domenica 23 settembre 2018

Complemento di paragone o complemento partitivo?


Molti studenti - dovendo fare l'analisi logica di un periodo - non riescono a distinguere il complemento di paragone da quello partitivo (le due espansioni o determinazioni sono, infatti, simili perché introdotte entrambe dalla preposizione [semplice o articolata] "di"). Che cosa fare, allora, per "districarsi"? Semplice. Basta rammentare che il primo (il complemento di paragone) dipende da un comparativo ("comparare", "paragonare", "confrontare"), vale a dire da un confronto di maggioranza o di minoranza fra due termini: il fiume Po è più lungo del Tevere (si paragona, infatti, la lunghezza del Po con quella del Tevere); gli amici di Paolo sono piú ricchi di quelli di Giovanni. Il Tevere e quelli (di Giovanni) sono, dunque, complementi di paragone. Il secondo complemento, quello partitivo, si ha in dipendenza di un superlativo relativo, vale a dire di un aggettivo che eleva al massimo grado una qualità di un solo elemento (rispetto all'insieme): Giovanni è il piú studioso degli alunni; questo quadro è il piú bello di tutti; questa automobile è la meno cara di tutte. "Il piú studioso", "il piú bello" e "la meno cara" sono superlativi relativi di conseguenza "degli alunni", "di tutti" e "di tutte" sono complementi partitivi.

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Piccolo dizionario di parole "difficili": atrabiliare. Aggettivo denominale, da atrabile, composto con le voci greche "àtra" (nera) e "bìlis" (fiele). Si dice di persona che è costantemente di pessimo umore, irascibile, collerica.

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