lunedì 4 marzo 2019

Sgroi - 14 - "Cos¡ parlò la Crusca". Ma l'errore non "ci sta proprio!"


di Salvatore Claudio Sgroi *

1. Oggi nel sito della Crusca Paolo D'Achille ha tratto le conclusioni, attese da un mese, dal fitto dibattito suscitato col suo "Tema del mese di gennaio" dedicato a "Qual è il problema? L’ortografia!", ribadendo la posizione tradizionalista della Crusca, a favore del "Qual è" rispetto al "Qual'è" apostrofato, già espressa nel 2002, anzi per certi versi rincarando la dose.

2. Possiamo così caratterizzare la posizione espressa in questo "Intervento conclusivo":
1°) La nozione teorica di "standard" è fatta coincidere (con A. Castellani) con l'esistenza di una sola forma linguistica, e l'esistenza dell'"italiano standard" è tale solo se comporta una sola forma come "corretta" (nel nostro caso "qual è?"). Viene invece negata la possibilità teorica di uno "standard" con varianti (qui "Qual'è" accanto a "qual è"). Ma per es. T. De Mauro aveva insistito sulle varianti dello standard.
            2°) La norma corretta è fatta coincidere con la "maggioranza dell'uso colto", nel caso specifico con la maggioranza di "qual è", ma non certamente nei social. La minoranza dell'uso colto (qui Qual'è" apostrofato), o l'oscillazione degli usi colti, non hanno alcuno spazio.
            3°) Il "Qual'è" apostrofato è benevolmente giudicato una forma dovuta alla "fretta", una "sbadataggine", una forma che "scappa", una "piccola trasgressione", consentita solo a qualcuno...
            4°) Contro il minoritario "Qual'è" è suggerita la "strategia dell'evitamento", ovvero la forma piena <quale è?> ("accettabile"). Ma sinceramente improponibile in enunciati interrogativi come appunto la domanda secca <Qual'è?>. Chi opterebbe per il trisillabico <quale è?> ['kwa.le. è?], al posto del bisillabico Qual'è? [kwa.l'è?]?
            5°) Se da un lato si ribadisce che la Crusca "consiglia, non prescrive" <qual è?> al posto dell'apostrofato <Qual'è?>, dall'altro però si giudica "elegante" <qual è?> e quindi in-elegante, trasandata la forma apostrofata <Qual'è?>.
            6°) Nell'intervento la grafia <Qual'è> in quanto cattivo esempio da sottrarre il più possibile allo sguardo del lettore è indicata pedagogicamente, con elegante variazione sinonimica, come "l’apostrofo tra qual ed è" (4 volte), "sequenza apostrofata" (2 volte), "qual apostrofato prima di è" (2 volte), "forma concorrente", "grafia con l’apostrofo", "maggiore presenza dell’apostrofo".
           
3. Dal mio punto di vista, la grafia "Qual è?", grafia tradizionalissima e corretta, riflette il troncamento di quale in qual proprio dell'italiano antico, non contemporaneo, rimasto in tutte le forme cristallizzate opportunamente riprese nell'intervento, ed è grafia in realtà "dissociata" rispetto alla "normale" (e coerente) grafia con apostrofo "Qual'è?".  Che riflette invece la corrente elisione, cancellazione della vocale di "quale" in "qual' " solo dinanzi ad [è/era] e non più dinanzi a consonante ("*Qual macchina hai comprato? chi lo dice?).
            Il "lapsus", la "sbadataggine", la "fretta", la "trasgressione" (del Qual'è) testimoniano solo la presenza nel parlante della Regola-1 (con l'apostrofo) nell'Inconscio in contrasto con la Regola-2 (senza l'apostrofo) imposta dal Superego.
Al parlante la libertà di scegliere la Regola-2 (senza apostrofo) della dissociazione maggioritaria (non però dei social, ribadiamo) oppure la Regola-1 del Qual'è del subconscio, più coerente e serena e non meno corretta perché adottata da parlanti colti, pur se minoritari.
En passant, non aveva avuto paura del “Qual’è” apostrofato l’ indimenticabile presidente della Crusca Giovanni Nencioni, che l’ aveva adoperato in un testo istituzionale del 1945. E non diversamente si era comportato il precedente presidente della Crusca, Giacomo Devoto, che in un suo importante articolo del 1955 aveva scritto: “Qual’è la differenza tra dialetto e lingua?”.

            4. A questo punto la chiusura dell'intervento:
 "E se allora qualcuno gli fa rilevare l’“errore”, come si dice oggi, “ci sta”mi sembra, sinceramente, in grande contraddizione con la più volte asserita assicurazione (a parole) di voler "consiglia(re), non prescrive(re)". 
No, "l'errore non ci sta proprio!".


* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania



3 commenti:

Fausto Raso ha detto...

Il prof. D'Achille, nelle sue conclusioni circa il dibattito sul "qual(')è", ha ribadito, in buona sostanza, che la forma da preferire e consigliata dalla Crusca è quella senza apostrofo. Tra le altre cose scrive: «Anzitutto, come ho detto, l’ortografia rappresenta una convenzione, che non sempre e non necessariamente si appoggia alle regole fonetiche: lo dimostra chiaramente la differenza di trattamento che hanno gli avverbi di luogo qui e qua, non accentati sebbene tonici, e lì e là, che invece lo sono». Il "paragone", francamente, non mi sembra pertinente, oserei dire scorretto.In realtà qui, qua, lì e là sono tutti e quattro voci monosillabiche toniche, ma il segnaccento grave si segna solo in lì e là perché esistono altri monosillabi peraltro atoni (clitici) con cui potrebbero confondersi (li e la, rispettivamente pronome e articolo-pronome). Invece nel caso di qui e qua non esistono possibili omografi con cui si creerebbe confusione e quindi sono privi del segnaccento grafico.

Luca ha detto...

Non ho nulla da aggiungere a quanto scrive il Professor Sgroi, se non l'osservazione che nell'intervento conclusivo di D'Achille si veda chiaramente la "manina" di Marazzini. Se hanno scomodato il Presidente, si ha l'ennesima conferma che la quisquilia tanto quisquilia non sia.

Alla fine della fiera, la Crusca si è rimangiata in un solo boccone la sua pretesa di non avere un ruolo prescrittivo sulla lingua: ce l'ha e lo rivendica anche.

Provando a mettermi nei panni di Marazzini, posso forse immaginare che dopo le polemiche seguite allo "sdoganamento" di "uscire il cane", il Presidente stia imponendo dall'alto un periodo di "austerità". Il problema è che "uscire il cane" è un'espressione dialettale assolutamente inadatta in uno scritto, mentre qual'è è italiano vivo e assolutamente nazionale!

In breve, il 4 marzo 2019 non è stata scritta una pagina brillante per l'Accademia.

Fausto Raso ha detto...

Ancora sulle "conclusioni" del prof. Paolo D'Achille sulla grafia "corretta" di qual(')è, che scrive: «Tutte le lingue scritte (compresi i dialetti italiani che hanno una lunga tradizione letteraria, come il veneziano e il napoletano) hanno delle loro regole ortografiche e anzi la fissazione di queste regole sembra spesso essere il primo passo per la costituzione della norma grammaticale (lo abbiamo visto anche di recente, nel caso delle cosiddette “lingue regionali”)». Una norma grammaticale non "vieta" l'uso delle virgolette dopo 'cosíddetto/cosí detto' essendo queste ultime "dentro" il cosiddetto? Quindi: «nel caso delle cosiddette lingue regionali» o «nel caso delle "lingue regionali"».