lunedì 15 aprile 2019

Considerazioni sull'uso "distorto" di alcune locuzioni

Ci sono alcune locuzioni nella lingua italiana che - a nostro modo di vedere -  non sono adoperate a dovere; vengono usate impropriamente, per non dire "stortamente", con il beneplacito dei vocabolari (tutti?) dell'uso. Già sentiamo il sibilo degli strali che ci lanceranno i "linguisti d'assalto" se, per caso, si imbatteranno in questo sito. Ma noi facciamo spallucce e andiamo avanti, sempre piú convinti di quanto stiamo per scrivere. Cominciamo, dunque, con l'espressione "prendere atto" (o "dare atto"). Qualche giorno fa, su un giornale "che fa opinione" abbiamo letto: «Il ministro deve prendere atto che ognuna delle sue parole ha un peso politico non indifferente, anche se concordiamo con quanto ha scritto circa la proposta di legge per la lotta alla delinquenza organizzata». Dov'è l'improprietà o la stortura? Sull'uso della congiunzione "che" invece della preposizione "di". Si prende e si dà atto "di" qualcosa. Prendo atto della tua buona fede, quindi la riconosco, l'ammetto, la confermo. Ci sono dei casi, però, in cui non si può assolutamente adoperare la preposizione "di" in quanto si andrebbe incontro a una stonatura fono-sintattico-grammaticale. Come comportarsi, allora? Semplicissimo. Si fa seguire "prendere atto" (e "dare atto") dalla locuzione "del fatto che": prendo atto del fatto che sono stato ingannato. Quanto scritto  vale anche  - sempre a nostro modo di vedere - per la locuzione "rendere conto": si rende conto "di" qualcosa. Mi rendo conto "di" avere sbagliato, non "che" ho sbagliato. Quanto a "ognuna" - sempre secondo la nostra "ottica linguistica" - non si può riferire a una cosa. Ognuna è il femminile del pronome/aggettivo ognuno che significa "ogni uomo", "ogni persona". Le parole sono persone? "Ognuna delle sue parole" ci sembra, quindi, se non proprio un errore, un uso improprio dell'aggettivo/pronome, che, alla bisogna, può essere sostituito con "ciascuna": ciascuna delle sue parole. Ciascuna, oltre tutto, al contrario di ognuna, avendo un valore distributivo distingue maggiormente ogni singola unità: ciascuna parola, vale a dire "parola per parola", esaminata singolarmente. E concludiamo con il verbo "concordare" perché nel periodo sopra riportato è stato costruito in modo errato: con la preposizione "con" e non, correttamente, con la sorella "su". Concordare, dunque, può essere tanto transitivo quanto intransitivo. Nel primo caso ha i significati di: “stabilire una cosa di comune intesa” e “riuscire a mettere d’accordo persone che sono tra loro in dissidio o in urto”, quindi  “comporre divergenze”, “superare contrasti” e simili:  Dopo lunghe trattative le varie fazioni hanno concordato un periodo di tregua; Giovanni e Mario hanno finalmente concordato un comune piano d’azione. Nel secondo caso assume il significato di coincidere: le tue idee concordano, vale a dire coincidono con le mie. In questo esempio il verbo concordare è costruito in modo corretto con la preposizione con. Quando, però, il predetto verbo sta per “convenire”, “essere d’accordo” si deve costruire con la preposizione (semplice o articolata) su: concordo con te su quanto hai detto, sono, cioè, d’accordo con te sulle tue idee. Si è d’accordo (si concorda), insomma, su una cosa, non con una cosa. Quest’ultima preposizione si adopera esclusivamente con le persone: concordo con Luigi su quanto ha esposto.   

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La lingua "biforcuta" della stampa
Da un "autorevole" giornale in rete:
I giovani credono ancora nell’Ue: ecco l’antidoto all’eurocinismo italiano
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In buona lingua italiana il sostantivo "antidoto" si fa seguire dalla preposizione/avverbio "contro", non dalla preposizione semplice o articolata "a". Viene, infatti, dal latino tardo "antidotum", che significa "(medicinale) dato contro". Correttamente, quindi: "(...) ecco l'antidoto contro l'erurocinismo italiano". 

 
Dal vocabolario Sabatini Coletti:
an-tì-do-to] s.m.
1 Sostanza che annulla gli effetti di un veleno
2 fig. Rimedio, conforto, sollievo: un bel film è un a. contro la noia

 

 


    

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