lunedì 22 giugno 2026

La doppia ombra della paura: viaggio nell'aggettivo ‘paurevole’

 Un termine antico che vibra ancora fra timore e tremore

Il lessema paurevole rappresenta una delle tessere più affascinanti e meno frequentate del mosaico linguistico italiano. È una voce che oggi risuona agli orecchi contemporanei con un eco insolito quasi misterioso, capace di richiamare atmosfere d’altri tempi. Per comprenderne appieno la natura e la portata, occorre tornare nella nostra tradizione letteraria, dove questo aggettivo ha vissuto la sua stagione di maggiore intensità prima di scivolare ai margini dell’uso. Vediamo, dunque.

Ci sono parole che sembrano giungere da un corridoio laterale della lingua, come se fossero rimaste per secoli in una stanza poco illuminata, custodite da un silenzio rispettoso. Quando le si pronuncia, sollevano una polvere sottile di epoche lontane e rivelano una sorprendente freschezza concettuale. Paurevole appartiene a questa famiglia di lessemi che non hanno mai smesso davvero di esistere: hanno solo scelto di parlare più piano, lasciando che fossero i lettori più attenti a ritrovarli. È una parola che non si limita a dire la paura: la modella, la sfuma, la fa vibrare su due corde diverse, come un violino antico che conosce sia il tremore sia il brivido che lo provoca.

Sotto il profilo morfologico il termine si forma in modo cristallino: alla radice del sostantivo paura si lega il suffisso ‑evole, erede del latino ‑ibilis, che genera aggettivi capaci di esprimere un’attitudine o una qualità intrinseca, come dilettevole, piacevole, amorevole. La particolarità di paurevole non sta però nella forma, bensì nella sua ambivalenza semantica, un tratto tipico dell’italiano antico, che gli permette di oscillare tra un valore attivo e uno passivo.

Nella sua accezione attiva, paurevole indica ciò che incute paura. Un paurevole fragore di tuoni scoteva le mura della vecchia dimora. Dalla foresta saliva un ululato paurevole, come se la notte avesse una voce propria. La figura avanzava con passo paurevole, quasi disumano. In tutti questi casi, l’aggettivo non subisce la paura: la genera.

In quella passiva, invece, paurevole significa chi prova paura. Un fanciullo paurevole si stringeva alla madre al calare della sera. Era un uomo paurevole, pronto a scorgere minacce anche dove non ve n’erano. La cavalla, paurevole per natura, sobbalzava a ogni fruscio. Qui l’aggettivo tratteggia una disposizione interiore, un’inclinazione al timore.

La differenza rispetto al comune pauroso non sta, dunque, nella direzione del sentimento – dato che ambi i lessemi possono rivestire sia il valore attivo sia quello passivo – ma nel registro e nella sfumatura narrativa. Pauroso è il termine che ha conquistato l’uso comune, stabilizzandosi nella lingua di tutti i giorni. Paurevole, invece, è più mobile, più antico, più letterario: richiama la paura non come un dato di fatto, ma come una qualità intrinseca e quasi fatale del soggetto o dell’oggetto. Un bosco paurevole non è semplicemente un bosco che fa paura; è un bosco che possiede l’intima e misteriosa facoltà di generare il timore.

Questa duplice natura ha permesso alla parola di abitare le pagine dei grandi maestri della nostra letteratura. Il Grande dizionario della lingua italiana cita, infatti, esempi trecenteschi e quattrocenteschi. L’unico grande repertorio che lo registra – oltre al Tommaseo‑Bellini, che accoglie una quantità enorme di voci arcaiche, dialettali, letterarie, tecniche, popolari – è il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, che ne conserva esempi, varianti e oscillazioni semantiche. È come se la parola avesse trovato un unico vero custode, un archivio che ne ha preservato la memoria e la dignità, salvandola dall’oblio.

Secondo chi scrive, sarebbe bene riportare in auge l’aggettivo paurevole, oggi relegato ai margini della lingua, per distinguerlo dal fratellastro pauroso e restituirgli la sua piena cittadinanza stilistica.

Paurevole (Battaglia)

Paurevole (Tommaseo-Bellini): Agg. com. Da averne paura, Che mette paura. Sull'anal. di Spaventevole. Quist. Filos. C. S. (C) Puote avvenire per grande sforzamento angoscioso, e paurevole, sicchè l'uomo di ciò accatarra.





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