mercoledì 7 ottobre 2020

Sul «non» e altre negazioni


 Molti grammatici sono dubbiosi se si debba adoperare, e quando, l’avverbio di negazione non in compagnia di nessuno, nulla, niente e altre voci negative. Costoro sostengono anche che in lingua italiana non è tassativa la norma per la quale due negazioni affermano. 

   In proposito noi, molto sommessamente, manifestiamo le nostre riserve e portiamo a suffragio un modo di esprimersi tanto caro ai politici, non possiamo non riconoscere, dove è evidente che i due non si annullano rendendo la frase affermativa: non possiamo non riconoscere equivale, infatti, a riconosciamo

   Per non creare, per tanto, dei veri e propri garbugli è bene seguire — a nostro modo di vedere — alcune semplici regolette. Quando i pronomi negativi nessuno, nulla e niente sono posposti al verbo (si trovano dopo) si rafforzino col non: non so nulla; non ho visto nessuno; non ha detto niente. Allorché, invece, sono preposti al verbo (cioè prima) stanno da sé senza altra negazione: nessuno è arrivato; nulla mi piace

   Per quanto attiene al pronome niente occorre fare qualche altra osservazione: ha un valore neutro e sta per nessuna cosa; acquista una valenza positiva nelle interrogazioni e nelle proposizioni condizionali con il significato di qualche cosa. I soliti esempi faranno chiarezza: ti occorre niente? (cioè qualche cosa); se niente (qualche cosa) ti serve, io sono qui per aiutarti.

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La parola proposta da questo portale: verberare. Verbo aulico essendo pari pari il latino "verberare", tratto da "verber", bastone. Significa, quindi, bastonare, percuotere con un bastone.


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