sabato 16 aprile 2022

Previo e salvo: avverbi o aggettivi?


 
R
iteniamo  importante spendere due parole sull’uso distorto (secondo chi scrive) – e, quindi, ‘raddrizzarlo’ – di due aggettivi tanto cari ai nostri burocrati: previo e salvo. Previo e salvo sono, come dicevamo, due aggettivi e in quanto tali concordano nel genere e nel numero con il sostantivo cui vengono anteposti. Ci capita sovente di leggere in documenti ufficiali – quelli redatti dalla ‘macchina burocratica’ - frasi tipo “la documentazione richiesta sarà rilasciata previo domanda scritta”; oppure “l’ufficio si riserva il diritto di decidere in merito, salvo eccezioni previste dalla legge”. Bene. Anzi male, malissimo. Quel ‘previo’ e quel ‘salvo’ sono maledettamente errati perché non sono avverbi – che rimangono, ovviamente, invariati – ma aggettivi, di conseguenza devono concordare con il sostantivo. La forma corretta deve essere, per tanto, previa domanda scritta e salve eccezioni (fatte salve le eccezioni). Previo, insomma, dal latino ‘prae’ (prima) e ‘via’ (strada), significa ‘inviato prima’, quindi ‘che precede’, ‘precedente’. Precedente (o previo), dunque, non è un aggettivo? Per quale motivo debba essere considerato alla stregua di un avverbio resta un mistero eleusino. Sicuramente qualche linguista dissentirà. Ce ne faremo una ragione.

***

Qualche consiglio (linguistico)

Malacitano – così si chiama l’abitante di Malaga, città dell’Andalusia, non malagalese.
Malcostume – nella forma plurale il termine si scinde in due parole: mali costumi.
Mettere in guardia – l’espressione significa avvisare qualcuno di guardarsi da persone o da cose dalle quali potrebbe averne un danno e si costruisce, per tanto, con la preposizione da, non su: Paolo ha messo in guardia Giovanni dai risultati che otterrebbe se intraprendesse quella strada.
Mezzogiorno – il suo plurale è mezzogiorni: l’appuntamento è tutti i mezzogiorni.



 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi: saranno prontamente rimosse)

4 commenti:

V.Ppnr ha detto...

"Mettere in guardia"
Non scriverei (o direi) "... dalle quali potrebbe averNE un danno...", ma "... dalle quali potrebbe avere un danno...".
Superfluo spiegare la ragione.
Vittorio Pepe

V.Ppnr ha detto...

Quanto a "salvo" propongo la lettura dell'articolo:


https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/salvo/1053&ved=2ahUKEwiyvafZ_Jf3AhUw_7sIHbpUBo8QFnoECEcQAQ&usg=AOvVaw2hX_FwjADXgtnkGvm7SUNP

Vittorio Pepe

Fausto Raso ha detto...

Concordo: meglio senza il "ne" (che, però, non è un errore).
FR

Fausto Raso ha detto...

Qui la lettura dell'articolo indicato da Pepe.