lunedì 26 settembre 2016

Chi giocava in giardino?




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Chi giocava in giardino? La figlia o la donna? Ecco un caso di ambiguità che la "buona" stampa dovrebbe evitare. A questo proposito riproponiamo un nostro vecchio articolo.

Qualche domenica fa decidemmo, con la famiglia, di trascorrere una giornata lontani dalla vita caotica della città e, saliti in auto, ci dirigemmo verso i famosi castelli romani. Giunta l’ora di pranzo, girovagando per una cittadina di cui ci sfugge il nome, ci lasciammo guidare da un buonissimo odore di arrosto che profumava l’aria riuscendo, cosí, a trovare un locale per “rifocillarci”.

Appena varcata la soglia la nostra attenzione fu attirata da un vistoso cartello che faceva bella mostra di sé: “Salsicce casarecce fatte con le mie mani di porco”. Uscimmo disgustati: non avevamo intenzione alcuna di mangiare delle salsicce fatte e cucinate da un... maiale! È evidente che nel redigere il cartello era stato invertito l’ordine delle parole.

Quest’inversione viene chiamata dai grammatici “anfibologia” (dal greco: significa discorso ambiguo e non ha nulla che vedere con gli... anfibi) perché la mal collocazione delle parole può dare adito ad ambiguità. Coloro che cadono maggiormente nel trabocchetto dell’anfibologia sono proprio quelli che, per mestiere, dovrebbero usare la massima chiarezza perché divulgano quotidianamente la lingua: gli “addetti ai lavori” del mondo della carta stampata e no.

Ci capita sovente, infatti, di leggere nel corso di un articolo, frasi del tipo “dopo il pauroso incidente il signor Pasquali è uscito dall’automobile che sanguinava”. Fatta la dovuta analisi “logica” della proposizione risulta evidente che l’automobile grondava sangue e Pasquali, bontà sua, caricatala sulle spalle l’ha portata di corsa al pronto soccorso. Invitiamo, per tanto, tutti coloro che amano il bello scrivere (e quindi la semplicità e la chiarezza) a non cadere nell’anfibologia come fanno molto spesso, ahinoi, lo ripetiamo, i “comunicatori” del mondo dell’informazione.

La cattiva collocazione delle parole, infatti, oltre a creare ambiguità, molto spesso dà anche una connotazione ridicola alla frase. Poiché l’argomento ci sembra della massima importanza facciamo un altro esempio di anfibologia affinché chi ci segue abbia ben chiaro il concetto.

Fino a poco tempo fa, se non cadiamo in errore, i medicinali dati in omaggio ai medici recavano questa scritta: campione gratuito per medici di cui è vietata la vendita. Era vietata la vendita dei medici o dei campioni?

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I redattori del giornale hanno letto le nostre noterelle? Il titolo è stato modificato.

 

domenica 25 settembre 2016

È proprio una salamistra!


La parola proposta da "unaparolaalgiorno.it": apprensivo.
E quella segnalata da questo portale perché non a lemma nei vocabolari dell'uso: salamistra. Si dice di donna saccente, che sa tutto lei, che vuol fare la "professora" ma... Si veda anche qui.

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Per la serie "la lingua biforcuta della stampa":


L’allarme di Cna e Acer: il 60% degli edifici non rispetta le norme sulla sicurezza. Aperta inchiesta

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Non vorremmo cadere in errore, ma le persone non rispettano le norme, non le cose. Il titolo corretto, a nostro avviso, avrebbe dovuto recitare: «... non in regola con le norme...»

 

venerdì 23 settembre 2016

L'idromilo e l'anemomilo

Perché i vocabolaristi non rimettono a lemma questi due vocaboli di origine classica con i quali si indicano, rispettivamente, il mulino ad acqua e quello a vento? Si veda qui e qui.

giovedì 22 settembre 2016

Una bella revalenta

Pregiatissimo dott. Raso,
 ho scaricato da Internet il suo prezioso libro "Un tesoro di lingua": superlativo! Ne approfitto per un quesito. Sfogliando un vecchissimo libro trovato mentre "rovistavo" nella soffitta  mi sono imbattuto in un termine mai sentito e "sconosciuto" anche ai vocabolari che ho consultato: revalenta. Le riporto la frase in cui compare il termine in questione: «Caro amico, suo figlio ha bisogno di una bella revalenta». Che lei sappia esiste questo vocabolo? E che cosa significa? Grazie se prenderà in considerazione la mia richiesta. In attesa la saluto cordialmente.
 Stefano G.
Macerata
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Gentile amico, grazie di cuore per il suo "superlativo!". Sí, il vocabolo esiste, anche se non a lemma nei vocabolari e indica un alimento a base di farina di lenticchie. Lo riporta solo il vocabolario di Ottorino Pianigiani.
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Per la serie "la lingua biforcuta della stampa":
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I titolisti del giornale in rete dovrebbero sapere che ci si incontra con qualcuno, non con qualcosa (Coni). Leggiamo dal vocabolario Gabrielli:
 incontro1
[in-cón-tro]
s.m.

1 Azione e risultato dell'incontrare o dell'incontrarsi con qualcuno: fu un i. casuale; è stato un i. piacevole
|| raro Ciò che si incontra
|| Fare un brutto incontro, imbattersi in un malintenzionato o in una persona sgradita

2 Riunione, convegno, raduno: un i. al vertice; l'i. annuale dei soci del circolo
|| Appuntamento: ritardare all'i.





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Dallo stesso giornale:


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Toglieranno quell'intrusa "i"?
 
 

 

mercoledì 21 settembre 2016

Metereologia? Per carità! meteorologia


Roma, rinviata al 22 l'inaugurazione della scalinata di Trinità dei Monti
L'evento è stato spostato  a causa delle avverse condizioni metereologiche
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Abbiamo segnalato ai responsabili titolisti di un quotidiano in rete lo strafalcione che abbiamo evidenziato. La grafia corretta è, naturalmente, meteorologiche. Apporteranno l'emendamento? Siamo scettici, in proposito.
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Ancora un termine snobbato da tutti (?) i vocabolari: rupografia (o ripografia). Sostantivo femminile del "gergo pittorico". Indica la riproduzione pittorica, appunto, di oggetti sudici, squallidi, volgari. È composto con le voci greche "rupo-" (sporcizia, immondizia, "oscenità" e simili) e "grafia".

martedì 20 settembre 2016

Sobrio: soberrimo o sobrissimo?

 Il superlativo assoluto di sobrio: soberrimo o sobrissimo?
Vittorio Coletti (Crusca) dissipa il dubbio.

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Il nostro libro, "Un tesoro di lingua", accontentiamo cosí molti nostri cortesi lettori, si può leggere e scaricare cliccando su questo collegamento.

lunedì 19 settembre 2016

Che polmento!

Ancora un vocabolo da "recuperare" e da rimettere a lemma nei vocabolari perché aulico: polmento. Sostantivo maschile tratto dal latino "pulmentum" (pietanza e simili). Indica una sorta di minestra grossolana o il companatico che un tempo - come apprendiamo dal Tommaseo-Bellini - si dava ai monaci. Il termine, se non cadiamo in errore, si trova soltanto nel vocabolario del Palazzi.
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La parola, di ieri, proposta da "unaparolaalgiorno.it": spreco.

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Il nostro libro, "Un tesoro di lingua", accontentiamo cosí molti nostri cortesi lettori, si può leggere e scaricare cliccando su questo collegamento.