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giovedì 16 agosto 2018

Capogruppo: quale plurale?


Da "Domande e risposte" del sito Treccani:



Qual è il plurale di capogruppo?

RISPOSTA

Emanuela Ludano

Nel caso dei nomi composti la modalità con la quale viene formato il plurale varia in relazione al tipo degli elementi componenti, alla loro successione (nome + aggettivo, nome + nome, verbo + verbo, ecc.) e al grado di coesione. Quando il composto è formato da nome + nome si può modificare, per la formazione del plurale, sia il primo elemento (il tipo  il pescespada - i pescispada), sia il secondo (il tipo la cassapanca - le cassapanche). In particolare, per i composti di capo, bisogna distinguere il caso in cui il primo elemento indica la persona che sta a capo di qualcosa (il tipo il capogruppo - i capigruppo) - e per il plurale si modifica il primo dei due nomi -, da quello in cui indica, con funzione appositiva, la persona che sta a capo di qualcuno (il tipo il caporedattore - i caporedattori), - e per il plurale si modifica il secondo dei due nomi. Quando il nome composto è femminile, capo resta invariabile sia nel primo caso (il tipo la caposala - le caposala), sia nel secondo (il tipo la caporedattrice - le caporedattrici).

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Riteniamo necessario - per una maggiore comprensione - "completare" la risposta per quanto attiene alla formazione del plurale dei nomi composti da nome + nome. Se il nome composto è formato da due sostantivi di genere diverso prenderà la desinenza del plurale solo il primo elemento: il pescespada (pesce, maschile; spada femminile), i pescispada; se, invece, il nome composto è formato da sostantivi dello stesso genere prenderà il plurale solo il secondo nome: la cassapanca (cassa e panca entrambi/e femminili), le cassapanche.

martedì 14 agosto 2018

Coppia: femminile o maschile? Singolare o plurale?




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È il caso di "ricordare" ai redattori titolisti del giornale in rete il genere e il numero del sostantivo "coppia"? Se l'arteriosclerosi non si è ancora impadronita del tutto del nostro cervello il sommario corretto avrebbe dovuto recitare: "La coppia aveva già provato a immergersi (la "d eufonica" di 'ad' non è grammaticalmente necessaria perché il termine che segue la preposizione non comincia con la vocale "a") intorno alle 2:30, ma i vigili l'avevano fermata. Sono tornati dopo alcune ore". Riproponiamo, in proposito, un magistrale articolo del prof. Salvatore Claudio Sgroi, dell'Ateneo di Catania.

venerdì 10 agosto 2018

Fuorilegge, a volte, è proprio parola... "fuori (della) legge"

Prima di sederci davanti al computiere abbiamo indossato una pesante corazza per difenderci dagli strali che potrebbero arrivarci da qualche linguista (o lessicografo) se si dovesse imbattere in questo sito. Perché? Perché intendiamo parlare di una parola che, a nostro avviso, molto spesso è adoperata "fuori legge" (linguistica) e nessun glottologo o lessicografo condanna. Vogliamo parlare proprio del termine "fuorilegge". Se apriamo un qualunque vocabolario alla voce in oggetto, leggiamo: «Sostantivo maschile e femminile, invariabile. Persona che opera al margine della società e come se la legge non esistesse. Bandito, delinquente». Quando il predetto sostantivo non si riferisce a una persona ed è adoperato come aggettivo con il significato di "illegale", "illegittimo" - a nostro avviso - va scritto in due parole "fuori (della) legge": i vigili urbani hanno sequestrato i tavoli fuori legge (illegali). L’univerbazione (parola unica) si dovrebbe avere, dunque, solo quando il sostantivo si riferisce a persone che agiscono fuori della legge (banditi): Giovanni e Mario sono due fuorilegge. Quando si intende indicare la contravvenzione a una norma, insomma, i due vocaboli si staccano: un comportamento, una clausola fuori legge. I vocabolari e le grammatiche non fanno distinzione alcuna. Ma tant'è.

sabato 4 agosto 2018

Certi errori fanno "accaponare i capelli"



Un interessantissimo articolo di Luigi Spagnolo - dell'Università per stranieri di Siena - sulla grafia distorta del verbo "accapponare", pubblicato sul sito della Treccani.

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La parola proposta da questo portale, non a lemma nei vocabolari dell'uso: barlocchio. Sostantivo maschile. Si dice di persona che ha la vista debole. Per l'origine del termine ci affidiamo a Ottorino Pianigiani, anche se non ritenuto fededegno da alcuni linguisti. 

mercoledì 1 agosto 2018

AVVISO



Nel mese di agosto questo portale sarà "aggiornato"* saltuariamente. Auguriamo ai nostri gentili lettori, amanti della buona lingua (ma anche a coloro che non la "amano"), una felice estate.

Qui

martedì 31 luglio 2018

Autodemolitore e... autodemolizione

Ancora per la serie "la lingua biforcuta della stampa"

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Come chiaramente specificato altre volte (l'ultima il 2 luglio scorso), l’autodemolitore è la persona che opera in un’officina di autodemolizioni. È in fiamme, quindi, non l’operaio ma lo “stabilimento”.
Autodemolizione (Treccani)
Autodemolitore (Treccani)
Le cose stanno cosí, se si vuole diffondere la lingua correttamente. E la stampa, che divulga anche… “cultura linguistica”, dovrebbe mettere molta cura nel “propagare” la Lingua (quella con la “L maiuscolata”). Ma tant’è.

domenica 29 luglio 2018

È l'avemmaria, l'ora di andar via...


È l’AVEMMARIA. Chi sta in casa d’altri vada via.
 Si tira in ballo quando si vuol mandare via una persona che si è presentata in casa all’improvviso. Quest'espressione è legata a un aneddoto della Roma papalina. Si racconta che una popolana di Trastevere si era preparata una pizza, all’improvviso andò a trovarla una comare; la donna non volendola offrire, ancora calda, se la mise sotto il sedere. La comare, accortasi del gesto, non accennava ad andarsene, mentre la pizza scottava sempre di piú. Finalmente suonò l’avemmaria e la trasteverina pronunciò la famosa frase. Al che la comare rispose: non è l’ora che vi  interessa, ma la pizza che vi scotta. Simpatica la filastrocca romanesca che accompagna il modo di dire: Chi sta a casa d’antri se ne vadi via./ nun dico a vvoi commare mia./ state puro quanto ve pare./ Ma s’io stassi a casa vostra./ Come state a ccasa mia./ Pijerebbe la strada e me ne annerebbe via./ Nun è ll’ora che v’importa./ È la pizza che ve scotta.

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La parola proposta da questo portale, non a lemma nei vocabolari dell'uso: lutifigulo. Sostantivo maschile: colui che fabbrica e vende vasi. Sinonimo di vasaio.