amanti del bel parlare e del bello scrivere. Sono il Prefisso. Le mie origini sono nobili, discendo, infatti, dal latino "praefixus" (messo prima), composto con "prae" che significa 'innanzi' e "fixus", participio passato di "figere" (fissare, attaccare). Letteralmente significo, per tanto, "attaccato prima". In grammatica rappresento ciascuna di quelle "paroline", solitamente avverbi o preposizioni, che si mettono prima della radice di un'altra parola per modificarne il significato fondamentale; sono, insomma, un elemento che si premette a determinati vocaboli per formarne altri della stessa famiglia. Perché questa lettera? Perché non sempre sono adoperato a dovere. Molto spesso, per non dire sempre, mi "vedo" unito alla parola che segue con un trattino: anti-democratico; post-comunismo; pre-matrimoniale. Se debbo essere attaccato alla parola quel trattino che senso ha? Quest'ultimo (il trattino) va bene per le parole composte (o accoppiate): la guerra arabo-israeliana. Per non parlare, poi, del prefissoide "filo", termine greco che significa "amico", "amante" e simili. La stampa, tutta, si 'diverte' a scrivere "filo-palestinese", "filo-arabo", "filo-israeliano"e via dicendo. In questi casi "filo" è un prefisso(ide) e in quanto tale si unisce alla parola senza quel ridicolo (e grammaticalmente scorretto) trattino: filopalestinese. Nessuno, insomma, scrive (finora, per lo meno) "filo-sofia","filo-logo", "filo-antropo". Perché, dunque, le altre parole con "filo" debbono essere storpiate? Mi risulta che alcuni giornalisti (ma non solo) giustificano l'uso del trattino per non creare, se la parola che segue comincia con vocale, una forma cacofonica. Ma mi facciano il piacere! Motivazione pretestuosa in quanto in lingua esiste la cosí detta crasi (dal greco "kràsis", mescolanza), vale a dire la fusione ("mescolanza") di due parole in una in modo che l'ultima vocale della prima parola si unisca ("mescoli") alla prima dell'altra come, per esempio, in "capufficio" in luogo di capoufficio, "fuoruscita" invece di fuoriuscita.  Si può dire benissimo, quindi, "filarabo" invece di filoarabo, "filisraeliano" in luogo di filoisraeliano, "filamericano" anziché filoamericano. Il prefisso, insomma, è una parola semanticamente non autonoma e si unisce a un'altra parola per rafforzarne o variarne il significato, non necessita, per tanto, di quell'orribile trattino.
Vi ringrazio di cuore della vostra attenzione di cui mi avete onorato, ringrazio altresí il Direttore per la sua cortese ospitalità. Un saluto dal vostro
Prefisso


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