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giovedì 22 dicembre 2016

Il pro e il contra


Due parole sull'uso corretto delle preposizioni improprie "contra" e "contro". La prima, che vale "contro", non è piú nell'uso, resta solo nella locuzione "il pro e il contra" (la pronuncia della "o" deve essere aperta, "ò"), sebbene vada sempre piú affermandosi "il pro e il contro". In funzione di prefisso richiede il raddoppiamento della consonante che segue: contraccolpo, contraccambio, contraddanza, contravveleno ecc. Alcune forme semplici, cioè senza il raddoppiamento della consonante che segue, come, per esempio, contradire, sono tollerate ma da evitare in uno scritto formale. La seconda, contro, si unisce direttamente al sostantivo che segue, alcuni Autori la fanno seguire dalla particella "a" (ma in buona lingua non è un uso  da seguire): Luigi, infuriato, si scagliò contro i presenti; l'automobile, sbandando, finí  contro al muro. Con i pronomi personali si può far seguire dalla preposizione "a": contro me; contro a me. È preferibile, però, la preposizione "di": contro di me. Al contrario di "contra" non richiede mai il raddoppiamento della consonante che segue: contropelo; controcassa ecc.

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La parola, di ieri, proposta da "unaparolaalgiorno.it": isonomia.

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Alleviare


Si presti attenzione al congiuntivo presente di questo verbo, perché non tutti i vocabolari concordano. Alcuni mettono la doppia "i", una della radice e una della desinenza: che essi alleviino; altri una sola "i": che essi allevino. Si segua questa semplice "regola": i verbi con la prima persona singolare del presente indicativo in "-io" con la "i" non accentata perdono la "i" della radice davanti a desinenze che cominciano con "i": graffiare, graffi (non graffi-i); studiare, studi (non studi-i), studino (non studi-ino), alleviare, allevi (non allevi-i), allevino (non allevi-ino).

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