Visite dal primo febbraio 2017

domenica 15 luglio 2018

"Requisiti richiesti"


Quesito: 

Paola C. e Giuseppe C., entrambi di Roma, ci chiedono se eleggibile e eligibile possa-no essere usati in riferimento a qualcuno che è in possesso dei requisiti richiesti per svolgere un’attività o partecipare a uno studio clinico. Claudio M., dalla provincia di Livorno, scrive di aver letto sui quotidiani il termine eligibilità a lui del tutto nuovo e vorrebbe conoscerne il rapporto con eleggibilità. Nicola G. da Bari nota che nei bandi di concorso si leggono spesso espressioni come "Criteri di eleggibilità: sono eleggibili ai fini dell'ottenimento del contributo i candidati...". Ritiene che si tratti di un calco sull’inglese to be eligible for ‘avere diritto a’, ‘essere in possesso dei requisiti per’. E si domanda se non sarebbe più corretta una formulazione come "Requisiti  di ammissione: sono ammissibili, ai fini dell'ottenimento del contributo, i candidati...". Infine Uranio M., che ci scrive dalla provincia di Viterbo, ritiene che vi sia una differenza di significato tra eligibile / eligibilità e eleggibile / eleggibilità: a suo parere è eligibile “colui che è idoneo […] ha i requisiti richiesti per un determinato scopo. Eleggibile invece [è] colui che ha requisiti e idoneità per essere eletto, ossia nominato ad assumere una carica o ruolo specifico".

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Spiace costatare che anche gli esperti dell'Accademia della Crusca cadano - nel rispondere ai quesiti - nel trabocchetto della tautologia (requisiti richiesti). Requisito - giova ricordarlo - significa "cosa richiesta, necessaria" provenendo dal latino "requisitum", participio passato di "requirere" (chiedere, esigere), composto di "re(s)" e "quaerere" (cercare, chiedere) e vale "cosa richiesta". Richiesti, pertanto, è  "dentro" i requisiti (e non c'è alcun bisogno di specificarlo). Riproponiamo, in proposito, un nostro vecchio articolo.



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La parola proposta da questo portale, ripresa dal Treccani: paremiologia. Sostantivo femminile con il quale si indica l'attività tesa allo studio dei proverbi. Per un approfondimento si veda qui.

sabato 14 luglio 2018

Parlare a vanvera






Come è nata l'espressione "parlare a vanvera" secondo Bianca Pitzorno.

giovedì 12 luglio 2018

Abusare: uso e... abuso


Un interessante articolo di Vittorio Coletti (Crusca) sull'uso corretto del verbo abusare.

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La parola proposta da questo portale: edulio. Sostantivo maschile atto a indicare il companatico.  

lunedì 2 luglio 2018

Poveri autodemolitori!


Roma: Raggi, chiusi 60 autodemolitori, ora legalità dopo i tanti roghi degli scorsi anni (qui)

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Ci piacerebbe conoscere il luogo e l'edificio in cui sono state (rin)chiuse queste sessanta persone addette alla demolizione delle automobili. Sí, proprio cosí. Questo è, infatti, in lingua italiana, il significato di autodemolitore. I titolisti del giornale avrebbero dovuto scrivere, correttamente, "60 autodemolizioni", vale a dire le officine dove si raccolgono le auto destinate alla demolizione.

domenica 1 luglio 2018

AVVISO


Nei mesi di luglio e agosto questo portale sarà "aggiornato"* saltuariamente. Auguriamo ai nostri gentili lettori, amanti della buona lingua (ma anche a coloro che non la "amano"), una felice estate.

* Qui

sabato 30 giugno 2018

Vendere all'asta o alla tromba


Gentilissimo dott. Raso,
 ho scoperto da poco il suo meraviglioso e istruttivo sito. Sarò telegrafico. Può spiegarmi che cosa significa "vendere alla tromba"? Grazie e complimenti per il suo impegno.
 Rosario T.
 Ragusa

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Cortese Rosario, sarò altrettanto telegrafico: clicchi qui.

venerdì 29 giugno 2018

Si diffida "da" o "di"?


Da un quotidiano in rete:


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È il caso di "ricordare" ai titolisti del giornale in rete che il verbo "diffidare" si costruisce con la preposizione "di" (semplice o articolata). Correttamente, quindi: diffidate delle imitazioni.


Diffidare significa non fidarsi, dubitare, sospettare e si costruisce - come i predetti verbi - con la preposizione "di": diffidate delle imitazioni (non 'dalle', come quasi sempre si sente o si legge). Adoperato transitivamente sta per intimare di fare o no una cosa e si fa seguire dalla preposizione "a", non "da": il bandito fu diffidato (gli fu intimato di) a presentarsi in caserma; lo studente fu diffidato a non fumare. Non dal fumare. Siamo in errore? Assolutamente no, anche se i vocabolari "piú attendibili" riportano il costrutto diffidare qualcuno “dal” fare qualcosa. La preposizione “da” articolata, dunque, è “tollerata” accanto al costrutto tradizionale (dato anche dal Tommaseo-Bellini) diffidare qualcuno “a”  fare qualcosa. Chi ama il bel parlare e il bello scrivere... (da Il Cannocchiale).



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La parola proposta da questo portale: disgittare. Verbo che vale "perdersi d'animo", "demoralizzarsi" e simili. 


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Segnaliamo un sito per gli amanti dei libri e della cultura.