di
Salvatore Claudio Sgroi
La
lettura del precedente intervento n. 225 “Se
+ condizionale o congiuntivo?”
del primo
settembre ha suscitato varie reazioni da parte di amici e colleghi.
1.
Tra tacito assenso ed esplicito consenso
Un
tacito assenso con un “grazie” è venuto da parte di 13
linguisti. Un esplicito consenso è stato dichiarato da 10 colleghi e
da un non-linguista:
(i) “Impeccabile.
La riformulazione finale taglia la testa al toro!”
(ii)
“Totalmente
d'accordo. Analisi perfetta”.
(iii) “Le
pieghe della grammatica italiana, che si mostra sempre flessibile.
Ben ha titolato Michele Prandi il suo bel libro: Regole
e scelte”.
(iv)
“Concordo.
Però l'affermazione avrebbe potuto venire formulata in modo più
elegante"; ricorda anche che “una frase del genere l'aveva detta
Lilli Gruber”,
ma senza citarla.
(v) “Uno
di quei casi tipici che fanno accapigliare tante persone formate
rigidamente dalla ‘grammatica sommersa’ della scuola”.
(vi)
“Argomento molto interessante, ma non facile da spiegare a studenti
dei primi due anni del liceo (a cui si indirizzano le grammatiche
scolastiche)”.
(vii)
“Molto
interessante!”.
(viii) “Ero
certo che saresti intervenuto/intervenivi su questa questione
agostana su cui i soliti maestrini social hanno ancora una volta
perso un'occasione per tacere o parlare d'altro”.
(ix) “Non
avevo dubbi che saresti opportunamente intervenuto”.
(x) “Quanto
al contributo di oggi, ci manca solo che ti stimolino: il blog di
Raso scoppierà…”
(xi)
Non-linguista: “Ottimo e abbondante!”.
2.
Un oppositore
Contraria alla nostra ipotesi è
stata la reazione di un letterato:
“Risposta
cornuta, ma non contraddittoria: l’argomentazione della difesa
regge benissimo, ma testimonierò a favore dell’accusa. La moglie
di Cesare deve essere superiore ecc. Sento però il dovere di
aggiungere che l’errore può scappare a tutti, tanto più nel
similparlato in oggetto”.
3.
Un convertito?
La
risposta, si direbbe, di un “convertito” è stata quella di un
non-linguista:
“Caro
Salvatore, il mio commento è: non avrei mai usato il condizionale a
inizio della frase! e me ne guardo bene dal farlo in avvenire. Resta
solo che i seguaci della destra fascista sfascino anche la
grammatica, argomentando sull'eccezione pur di darsi mala ragione!
Saluti”.
Mia
risposta: “ma tu non diresti: Se
verrebbe non lo so?”
Replica:
“No! Mi sentirei abitante di Librino o San Cristoforo. Direi: Non
lo so se viene; se viene non lo so.
La frase dubitativa è più elegante senza il condizionale”.
Seconda
mia risposta: “Se ci rifletti un momento, c'è in realtà una
differenza di significato tra Non
lo so se viene-se verrà-se verrebbe.
Come c'è una differenza di significato tra: (i) Viene
(ora) presente, (ii) Verrà
(dopo) futuro e (iii) Verrebbe
ipotetico-potenziale”.
Seconda
replica: “Concordo. Preferirei: Non
lo so se verrebbe, viste le condizioni....(l'ipotetico-potenziale
presume una spiegazione)”.
4.
Un linguista scettico
Scettica
la risposta di un collega:
“caro
Salvatore, sarà un costrutto bi-affermativo ma la Tortora non lo
sapeva e le
è sfuggito al posto del congiuntivo. Personalmente
penso volesse scrivere o ‘Se
Ranucci andasse a cena con Riina allora la Colosimo potrebbe fare una
foto con Ciavardini e non scatenare la tempesta’,
oppure ‘Se
Ranucci va a cena con Riina allora la Colosimo può fare una foto con
Ciavardini e non scatenare la tempesta.
La costruzione se
+ il condizionale non la riesco a digerire, sarà perché sono del
Nord”.
Mio
primo commento:
“Certamente,
la Tortora non sapeva che è un ‘costrutto bi-affermativo’,
ma
lei non è linguista (grammatica esplicita).
Quando
tu introduci il cong. trasformi il costrutto bi-affermativo, in un
periodo
ipotetico (dell’impossibilità, visto che Riina è morto). Ma non
si
tratta di un periodo ipotetico perché non c’è un rapporto di
premessa
e
conseguenza, in quanto i due eventi sono semplicemente accostati”.
Prima
replica del collega:
“Chi
dice che sono solo accostati? Io non ne sono convinto. Ci vedo il periodo
ipotetico dell’impossibilità. È un modo per giustificare a tutti
costi il condizionale dopo se”.
Mio
secondo commento:
“Con
la mia ipotesi sottintendendo ‘è
vero che la frase è
accettabile:
(i) (a)
‘Se
[È VERO CHE] Ranucci andrebbe a cena
con Totò Riina + (b)
la Colosimo allora
può fare una foto
con Ciavardini’,
(ii)
(a)
‘Se
[È VERO CHE] Ranucci andrebbe a cena
con Totò Riina + (b)
la Colosimo allora
potrebbe fare una foto
con Ciavardini’,
Non
c’è un rapporto ‘a)
condizione – b)
conseguenza’ tra i due eventi e quindi si tratta di costrutto
bi-affermativo.
La
tua spiegazione con l’hp del periodo ipotetico lascia perplessi
perché non si capisce quale sia il rapporto ‘a)
condizione – b)
conseguenza’ tra i due eventi:
(iii)
Periodo ipotetico di 3° tipo, misto: ???
(a)
‘Se Ranucci andasse a cena
con Totò Riina [ma è impossibile perché Riina è morto], + (b)
la Colosimo allora
può fare una foto
con Ciavardini’.
(iv)
Periodo ipotetico di 3° tipo col doppio condiz. popolareggiante:???
(a)
‘Se Ranucci andrebbe a cena
con Totò Riina, (b)
la Colosimo allora
potrebbe fare una foto
con Ciavardini’.
Con
la tua ipotesi è impossibile sottintendere ‘è
vero che’:
(iii) periodo
ipotetico di 3° tipo, misto: ***’Se
[È VERO CHE] Ranucci andasse a cena
con Totò Riina, la Colosimo allora
può fare una foto
con Ciavardini’.
(iv) periodo
ipotetico di 3° tipo: ***
‘Se [È VERO CHE] Ranucci andasse a cena
con Totò Riina, la Colosimo allora
potrebbe fare una foto
con Ciavardini’.
Seconda
replica del collega:
“Sono
commosso dalle tue cure nello spiegare. Ovviamente
con ‘è
vero che’
il se
non regge un
condizionale ma un indicativo e funziona;
non funziona con la condizione ‘che
sia vero’:
siccome RIINA È MORTO non può esser vero. Perciò tu dici che non è
un periodo ipotetico e non c'è rapporto di condizione e conseguenza.
Ma se
andasse a cena con qualche mafioso vivo la possibilità ci sarebbe e
quindi potrebbe essere un periodo ipotetico con ‘se+condizionale’
che a te va comunque bene? O anche in quel caso vedi solo
l'accostamento bi-affermativo?”
Mio
terzo commento:
“Se
il mafioso è vivente il periodo ipotetico è quello della
possibilità, per il resto non cambia niente:
(i)
(a)
‘Se
[È VERO CHE] Ranucci andrebbe a cena
con un
mafioso
+ (b)
la Colosimo allora
può fare una foto
con Ciavardini’, costrutto bi-affermativo.
(ii)
(a)
‘Se
[È VERO CHE] Ranucci andrebbe a cena
con un
mafioso
+ (b)
la Colosimo allora
potrebbe fare una foto
con Ciavardini’, costrutto bi-affermativo.
(iii)
periodo ipotetico di 2° tipo, della possibilità, misto: ***
‘Se [È VERO CHE] Ranucci andasse a cena
con un
mafioso,
la Colosimo allora
può fare una foto
con Ciavardini’.
(iv) periodo
ipotetico di 2° tipo della possibilità: ***
‘Se [È VERO CHE] Ranucci andasse a cena
con un
mafioso,
la Colosimo allora
potrebbe fare una foto
con Ciavardini’.
(v) (a)
***‘Se
[SIA VERO CHE] Ranucci andrebbe a cena
con un
mafioso
+ (b)
la Colosimo allora
può fare una foto
con Ciavardini.
Per
te resta difficile riconoscere che tra (a) e (b) c'è solo un
parallelismo e non un rapporto di causa-effetto. – ‘Se
io sono siciliano (e
lo sono),
tu sei settentrionale
(e lo sei)’; Se
(è vero che) io sarei siciliano, tu sei/saresti settentrionale''. CIAO.
Sommario
1.
Tra tacito assenso ed esplicito consenso
2.
Un oppositore
3. Un convertito?
4. Un
linguista scettico