
martedì 11 gennaio 2011
«Estemporaneo» ed «estraneo»

lunedì 10 gennaio 2011
Due complementi distinti ("rapporto" e "relazione")

Saremo lieti di essere smentiti, ma a nostro modo di vedere sono due complementi distinti. Il complemento di relazione, chiamato anche “accusativo alla greca” (tipico del costrutto sintattico del greco antico) non è introdotto da alcuna preposizione e indica in relazione e limitatamente a che cosa venga espressa l’idea contenuta in un verbo al participio passato come, per esempio, “colpito”, “ferito”, incoronato”, “cinto”, “vestito” ecc. o in un aggettivo come, sempre a mo’ d’esempio, “nudo”, “biondo”, “pallido” e via dicendo. Vediamo qualche esempio d’Autore: “Ebe, ilare il volto e l’abito succinta, le corse incontro” (V. Monti); “Sparsa le trecce morbide sull’affannoso petto” (Manzoni).
Il complemento di rapporto, introdotto dalla preposizione “con” (a volte anche “fra” o “tra”) indica, come dice lo stesso termine, la persona, l’animale o la cosa con cui si stabilisce un... rapporto, un legame. Qualche esempio: Alcuni genitori hanno dei gravi contrasti con i figli; Con quell’individuo non voglio averci che fare; Fra compari, di solito, c’è molta intesa.
domenica 9 gennaio 2011
«Acceffare»

http://www.etimo.it/index.php?term=ceffo
Essere la panca delle tenebre
Forse pochi conoscono questo modo di dire, che significa “essere sistematicamente maltrattati”, “essere la vittima di turno” per cui nessuno ha rispetto e tanto meno pietà. La locuzione trae origine dalle cerimonie liturgiche che si svolgevano, in passato, durante la settimana santa. Nel corso della suddetta settimana, durante l’ufficio religioso delle Tenebre i devoti percotevano le panche della chiesa con delle verghe.
sabato 8 gennaio 2011
«Disarmare»

Ecco un altro verbo, disarmare, che adoperato in senso figurato (e sempre con il beneplacito dei vocabolari) è un francesismo da evitare in buona lingua italiana. Il significato “principe” del verbo è “privare delle armi”, “togliere le armi”: tutti gli uomini furono catturati e “disarmati”. Impiegarlo - come molti fanno - con il significato di “placare”, “rabbonire”, “domare”, “conquistare” e simili è - ripetiamo, a nostro modo di vedere - un gallicismo da respingere recisamente. Non si dica, per esempio, quella ragazza ha un sorriso che disarma, ma ha un sorriso che conquista. Si può accettare - sempre a nostro avviso - solo nel significato di “cedere”, “rinunciare”, “ritirarsi”, “mollare”: nonostante le pressioni ricevute quell’individuo non disarma (non rinuncia a...).
http://www.etimo.it/?term=disarmare&find=Cerca
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Chiediamo scusa. Ma dobbiamo tornare, ancora una volta, su “monolingue” perché abbiamo scoperto che la versione in rete del vocabolario “Treccani” differisce da quella cartacea.
Alla cortese attenzione della redazione
Da Vocabolario on line TagT:
monolingue
monolìngue agg. [comp. di mono- e lingua, sul modello di bilingue], invar. – 1. Scritto o redatto in una sola lingua (contrapp. a bilingue, plurilingue, multilingue): iscrizione m.; documento, contratto m.; di opera lessicografica, che registra le parole e la fraseologia di una sola lingua, spiegandole e definendole con altre parole della lingua stessa, come per es. un vocabolario o dizionario italiano, o francese, o inglese, o russo (in contrapp. ai vocabolarî o dizionarî bilingui, che registrano, in genere senza definizione, le parole e le locuzioni di una lingua per darne la traduzione in un’altra lingua, come sarebbe, per es., un vocabolario italiano-tedesco e viceversa). 2. Di individuo o gruppo etnico che conosce e usa una sola lingua, o di luogo in cui è conosciuta e parlata una sola lingua o il solo dialetto locale: essere m.; popolazione m., zona monolingue.
COMMENTI
Monolingue (2) La versione cartacea del "Treccani", correttamente - a mio avviso - non specifica l'invariabilità. Se ne deduce, quindi, che il plurale è "normale": monolingui. Come si spiega questa disparità di opinioni tra i due "Treccani"? A chi deve dare ascolto una persona sprovveduta? Fausto Raso
da fauras- 07/01/2011 17:55:01
Monolingue Sono stupefatto! L'aggettivo in oggetto non è invariabile, il suo plurale è "monolingui", come i plurali di bilingue, plurilingue, multilingue (bilingui, plurilingui, multilingui). Il Dop, il Dizionario di Ortografia e di Pronunzia, è chiarissimo: monolingui. Fausto Raso
da fauras- 05/01/2011 18:25:44
venerdì 7 gennaio 2011
Unilingue

veramente interessante la diatriba circa “monolingue/monolingui”. Le confesso che ho sempre ritenuto che tale aggettivo fosse invariabile: il dizionario monolingue, i dizionari monolingue. Scopro ora, grazie a lei, che ho sempre... sbagliato. A questo proposito vorrei sapere se, invece di monolingue, si può usare “unilingue”, con il relativo plurale, sulla scia di unilaterale. I vocabolari in mio possesso non ne fanno menzione. Lei cosa ne pensa?
Grazie e auguri per un sereno 2011.
Goffredo D.
Latina
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Cortese Goffredo, i vocabolari non lo attestano (la sola eccezione, mi sembra, il GDU del De Mauro) perché, pure esistendo, non è adoperato in quanto non si è cristallizzato nell’uso, come monolingue. Se le piace, lo usi pure, nessuno - se conosce e ama la Lingua - potrà meravigliarsi. Unilingue è stato “immortalato” dal linguista Gaetano Berruto. Clicchi su questo collegamento: http://books.google.it/books?id=6LJhAAAAMAAJ&q=unilingue&dq=unilingue&hl=it&ei=aOsgTbikB8OVswaEpdzqDA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=11&ved=0CFEQ6AEwCg
giovedì 6 gennaio 2011
Monolingua? No, monolingue

mercoledì 5 gennaio 2011
Purchessiano

Sarebbe interessante conoscere i motivi che hanno indotto i redattori dell’edizione 2008 del vocabolario della lingua italiana di Aldo Gabrielli a “correggere” il loro Maestro.
Nel “Dizionario Linguistico Moderno” del linguista scomparso, alla voce “purchessia” si legge: Aggettivo (pl. purchessiano). Sempre posposto al nome: “Una veste purchessia”, “Tre libri purchessiano”. Anche ‘pur che sia (siano)’.
Nel Gabrielli 2008 in rete si legge:
purchessia
[pur-ches-sì-a]
ant. pur che sia
agg. indef. inv.
(sempre posposto a un s. sing.) Qualsiasi, qualunque sia: bisogna trovare un mezzo p.; sceglierete nel mazzo una carta p.
Come mai, dunque, “purchessia” da variabile è divenuto invariabile?
Il plurale, “purchessiano”, si trova, comunque, in molti libri:
Nuova antologia
Francesco Protonotari - 1932
... antipatiche pel vezzo di esaltare al sommo della scala i cultori purchessiano della critica estetica o psicologica — fra i quali, naturalmente, sarebbero compresi essi in prima fila — come i privilegiati possessori della genialità, ...
Giornale storico della letteratura italiana: Volumi 101-102
Vittorio Cian, Egidio Gorra, Francesco Novati - 1933
... e rese più antipatiche pel vezzo di esaltare al » sommo della scala i cultori purchessiano della critica estetica o » psicologica — tra i quali, naturalmente, sarebbero compresi essi •< in prima fila — come i privilegiati possessori ...
· La Critica: Volume 31
Benedetto Croce - 1933
Cr., il poeta ci appare preso dalle più cocenti preoccupazioni filosofiche del tempo, ben lontano dal cristianesimo, ben lontano dell'accodarsi a situazioni politiche purchessiano. Che cosa, invece, bisogna pensare delle Georgiche e ...
martedì 4 gennaio 2011
Declinare e Detenere

Il secondo, detenere, vale ‘tenere presso di sé (qualcuno o qualcosa) con la forza’ e solo con questo significato andrebbe adoperato. I detenuti non sono trattenuti “con la forza”? Non ci sembra corretto, quindi, usarlo in altre accezioni come, per esempio, “detenere un primato”, “detenere il brevetto” e simili. Anche in questi casi ci sono altri verbi per l’occorrenza: vantare, tenere, avere, possedere ecc.
lunedì 3 gennaio 2011
La (arte) cucinaria non è "degradante"

Non vorremmo rovinare l’inizio del nuovo anno a qualche linguista (molto spesso improvvisato, e la rete pullula di questa “gente”) che si dovesse imbattere, casualmente, in questo sito. Ciò che stiamo per scrivere, infatti, farà storcere il naso a qualcuno, ma non possiamo sottacere l’uso improprio - a nostro avviso - che taluni fanno dell’aggettivo “degradante”, ‘spalleggiati’, purtroppo, da alcuni vocabolari. Degradante, dunque, è il participio presente del verbo “degradare”, che significa “privare del grado”: quell’ufficiale è stato degradato. E solo in questo significato - in buona lingua - andrebbe adoperato. All’infuori di questa accezione si dovrebbero adoperare altri aggettivi che fanno alla bisogna: avvilente, umiliante e simili. Non diremo, quindi: Giulio è stato costretto a un lavoro degradante, ma, “correttamente”, a un lavoro umiliante. C’è anche un caso inverso, però, un aggettivo ritenuto scorretto, che... scorretto non è: cucinario. Molti linguisti, infatti, lo condannano e “consigliano” culinario. Quest’ultimo aggettivo, invece, pur avendo origini latine (http://www.etimo.it/?term=culinario&find=Cerca) è un francesismo da evitare. Meglio, dunque, arte cucinaria, non culinaria. Ma tant’è.
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Dalla rubrica di lingua del Corriere della Sera in rete:
Questione di imperativo
Gentile Professore, le chiedo se esiste ed eventualmente qual è l'imperativo del verbo assuefare.
Colgo l'occasione per inviarle cordialissimi auguri per un sereno 2011 in buona salute e in serenità.
Grazie.
Firma
Risposta del linguista:
De Rienzo Domenica, 02 Gennaio 2011
Esiste sicuramente quello del riflessivo: assuefati.
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Esiste anche quello “normale”, eccolo:
assuefa, assuefai, assuefa', assuefaccia, assuefacciamo, assuefate, assuefacciano.

