lunedì 10 settembre 2018

Osservazioni... (3)

La maggior parte dei vocabolari dell'uso non consente/ono il plurale del sostantivo scendiletto. Si può, invece, pluralizzare regolarmente (scendiletti) perché è un nome composto di una voce verbale (scendere) e di un sostantivo maschile singolare (letto) e la "legge linguistica" non vieta simili plurali: il parafango/i parafanghi; il rompicollo/i rompicolli; lo scendiletto... gli sendiletti.

Si presti attenzione all'uso corretto degli aggettivi amovibile e inamovibile, perché molte persone (e, purtroppo, tra queste, dobbiamo annoverare anche gente "di cultura") credono che siano l’uno sinonimo dell’altro e li adoperano, sbagliando, indifferentemente. Hanno, invece, significati completamente opposti. Il primo, amovibile, non è formato - come molti credono - con “alfa privativo” greco, viene dal latino “amovère” e significa che “può essere rimosso”, che “si può spostare”; il secondo, inamovibile, è composto con il prefisso “in-” e ‘amovibile” e vale che “non si può spostare”, che “non si può rimuovere”. Il prefisso “in-” anteposto a un nome o a un aggettivo conferisce a questi un significato contrario.

Contrariamente a quanto riportano le comuni grammatiche e i comuni vocabolari, l’aggettivo e sostantivo “purosangue” non è tassativamente invariabile. Essendo un nome composto si può pluralizzare secondo la regola della formazione del plurale dei nomi composti. Tale norma stabilisce che i nomi composti di un aggettivo e un sostantivo formano di regola il plurale come se fossero nomi semplici (cambia, quindi, la desinenza del sostantivo): il biancospino, i biancospini; la vanagloria, le vanaglorie; il purosangue, i… purosangui. Coloro che preferiscono dire e scrivere “purosangui”, pertanto, non possono essere tacciati di crassa ignoranza linguistica.

Il verbo pesare può essere tanto intransitivo quanto transitivo e si può coniugare con ambedue gli ausiliari (essere e avere). Prenderà l'ausiliare avere quando è adoperato con il significato di "avere importanza": ha pesato molto l'intervento del ministro. Si userà essere quando il verbo in questione ha il significato di "rincrescere" e simili: sapessi quanto mi è pesato darle ragione. Adoperato transitivamente significa "misurare il peso" (di qualcosa): ha pesato tutto il piombo che aveva a disposizione. In senso figurato vale "valutare" e simili: pesava (con gli occhi) tutti gli amici del figlio. 

domenica 9 settembre 2018

Osservazioni... (2)


Didentro e di dentro, avverbio e sostantivo. In funzione di sostantivo, per indicare la parte interna di qualcosa, è preferibile la grafia univerbata (una parola): occorre ripulire il didentro della botte.

Quasi tutti gli idiomi d’Europa e dell’Asia occidentale ci presentano i suoni delle vocali nell’ordine a tutti noto: a, e , i, o, u. Quest’ordine, sostengono alcuni studiosi di lingue, è arbitrario e capriccioso. Dopo lunghi, faticosi e approfonditi studi sono giunti alla conclusione che l’ordine esatto è quello che dispone i suoni delle vocali in scala – come le note musicali – secondo una gamma che segni le “relazioni” correnti tra un suono e l’altro. Quest’ordine sarebbe – in scala ascendente – u, o, a, e, i oppure – in scala discendente – i, e, a, o, u. Un musicista ha notato, infatti, che i suoni delle vocali si possono riprodurre artificialmente facendo passare una corrente d’aria attraverso l’ancia di un tubo: accorciando o allargando gradatamente il tubo, i suoni vengono emessi, appunto, secondo l’ordine.

Abbiamo notato che non tutti i vocabolari dell’uso attestano il termine sputapepe, che si riferisce a una persona dalla parlantina facile, arguta ma petulante. I dizionari che lo registrano lo danno come sostantivo invariabile. No, il vocabolo, riferito al maschile, si pluralizza normalmente: uno sputapepe, due sputapepi. Segue, infatti, la regola della formazione del plurale dei nomi composti. Tale regola stabilisce che un sostantivo composto di una voce verbale (sputare) e un sostantivo maschile singolare (pepe) nella forma plurale cambia regolarmente. Resta invariato solo se si riferisce a un femminile: Giovanna è una sputapepe; Luisa e Anna sono delle emerite sputapepe.

Il verbo "demeritare", che significa non meritare, può essere tanto transitivo quanto intransitivo. Giovanni, con il suo comportamento, ha demeritato la fiducia accordatagli. Usato intransitivamente, e sempre con l'ausiliare avere, acquista l'accezione di avere demerito: Silvano, per tutte le sue colpe, ha demeritato.

Due parole apposta su.... “apposta”. Quasi tutti, quando fanno l’analisi grammaticale del vocabolo in questione lo classificano come avverbio. No, non è sempre avverbio, può essere anche aggettivo invariato. Quando ha valore avverbiale sta per “di proposito”, “proprio per quello scopo”, “deliberatamente” (credo si comporti cosí apposta per infastidirmi); in funzione aggettivale vale “dedicato”, “destinato”, “fatto appositamente”, “adeguato allo scopo”, “adatto” (per far funzionare quel macchinario ci vogliono persone apposta). Si può scrivere anche in grafia analitica (due parole): a posta.

giovedì 6 settembre 2018

Osservazioni...


I verbi "intricare" e "intrigare" - anche se non tutti i linguisti concordano - si possono considerare sinonimi avendo la medesima origine e il medesimo significato:  arruffare, aggrovigliare  e simili e, in senso figurato, imbrogliare, ingannare.  Occorre fare, tuttavia, un distinguo. Adopereremo "intrigare" (con la "g") quando al verbo in questione diamo il significato di "allettare", "affascinare", "incuriosire":  il suo modo di fare mi intriga.
Certi è il plurale dell'aggettivo certo e in quanto aggettivo è errato adoperarlo - come fanno taluni -  in funzione di pronome al posto di alcuni, certuni, taluni. Non diremo, per tanto, certi credono di passarla liscia ma, correttamente, alcuni credono di passarla liscia.
Dopo è avverbio e preposizione impropria. In funzione di preposizione si unisce direttamente al sostantivo per mezzo dell'articolo: ci vediamo dopo lo spettacolo; richiede tassativamente la preposizione di se accompagna un pronome personale: partiremo dopo di loro. Concorre anche alla formazione di nomi composti invariabili e non raddoppia mai la p: dopolavoro, dopocena.
Alcuni fanno seguire la preposizione con dall'articolo partitivo (del, della, dei ecc). In buona lingua italiana è da evitare. Non scriviamo (e non diciamo), per esempio: al termine della cerimonia gli invitati hanno visitato la città con degli amici di vecchia data. La forma corretta è: con amici di vecchia data.



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Per la serie la "lingua biforcuta della stampa"


IL COMMENTO




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"Ricordiamo" ai titolisti del quotidiano in rete che non esiste il prefisso "ro-", la forma corretta è reboanti. Diamo la "parola" al vocabolario Treccani in linea: reboante (diffuso, ma non corretto, roboante) agg. [dal lat. reboans -antis, part. pres. di reboare «rimbombare», der. di boare «risonare», dal gr. βοάω]. – 1. raro. Rimbombante, dotato di profonda risonanza: voce r.; una sala reboante. 2. fig., spreg. Altisonante, ma di poca o nessuna sostanza: versi, periodi r.; pronunciò un discorso tronfio e reboante.

Gli operatori dell'informazione non dovrebbero "propagare" la lingua corretta? Stupisce, inoltre, constatare che molto spesso lo stesso Treccani riporta/i esempi di "buona lingua" tratti dalla stampa.

mercoledì 5 settembre 2018

Motivare "alla francese"


Il significato "principe" del verbo motivare è esporre, illustrare, elencare, addurre (i motivi), giudicare, precisare, spiegare, giustificare e simili, ovviamente secondo il contesto: motivare una scelta, motivare un provvedimento. I vocabolari lo attestano - addirittura come prima occorrenza - con il significato di provocare, cagionare, generare, causare: l'incidente è stato motivato dalla velocità del veicolo; i brutti voti riportati nella pagella hanno motivato la brusca reazione del genitore. Negli esempi sopra riportati il verbo motivare è adoperato alla francese e in buona lingua italiana - a nostro modo di vedere e con buona pace dei vocabolaristi - è da evitare. In questi casi ci sono altri verbi adatti. Cosí pure è da evitare l'uso del sostantivo motivazione nell' accezione di causa. La motivazione è l' «esposizione, l'elenco dei motivi». 


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La parola proposta da questo portale e non a lemma nei vocabolari dell'uso: barlocchio. Aggettivo e sostantivo. Si dice di persona che ha la vista debole. Si veda anche qui.

martedì 4 settembre 2018

Inoltrare e inoltrarsi


Anche questa volta, prima di sederci davanti al computiere, abbiamo indossato la pesantissima corazza per difenderci dagli strali che, inevitabilmente, ci arriveranno da qualche linguista (o lessicografo) se si imbatterà in questo sito, perché quanto stiamo per scrivere viene "smentito" dai vocabolari. Ma tant'è. Andiamo avanti per la nostra strada, convinti della bontà della nostra tesi. Vogliamo parlare del verbo "inoltrare" la cui forma corretta sarebbe/è  solo quella intransitiva pronominale, inoltrarsi, vale a dire "andare oltre", "proseguire verso l'interno" "addentrarsi", "spingersi innanzi" e simili: inoltrarsi nel bosco, nella foresta ecc. Nel linguaggio burocratico, con la benedizione dei vocabolari, inoltrare viene adoperato con il significato di "avviare", "trasmettere", "presentare" e simili: la sua domanda è stata inoltrata all'ufficio competente. Questo uso burocratico del verbo inoltrare  è scorretto - a nostro avviso - e i vocabolari non dovrebbero avallarlo. Ci sono tanti verbi che fanno alla bisogna: inviare, trasmettere, sottoporre, presentare e simili. Abbiamo notato, con somma gioia, che il vocabolario Palazzi è "dalla nostra parte": «inoltràre rifl. andar oltre: s'inoltrò nel bosco; fig. inoltrarsi nella lettura di un libro, negli studi. M.E. erroneo l'uso transitivo, per trasmettere una domanda, istanza, e sim.: inoltrare un'istanza (...)».

lunedì 3 settembre 2018

È espatriato o ha espatriato?


Molto spesso siamo assaliti dal dubbio circa l'ausiliare da usare con i verbi espatriare ed emigrare: Giovanni ha espatriato o è espatriato? Luigi e Paolo hanno emigrato o sono emigrati? Entrambi i verbi sono intransitivi e come la maggior parte di questi richiederebbero l'ausiliare essere (anche se una regola ferrea non si può stabilire): Giulio è partito; Marisa è uscita. Con i verbi in oggetto, però, una regola esiste. Useremo l'ausiliare avere quando espatriare ed emigrare sono adoperati assoluti (da soli): Giuseppe ha emigrato; Loredana ha espatriato. Ricorreremo al verbo essere quando è indicato il luogo, il paese: Ivano è emigrato in Brasile; Lucia è espatriata in Colombia. Alcuni - erroneamente - danno al verbo espatriare un significato transitivo rendendolo passivo: Giuseppe fu espatriato contro il suo volere. È un errore marchiano.

domenica 2 settembre 2018

Il piroconofobi


A fine estate - fra poco - potremo riporre nel ripostiglio il piroconofobi (o piroconofobo), senza il quale molti di noi, probabilmente, non sarebbero "sopravvisuti". Ecco, se non cadiamo in errore, un altro sostantivo "snobbato" dai dizionari dell'uso. Ma che cosa è? È un "aggeggio", a forma di cono, che serve per combattere gli insetti, in particolare le zanzare. Si può trovare, comunque, cliccando qui.

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La parola proposta da questo portale, ripresa dal Treccani: imbertonirsi. Verbo intransitivo: innamorarsi pazzamente. Stranamente non è attestato nel Tommaseo-Bellini.


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Per la serie "la lingua biforcuta" dei massinforma (mezzi di comunicazione di massa)

Tgr Lazio delle 14.00

«Il crollo in Procura»
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Ovviamente il crollo è quello verificatosi nella Chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami a Roma. Dal titolo sembra, però, che il crollo sia avvenuto nello stabile che ospita la Procura di Roma.



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PRATO




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In buona lingua italiana: "Detenuto, armato di lametta, aggredisce quattro agenti: uno è grave"



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Meglio: portafogli, come suggerisce il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia



giovedì 30 agosto 2018

Esulare? Andare in esilio

Il significato "principe" del verbo intransitivo 'esulare' è: andare in volontario esilio. E questo significato riporta il vocabolario Tommaseo-Bellini. Alcuni dizionari lo attestano anche, in senso figurato, con l'accezione di "essere estraneo", "che non rientra in ciò di cui si parla o si scrive" ed espressioni simili. Stupisce, per tanto, il constatare che l'autorevole vocabolario Sabatini Coletti (in rete) metta a lemma esclusivamente il significato figurato del verbo ignorando quello principale: andare in esilio, appunto. In buona lingua italiana, insomma, a nostro avviso, è sconsigliabile l'uso figurato del verbo in questione. Non si dica, per esempio, "ciò che mi chiedi esula dalle mie competenze", ma, "correttamente", non rientra (o un verbo simile) nelle mie competenze. Il verbo in questione è un denominale provenendo, infatti, dal sostantivo (nome) esule. Diamo la "parola", in proposito, a Ottorino Pianigiani anche se, come scritto altre volte, non gode di una buona "reputazione" tra gli addetti ai lavori.





domenica 26 agosto 2018

Prendere riviera


Chi prende riviera? Prende riviera, in senso figurato, colui/colei che, dopo tanto penare, riesce a raggiungere la meta tanto agognata. Ma prendono riviera, soprattutto, coloro che possono cominciare una vita nuova, piú tranquilla. La locuzione è un prestito del linguaggio marinaro di un tempo: prendevano riviera le imbarcazioni che riparavano in un porto al fine di sottrarsi al maltempo e aggiustare eventuali avarie.

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La parola (dal "sapore" un po' volgare, di cui ci scusiamo) proposta da questo portale e  a lemma non in tutti i vocabolari dell'uso: stronzare. Verbo transitivo che vale "ridurre", "restringere". Si trova in numerose pubblicazioni.

venerdì 24 agosto 2018

Perché i lungoteveri (plurale) e, invece, i lungadige (invariato)?


Sarebbe interessante conoscere il motivo per cui secondo il DOP (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia) e altri vocabolari  lungotevere e lungarno si pluralizzano al contrario di lungadige, che resta invariato. Tutti e tre i vocaboli non hanno la medesima formazione: una preposizione (lungo) e un sostantivo? E i nomi cosí composti non prendono la normale desinenza del plurale?

Ecco il motivo secondo il prof. Salvatore Claudio Sgroi, dell'Università di Catania:

La risposta è (relativamente) semplice. COMPOSTI (morfo-semantici) VIVI E COMPOSTI (morfologicamente) ESTINTI

a) il composto luongotevere se pluralizza in –i, vuol dire che ha perduto la sua natura di composto morfologico (“[viale] lungo il Tevere”), esocentrico invar., diventando una parola morfologicamente semplice in –e (pl. i), cfr. ben-e/-i

b) il composto lungadige se resta invar. è perché mantiene nella coscienza del parlante la sua natura di composto morfologico esocentrico invar. [(viale) lungo l’Adige]

I diversi tempi di evoluz. dei due composti dipenderanno dalla loro diversa frequenza. Resta comunque il sospetto che, cercando in Google, ci siano ess. anche di lungadig-i.

Ho provato a spiegare il problema della pluralizzazione dei composti nel mio vol. (AS)SAGGI DI GRAMMATICA LAICA, Alessandria, Ediz. dell’Orso, 2018, cap.  VIII, pp. 148-54.