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venerdì 24 marzo 2017

Signora o signorina?

A questo quesito risponde Paolo D'Achille (Crusca).
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La parola proposta da questo portale e non a lemma nei maggiori vocabolari dell'uso: icetèrie. Sostantivo femminile plurale con il quale si indicavano, nell'antica Grecia, le feste di carattere espiatorio. Si veda anche qui.




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Martedí scorso, in questo intervento, scrivevamo che non ci saremmo mai rassegnati davanti agli "strafalcioni" che la stampa ci "propina" - come suol dirsi - a ogni piè sospinto. Da un quotidiano in rete:
"Toglieva le multe a parenti e amici"
Non è abuso d'ufficio, vigilessa assolta

L'argomento, amici lettori, è trito e ritrito: una donna che appartiene al corpo dei vigili urbani è una "vigile".
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Nota d'uso (De Agostini)
Il nome vigile, secondo le normali regole della lingua italiana, è maschile o femminile secondo se si riferisce a uomo o a donna: il vigile, la vigile. È in uso anche vigilessa, che però può avere anche tono scherzoso o valore spregiativo, come tradizionalmente hanno avuto diversi femminili in -essa. Alcuni poi preferiscono utilizzare il nome vigile al maschile anche per una donna (il vigile Giovanna Giovannoni, ndr). Si tratta di una scelta che non ha basi linguistiche, ma sociologiche, e che comunque può creare, nel discorso, qualche problema per le concordanze. Il vigile urbano può avere nomi diversi a livello regionale: per esempio ghisa a Milano (per allusione scherzosa al cappello alto e rigido della divisa tradizionale), civico in alcune regioni dell’Italia settentrionale e pizzardone a Roma. Si tratta però di denominazioni antiquate, sempre meno usate se non quando si vuol fare del “colore locale”.



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