lunedì 10 aprile 2023

Su o sú? Dipende...



Da "La grammatica italiana" - Treccani

La preposizione semplice su può presentarsi in diverse forme.

Quando si trova prima di un articolo determinativo, si fonde con l’articolo, dando origine alle preposizioni articolate sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle

La preposizione su può svolgere diverse funzioni:

– collegare due elementi della stessa frase, introducendo diversi tipi di complementi indiretti

Il libro si trova sul tavolo (= complemento di ➔stato in luogo)

Si lanciò sull’albero (= complemento di ➔moto a luogo)

Passò sul confine (= complemento di ➔moto per luogo)

Torte fatte su ordinazione (= complemento di ➔modo o maniera)

La lezione sarà sui numeri primi (= complemento di ➔argomento)

Uno su mille ce la fa (= complemento ➔distributivo)

Arrivò sul tardi (= complemento di ➔tempo determinato)

Ci impiegherò sui tre giorni (= complemento di ➔tempo continuato)

Un pranzo sui 30 euro (= complemento di ➔prezzo o stima)

Peserò sui settanta chili (= complemento di ➔peso o misura)

Un attore sulla quarantina (= complemento di ➔età)

– collegare due frasi distinte, introducendo delle proposizioni implicite

Domani arriverà sul far della sera (= proposizione ➔temporale implicita).

DUBBI

La grafia sù con accento, anche se abbastanza diffusa, è scorretta e ingiustificata, perché non c’è possibilità di confusione con ➔omografi.

La grafia nasce probabilmente dall’influsso dell’avverbio giù, che invece si scrive correttamente con l’accento.

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Il "sú" (con l'accento tassativamente acuto; purtroppo la tastiera del computiere non ha la "u acuta", per ottenerla occorre "giocare" con piú tasti) quando ha valore avverbiale si può benissimo accentare, dipende dalla "sensibilità" e dallo stile di chi scrive, senza tema, quindi, di sbagliare. Si veda il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia. In proposito il compianto Luca Serianni, uno dei maggiori linguisti contemporanei, scrive che è "superfluo invece l'accento sull'avverbio sù (per distinguerlo dalla preposizione: il contesto risolve ogni dubbio)". Superfluo non vuol dire "errato". Abbiamo segnalato il "caso" alla redazione del Treccani affinché apporti il dovuto emendamento. Staremo a vedere...

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La redazione del Treccani ha accolto la nostra segnalazione e ha apportato l'emendamento (19/4/2023)

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La lingua "biforcuta" della stampa

ALIMENTAZIONE

Pranzo di Pasqua e pic-nic di Pasquetta: come non ingrassare (senza stress)

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Correttamente: picnic.

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Dall'aperitivo nella botte al pic-nic sotto le stelle, quante sorprese a Ivrea e dintorni

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Come sopra: picnic (pic-nic è uno strafalcione ortografico ricorrente sulla/nella stampa).

 

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Prende forma la strategia anti-inquinamento del Campidoglio, con l'installazione di 51 varchi della zona a traffico limitato con l'obiettivo di tenere lontane le auto più inquinanti dal cuore della città. I lavori per il posizionamento delle lavagnette luminose munite di telecamere, affidati a Roma servizi per mobilità, sono partiti lunedì 11 aprile.

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I redattori (del quotidiano 'prestigioso' in rete) che ritengono Ostia un comune a sé stante, e non un quartiere di Roma, dovrebbero imparare anche a "leggere" il calendario: martedì 11 aprile (non lunedì).

 

 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

 

domenica 9 aprile 2023

BUONA PASQUA 2023

 

Il titolare di questo portale augura una serena Pasqua alle amiche e agli amici lettori. Che sia foriera di pace, salute e serenità.



(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

sabato 8 aprile 2023

La "spazzacamina"


E
cco un'ulteriore prova  --  qualora ce ne fosse bisogno  --  a sostegno di quanto andiamo "predicando": ciò che la Rete ci "propina" va "accettato con riserva". Abbiamo letto in alcune pubblicazioni un femminile che ci ha fatto sobbalzare sulla poltrona (quando ci mettiamo davanti al computiere abbiamo sempre a portata di mano un cardiotonico): una spazzacamina. Spazzacamino, sarà bene precisarlo, è un sostantivo epiceno (ambigenere), nella forma femminile sia singolare sia plurale muta solo l'articolo: la spazzacamino/le spazzacamino. Il plurale maschile è regolare: lo spazzacamino/gli spazzacamini. Stupisce, e non poco, a questo proposito, il constatare che il dizionario Olivetti lemmatizzi "*la spazzacamina" e "*le spazzacamine". Speriamo che qualche responsabile del vocabolario si imbatta in questo sito e apporti il dovuto emendamento al lemma in oggetto.


 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)


venerdì 7 aprile 2023

Una modesta proposta. L’Italia è il paese che ama non saper parlare italiano


 Un articolo di Guia Soncini, a proposito della lingua italiana. Il testo è molto interessante. Peccato, però, che scriva: "(...) Guardavo le storie Instagram d’un conduttore televisivo non particolarmente ignorante. C’erano degli agghiaccianti «sù»(...). (...) Ma, un po’ come il poké (una ciotola di riso hawaiana – almeno così ho letto, ma mica ho verificato alle Hawaii, e sono ragionevolmente certa non abbia verificato nessuno di quelli che ne hanno scritto – che non avevamo mai sentito nominare fino a qualche anno fa), la tradizione è degenerata (...)".

Per quanto attiene al "sù" (con l'accento) occorre vedere il contesto. Se è in funzione avverbiale si può benissimo accentare, come si evince dal DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia. L'ausiliare di degenerare è avere, raro essere (si veda anche qui). La P di paese, inoltre, andrebbe "maiuscolata".


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La lingua "biforcuta" della stampa

PROVINCE

OSTIA

Mancano i bagnini e le gare per i chioschi: a rischio la stagione balneare

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Non ci arrendiamo. Prima o poi i responsabili di un quotidiano in rete, da molti ritenuto "autorevole", "prestigioso", "che fa opinione", capiranno che Ostia è un quartiere dell'Urbe non un comune a sé stante in provincia di Roma. 

 


(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)


mercoledì 5 aprile 2023

Sgroi - 148 - UNA PROPOSTA LEGISLATIVA PIÙ REALISTA ("FASCISTA"?) DEL RE. PIRANDELLO AVREBBE DETTO: "CHE MISERIE!"

 


di Salvatore Claudio Sgroi

 

 1. L'evento legislativo

Da qualche giorno i mass media hanno puntato i riflettori sulla proposta di legge (A.C. n. 734) di 23 deputati, risalente peraltro al 23 dicembre 2022 (ma identica a quella presentata da 31 deputati il 31 maggio 2018, A.C. n. 678), primo firmatario sempre il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, di Fratelli d'Italia, che riguarda le "Disposizioni per la tutela della promozione della lingua italiana e istituzione del Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana" ("istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana" nel titolo del 2018), costituita da 8 articoli (pp. 4-8, su una colonna).

Il "clou" della proposta è costituito dall'art. 8 che prevede "Sanzioni", ovvero:

 

             "1. La violazione degli obblighi di cui alla presente legge comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 5.000 euro a 100.000 euro."

 

Il testo della proposta è preceduto da un commento (pp. 1-3, su due colonne) sulla legge, che lascia come vedremo non poco perplessi.

 

2. Macro-fedeltà linguistica

Gli 8 artt. in prevalenza si soffermano su quello che si può definire il problema della "macrofedeltà linguistica", peraltro condivisibile, ovvero sull'obbligo dell'uso della lingua italiana non sostituibile  da nessun'altra lingua, in particolare dall'anglo-americano che non viene qui mai menzionato, così:

Art. 2. "Utilizzo della lingua italiana nella fruizione di beni e di servizi";

Art. 3. "Utilizzo della lingua italiana nell’informazione e nella comunicazione";

Art. 4. "Utilizzo della lingua italiana negli enti pubblici e privati";

Art. 5. "Utilizzo della lingua italiana nei contratti di lavoro";

Art. 6. "Utilizzo della lingua italiana nelle scuole e nelle università".

Una esagerazione invece è il comma 2 dell'art. 3, vista anche la sanzione di 5.000/100.000 euro:

"2. Per ogni manifestazione, conferenza o riunione pubblica organizzata nel territorio italiano è obbligatorio l’utilizzo di strumenti di traduzione e di interpretariato, anche in forma scritta, che garantiscano la perfetta comprensione in lingua italiana dei contenuti dell’evento".

 

3. Il Comitato per la difesa della lingua italiana

L'art. 7 prevede poi un "Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana" che, come indicato al comma 5 in 6 punti (a-f), svolga compiti diversi, senza però poter disporre di fondi da investire, ovvero tutti "a costo zero". En passant, il Comitato prevede la presenza di "un rappresentante dell'Accademia della Crusca", che ha peraltro lamentato per bocca del suo presidente Claudio Marazzini la mancata previa consultazione.

Alcuni compiti sono decisamente banali e generici. Così:

"a) la conoscenza delle strutture grammaticali e lessicali della lingua italiana";

"c) l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università".

Altri sono estremamente problematici, così "b) l’uso corretto della lingua italiana e della sua pronunzia nelle scuole, nei mezzi di comunicazione, nel commercio e nella pubblicità". Cosa sia l'uso "corretto" dell'italiano e "della sua pronunzia" è una questione estremamente complessa, legata alla variazione sociolinguistica dell'italiano, posta qui in maniera a dir poco semplicistica.

Più comprensibile è il compito di "promuove[re]" "e) nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, forme di espressione linguistica semplici, efficaci e immediatamente comprensibili, al fine di agevolare e di rendere chiara la comunicazione con i cittadini anche attraverso strumenti informatici". Ciò sembrerebbe una ripresa della politica  del Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1993, Sabino Cassese essendo ministro della Funzione pubblica, e Tullio De Mauro l'ispiratore.  In questo caso, bisognerebbe riprendere corsi di formazione degli amministrativi a tale fine.

Anche il problema "f) [del] l’insegnamento della lingua italiana all’estero, d’intesa con la Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, di cui all’articolo 4 della legge 22 dicembre 1990, n. 401", è certamente importante. Ma con quali fondi a disposizione della Commissione non è detto.

(Nel commento che precede gli artt. della legge si ricordava che la Svizzera "Nel progetto sulla cultura 2016-2020 ha stanziato fondi per rafforzare la presenza della lingua e della cultura italiane nell’insegnamento e nella formazione bilingue, anche attraverso una serie di manifestazioni culturali" p. 2).

Invece, il punto che prevede "d) l’arricchimento della lingua italiana allo scopo primario di mettere a disposizione dei cittadini termini idonei a esprimere tutte le nozioni del mondo contemporaneo, favorendo la presenza della lingua italiana nelle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione", 'olezza' di neo-purismo, data l'implicita esclusione dei prestiti di altre lingue, soprattutto l'anglo-americano portatore di un innegabile prestigio culturale e scientifico mondiale.

Così come di neo-purismo e di logicismo alla Tappolet 'puzza' nell'art. 4 comma 2 il riferimento a "Le sigle e le denominazioni delle funzioni ricoperte nelle aziende che operano nel territorio nazionale [che] devono essere in lingua italiana", mentre "È ammesso l’uso di sigle e di denominazioni in lingua straniera in assenza di un corrispettivo in lingua italiana".

 

4. Neo-purismo plateale

Il "livore" neo-puristico è invece lampante, come anticipato, nel commento (pp. 1-3, su due colonne) relativo alla legge. Infatti in termini 'terroristici' si dichiara che:

(i) "l’infiltrazione eccessiva di parole mutuate dall’inglese, [...] negli ultimi decenni ha raggiunto livelli di guardia. Questi foresterismi ossessivi rischiano, però, nel lungo termine, di portare a un collasso dell’uso della lingua italiana fino alla sua progressiva scomparsa, e, in particolare, l’uso e l’abuso di termini stranieri rischiano di penalizzare l’accessibilità alla democrazia partecipata".

E poi:

 (ii) "L’uso sempre più frequente di termini in inglese o derivanti dal linguaggio digitale è diventato una prassi comunicativa che, lungi dall’arricchire il nostro patrimonio linguistico, lo immiserisce e lo mortifica";

(iii) l'"«itanglese», ovvero "l’intrusione di vocaboli inglesi nella nostra lingua [...] spesso, rasenta l’abuso";

 (iv) "il rischio ancora più grande è che si perda la bellezza di una lingua complessa e ricca come la nostra o che il suo «inquinamento» provochi una seria preoccupazione per il suo «stato di salute»";

(v) "l’anglomania si riflette nelle scelte di istituzioni come la scuola e l’università, con ripercussioni sull’intera società";

(vi) "Non è più ammissibile che si utilizzino termini stranieri la cui corrispondenza italiana esiste ed è pienamente esaustiva";

(vii) Occorre porre un "un argine al dilagare dell’utilizzo di termini stranieri al posto di quelli italiani".

Insomma, il naturale contatto interlinguistico con conseguente arricchimento è del tutto ignorato, anzi combattuto.

 

5. Politica linguistica del ventennio fascista

Ora, la posizione sopra espressa sulla difesa della lingua italiana e nei riguardi dell'anglo-americano non può non richiamare La politica linguistica del fascismo (titolo di un famoso testo di Gabriella Klein, il Mulino 1986); o Le parole proibite. Purismo di stato e regolamentazione della pubblicità in Italia (1812-1945) di Sergio Raffaelli (il Mulino 1983), o ancora Le parole straniere sostituite dall'Accademia d'Italia (1941-1943) di Alberto Raffaelli (Aracne 2010), per ricordare solo alcuni nomi.

La posizione presente in questa proposta di legge del dic. 2022, ci sembra però "più realista del re", perché le normative fasciste non prevedevano sanzioni pecuniarie. Il che ha fatto scrivere a Guia Soncini nella rubrica "L'avvelenata" de "Linkiesta.it" (3 aprile): "Non sarà che con le multe per l'utilizzo delle terminologie forestiere ripianiamo il debito pubblico in un fine settimana?".

 

6. L. Pirandello 1906 antipurista

A questo punto non si può non ricordare la posizione anti-purista espressa da Luigi Pirandello all'inizio del '900 – contro un’ordinanza del sindaco di Roma avversa all’uso delle parole straniere nelle insegne dei negozi – espressa nell'articolo, ironico già nel titolo, Un trionfo nazionale, apparso sulla «Gazzetta del popolo» del 26.I.1906, riedito col titolo Per l’ordinanza d’un sindaco nel 1908, rist. nei suoi Saggi e interventi, Mondadori 2006 (pp. 713-17, 1565-67). Pirandello fa riferimento in particolare a termini quali chauffeur (il miglioriniano autista risalendo al 1932), frack («marsina»), pardessus («soprabito»), passe-partout (dei quadri «sopraffondo»), salon («barbiere, barbieria»), tout-de-même («vestiario completo»), vient-de-paraître (‘novità libraria’), bijouterie («bigiotteria»), chemiserie.

Il tono di Pirandello è di pungente ironia verso l’ordinanza. Nella brillante chiusura dell'articolo, a proposito di chemiserie («camiceria»), con ironico gioco dichiara infatti di non voler affatto sostituire tale termine. «Consiglio, infine – scrive Pirandello – a quel negoziante di camicie […] di non toccare affatto […] la sua insegna francese, che è un vero monumento! Francese sì, ma si può leggere benissimo anche in italiano, senza alterare il senso […]. L’insegna dice: Che miserie».

 

Sommario

1. L'evento legislativo

2. Macro-fedeltà linguistica

3. Il Comitato per la difesa della lingua italiana

4. Neo-purismo plateale

5. Politica linguistica del ventennio fascista

6. L. Pirandello 1906 antipurista












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InterdisciplinariEtà? Per carita! Interdisciplinarità (senza quella "e" abusiva)


A
bbiamo sempre scritto (e ripetuto) che tutto ciò che si trova in Rete, soprattutto per quanto attiene alla lingua italiana, va "preso con le molle", come usa dire. Ci siamo imbattuti in un sito che tratta di lingua italiana e siamo dovuti ricorrere a un cardiotonico quando abbiamo letto: "Interdisciplinarietà: cos’è, metodologia e pratica". Perché un cardiotonico? Perché la grafia corretta è interdisciplinarità (senza la "e" dopo la "i"). Vediamo, succintamente, perché non si deve inserire la vocale "e". I suffissi "-ità" e "-ietà" non si possono adoperare indifferentemente, ma secondo determinate regole. Prendono il suffisso "-ità" i sostantivi i cui aggettivi appartengono alla seconda classe, hanno, cioè la desinenza in "-e" ed è il caso, appunto, di interdisciplinarità, il cui aggettivo corrispondente è "interdisciplinare"; prendono il suffisso "ietà", invece, i sostantivi i cui relativi aggettivi finiscono in "-o", vale a dire gli aggettivi della prima classe: varietà (da vario); volontarietà (da volontario) ecc.

PS.: sempre nel/sul sito in oggetto abbiamo letto anche un "*unanimamente". 

 

  

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martedì 4 aprile 2023

Ma quanti aggettivi (spesso inutili)!

 


Molto spesso, e probabilmente senza accorgercene, nelle nostre "opere letterarie" adoperiamo aggettivi inutili che appesantiscono la scorrevolezza del testo concorrendo, cosí, alla formazione della cosí detta tautologia. Riportiamo, in proposito, un divertente passo del linguista Luciano Satta.

Evitare l’aggettivo inutile, l’aggettivo ridondante, l’aggettivo “tautologico” (…). E siccome gli aggettivi in genere non devono mai essere troppi, ecco una bella occasione per risparmiare. Facciamo un esempio molto semplice: non si deve dire “cerchio rotondo” perché “rotondo” in questo caso è di troppo. Sembra una sciocchezza, ma tutti ci caschiamo, sia scrivendo aggettivi inutili, sia non accorgendoci, nella lettura, di quelli che gli altri scrivono. Se leggete “fra i due c’è una grande ’collaborazione reciproca’ ” e riflettete un poco, notate subito che di quel ’reciproca’ si può fare benissimo a meno, anzi si deve fare a meno, perché una collaborazione fra due persone è sempre reciproca, altrimenti che collaborazione sarebbe? Cosí, dire che un uomo è stato condannato secondo le ’vigenti leggi’ vuol dire sprecare una parola, essendo poco probabile che uno venga condannato per una legge che non è piú in vigore; e ancor piú pesante è la ridondanza quando si parla, come spesso si fa, di un uomo condannato secondo le ’leggi attualmente vigenti’. Altrettanto inutile è dire che per esaminare una certa faccenda, per fare una certa indagine è stata creata un’ ’apposita commissione’: se la commissione è stata creata per quella certa faccenda o indagine, è per forza apposita. Si può fare a meno, inoltre, dell’aggettivo ’futuro’ in frasi come queste, che sentiamo spesso alla radio e alla televisione o leggiamo sui giornali quando viene intervistato qualcuno: “Quali sono i suoi ’progetti futuri’?”; “Mi parli del suo ’programma futuro’ “. Un progetto, un programma sono sempre futuri, in questi casi. Si sa che ci possono essere programmi e progetti per un ’futuro lontano’ per un ’futuro immediato’, e allora quando ci sono precisazioni simili tutto va bene.

Cortesi amici, amanti del bel parlare e del bello scrivere, aguzzate la vista quando leggete i giornali, e gli orecchi quando ascoltate un servizio radiotelevisivo, avendo a portata di mano una calcolatrice per… calcolare gli aggettivi adoperati inutilmente. E sempre a proposito dell’aggettivo, ci piace terminare con una massima di Alphonse Daudet: «L’aggettivo deve essere l’amante del sostantivo e non già la moglie legittima. Tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non un matrimonio eterno».


 

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lunedì 3 aprile 2023

Ancora sui demotici (nomi abitanti) ambigui

 


N
umerosi comuni italiani hanno il nome degli abitanti (demotici) in... comune. Qualche giorno fa ci siamo soffermati sul demotico grottese con il quale si indicano gli abitanti di Grottaminarda (Campania), Grottazzolina (Marche) e Grotte (Sicilia) invitando gli addetti alla coniazione degli etnici a trovare un modo per disambiguare e da parte nostra abbiamo, sommessamente, avanzato alcuni suggerimenti. Oggi ci occupiamo dell'etnico piacentino, con il quale si designa l'abitante di Piacenza (Emilia Romagna) e quello di Piacenza D'Adige (Veneto). Come distinguiamo, dunque, i piacentini di Piacenza da quelli di... Piacenza D'Adige, se, per l'appunto, hanno il medesimo appellativo? Entrambi i toponimi, intanto, hanno la stessa "origine etimologica": il latino "placentia", tratto dal verbo "placere" (piacere), è, quindi, un nome augurale. Quanto ai demotici lasceremmo "piacentino" per indicare l'abitante del capoluogo emiliano e chiameremmo quello della località veneta "piacentineste", essendo l'idronimo Adige connesso con l'antica città di Ateste, da cui l'odierna Este.






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La lingua "biforcuta" della stampa

La Madonna di Trevignano Romano e la folla di fedeli per assistere la presunta apparizione

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Correttamente: assistere alla.

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Maxi sequestro a casa del collezionista di reperti archeologici: scoperto un tesoro da 500mila euro

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In buona lingua: maxisequestro.

 


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domenica 2 aprile 2023

In difesa dell'italico idioma


P
eccato che una proposta di legge volta alla tutela della lingua italiana non faccia riferimento anche alla stampa, i cui rappresentanti sono i maggiori responsabili dell'imbarbarimento del nostro "idioma gentil sonante e puro", per dirla con l'Alfieri. 

(L'articolo è pubblicato su "Avvenire.it", con il nome dell'autore)



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"In presenza di" è un'espressione non molto corretta se chi parla o scrive non si riferisce a persone. Spesso ci capita di leggere sulla stampa (tanto per restare in tema) frasi tipo "Tizio è stato condannato in presenza delle prove acquisite.

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Ecco una parola che ci piacerebbe fosse rispolverata e rimessa a lemma nei vocabolari dell'uso: infrunito.  Aggettivo che sta per dissennato, stolto e simili. Giovanni è proprio un infrunito.

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 Proponiamo due parole alla cortese attenzione degli amici lettori:  una - - ripresa dal Treccani - - è precone e sta per "banditore", l'altra, non a lemma nei vocabolari dell'uso, è cinquantare, vale a dire "esagerare".

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Lo sapevate  che chi suona l'arpa o un qualsivoglia strumento a corda è un... ladro? Scherziamo, ovviamente. Arpeggiare, apprendiamo dal vocabolario De Mauro in rete, significa anche "rubare".


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La lingua "biforcuta" della stampa

Pd

Schlein: "Il governo deve rispondere sul Pnrr e sul naufragio di Crotone"

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Gesummaria! Non lo sapevamo. La bella città di Crotone non esiste più: è naufragata.







 

Ci auguriamo, di tutto cuore, che Crotone sia il nome dell'imbarcazione (e non della città) che ha subito il naufragio.









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