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mercoledì 17 febbraio 2016

Considerazioni "verbali"

Considerazioni sull'uso non ortodosso - a nostro modo di vedere - di alcuni verbi, cosí, come ci vengono alla mente. Chiamare: è spesso adoperato, soprattutto nel linguaggio sportivo, nel significato di "chiedere" , "richiedere" (l'attaccante ha chiamato la palla al compagno).  Dimissionare: verbo da evitare, tanto nella forma attiva quanto in quella riflessiva (i vertici aziendali hanno dimissionato il capufficio; il sindaco si è dimissionato). In questi casi i verbi da adoperare correttamente - sempre a nostro modo di vedere -  sono: licenziare, congedare, deporre ecc.  Dirottare (propriamente "cambiare rotta"): oggi è invalso l'uso di riferirlo a persone (l'impiegato addetto è stato dirottato in un altro ufficio).  Formare: spesse volte è adoperato in luogo di "rappresentare", "essere", "costituire" e simili (la famiglia forma la mia ragione di esistere). Identificare: propriamente vale vedere se due o piú persone o cose sono identiche, uguali. Oggi si adopera sempre piú spesso con l'accezione di "accertare", "ravvisare", "riconoscere" e simili (dopo l'incidente il corpo del ragazzo è stato identificato dai genitori).     

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La parola proposta e non attestata nei vocabolari dell'uso: pessundare.  Verbo polisemico, vale "ingiuriare" e "calpestare". 
 
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Anche l'Accademia della Crusca può incorrere in errore, sia pure veniale:
Il signor Daniel B. ha chiesto all'Accademia un'interpretazione della forma salvo considerata "in tutte le sue possibili accezioni", indipendentemente dal genere (salva/salvo) e dal fatto che introduca o meno una proposizione esplicita (salvo che, salvo che non...): quando ha valore di "eccetto che" e quando quello di "fermo restando che"? 
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Dov'è l'errore? Vi domanderete. È presto detto: nell'uso errato dell'avverbio "meno" nel significato di "no". La cosa è ancora piú "stupefacente" perché Luca Serianni, esponente della stessa Accademia, scrive: «In luogo di o no si adopera anche o meno (“ecco due cose le quali non so se mi garbassero o meno” Nievo), locuzione molto diffusa ma da evitare almeno nello scritto e nel parlato piú formale». Anche Aldo Gabrielli, nel suo "Dizionario Linguistico Moderno", scrive: « [meno] (…) non deve mai usarsi in proposizioni disgiuntive col significato di ‘no’: “Non so se partire o meno”; “Dimmi se verrai o meno alla conferenza”; dirai: “Non so se partire o no (oppur no)”; “Dimmi se verrai o no (o non verrai) alla conferenza” (…)».

 
 
 
 

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