martedì 30 maggio 2023

I perdigiorni? Perché no?!


A
bbiamo notato che tutti i vocabolari consultati (Treccani, Sabatini Coletti, Gradit, Gabrielli, Garzanti) tranne il DOP, dizionario di Ortografia e di Pronunzia, non contemplano il plurale del sostantivo perdigiorno. Questo sostantivo, dunque, riferito sia a un uomo sia a una donna, non avrebbe la forma plurale. A nostro modo di vedere ha ragione solo il DOP, che ammette il plurale perdigiorni e dà come forma rara l’invariabilità. Questo sostantivo, infatti – sempre a nostro modo di vedere – segue la regola del plurale dei sostantivi composti con una voce verbale (perdere) e un sostantivo maschile singolare (giorno). I nomi cosí composti formano il plurale regolarmente: passaporto, passaporti; parafango, parafanghi; coprifuoco, coprifuochi; perdigiorno… perdigiorni. Il plurale, oltre tutto, ci sembra logico: chi bighellona, chi non fa nulla perde “i giorni” che, inevitabilmente, passano. Quindi: Giulio è un perdigiorno; Pasquale e Umberto sono dei perdigiorni.

Dimenticavamo. Sempre a nostro modo di vedere, è preferibile non pluralizzare il sostantivo in oggetto quando si riferisce a un femminile, per analogia con ficcanaso, che resta invariato quando non fa riferimento a un maschile: Luigi e Corrado sono dei ficcanasi; Rossella e Mariella sono delle ficcanaso.



(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

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