lunedì 11 marzo 2024

La lingua non si fa "a forfait"


 Probabilmente ci ripetiamo, ma come dicevano i nostri antenati Latini...  Ancora una volta, nostro malgrado, dobbiamo dissentire da certi vocabolari che ritengono i termini barbari "forfait" e "forfeit" l'uno sinonimo dell'altro. Nel Treccani, per esempio, possiamo leggere: «forfeit fòofit› s. ingl., usato in ital. al masch. – Nel linguaggio sport. (in Italia spec. nell’ippica), termine equivalente al fr. forfait (v.forfait2)». La cosa, presentata in questo modo, genera solo equivoci e confusione. I due termini, il francese "forfait" e l'inglese "forfeit" hanno significati diversi. Il dizionario del Battaglia - a nostro modesto avviso - è un po' piú chiaro. Alla voce italianizzata "forfè" (che a noi non piace) precisa: «... per il significato numero 2 (sport: rinuncia o mancata presenza di una squadra o di un concorrente ad un incontro) confronta l'inglese "forfeit" (che è tratto dal francese)». Il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia della ERI (versione cartacea; quella in Rete "snobba" i due lemmi), non ha peli sulla lingua: specifica chiaramente la diversità di significato dei due termini, il francese e l'anglo-francese. Come non ha peli sulla lingua l'insigne (e rimpianto) linguista Aldo Gabrielli: "forfait" vale 'prezzo fatto'; "forfeit", invece, vale 'ritiro'. Ma anche il DELI, per la verità, distingue i due vocaboli: "forfait", 'contratto per cui ci si impegna a fornire una prestazione o un bene a un prezzo globale prestabilito' e "forfeit", 'mancata partecipazione o ritiro prima dell'inizio dello svolgimento di una gara'. Come vedete, amici, non stiamo farneticando: c'è forfait e... forfeit.

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 Alcune  "indecenze ortografiche" tratte dagli articoli degli operatori dell'informazione. In grassetto gli 'orrori'

L’
arrestato, per farsi compatire, camminava a  d’ubriaco; con quel pò pò di alterigia era naturale che tutti lo snobbassero; nella casa degli orrori è comparsa la scritta villa d’affittare; in quella notte tranquilla gl’astri brillavano sullo sfondo azzurro; nessun’ uomo, di questi tempi, può sentirsi tranquillo se abita una villa isolata; qual’è il difetto peggiore, domandò all’intervistata; il suo comportamento è veramente d’ammirare; gl’umori degli astanti non lasciavano presagire nulla di buono; il suo modo di fare è pressocché inaccettabile; il ragazzo è uscito dal coma grazie all’attente cure della mamma; sei proprio un bel angelo, disse la mamma al figlioletto; fate attenzione, recitava un cartello affisso nella fabbrica, gl’acidi sono nocivi alla salute; l’auto dei banditi non ha rispettato l’alt della polizia e ha accellerato la corsa; l’uomo è stato investito sulle striscie pedonali; il ministro ha, però, ribadito che non tutti beneficieranno delle agevolazioni; il patto sarà sugellato alla presenza dei rispettivi ministri degli Esteri.

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La lingua "biforcuta" della stampa

Se a portare la Roma in Champions sarà la rassicurante meraviglia di sentire quel “ho sbagliato” di Daniele De Rossi

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In questo caso la norma grammaticale prescrive quello: quell' "ho sbagliato". 

 
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L’allarme della Crusca per l’ ”invasione” dell’inglese nei corsi degli atenei.






 







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