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giovedì 15 dicembre 2016

«Mancare un venerdí»


Gentilissimo dott. Raso,
mi piacerebbe conoscere il motivo per cui si dice "mancare di un venerdì" riferito a una persona un po' strana, bizzarra. Nel dizionario dei modi di dire del "Corriere della Sera" in rete  ho trovato il "significato" ma non il "perché si dice", faccio il copincolla: «essere una persona strana, eccentrica, stravagante, bizzarra, che ragiona in modo tutto particolare, a volte incomprensibile o non condiviso dalla maggioranza. Anche apparire poco normali, e per estensione, essere pazzi».  Spero in lei. La ringrazio anticipatamente e mi complimento per il suo meraviglioso libro, "un tesoro di lingua", dal quale sto imparando molte cose.
Cordialmente.
Osvaldo A.
Cesena
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Cortese Osvaldo, l'origine del modo di dire non è chiara, si fanno solo delle ipotesi. Io ne azzardo una. L'espressione (si dice anche "mancare un giovedí") potrebbe trarre origine dal fatto che il venerdí  (e il giovedí) è il giorno "centrale" della settimana; mancando questo giorno la settimana sarebbe incompleta e, quindi, non "sana". Una persona alla quale "manca un venerdí" - in senso figurato - è, per tanto, una persona incompleta, non sana sotto il profilo psicologico.

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La parola, di ieri, proposta da "unaparolaalgiorno.it": dicevole.
E quella segnalata da questo portale e non "lemmata" nei vocabolari dell'uso: eutecnia. Sostantivo femminile con il quale si intende l' «arte dell'insegnamento». Si veda anche qui.

1 commento:

Anonimo ha detto...

C'è poi chi perde "la settimana" (compresa la domenica!)
Comunque per chiunque lo (il venerdì) perdesse... rivolgersi a Robinson Crosue! :) Auguri!