Tra i dubbi più ricorrenti dell’italiano scritto c’è la concordanza del verbo nelle frasi introdotte da espressioni come «uno di quelli che…», «una delle persone che…», «uno di coloro che…». Il problema sembra minimo, ma in realtà tocca un principio fondamentale della sintassi italiana: il verbo della relativa si accorda con l’antecedente del pronome relativo «che». È un meccanismo semplice, ma spesso offuscato dall’uso oscillante e da una certa tendenza a far prevalere la concordanza “logica” sul funzionamento grammaticale.
Nella costruzione «uno di quelli che…», l’antecedente di che non è uno, bensì quelli, che è un nome plurale. Di conseguenza, il verbo della relativa deve andare al plurale. La frase corretta, per esempio, è: «Giovanni è uno di quelli che amano trascorrere le ferie all’estero». Il verbo amano concorda con quelli, non con uno. È una concordanza che rispetta la struttura della frase e, soprattutto, evita ambiguità: con il singolare ama sembrerebbe che solo Giovanni abbia quella caratteristica, mentre il plurale colloca Giovanni dentro un gruppo più ampio che condivide lo stesso comportamento.
Un piccolo aneddoto, spesso citato nelle scuole di giornalismo, aiuta a fissare la regola. Si racconta che un celebre correttore di bozze del primo Novecento, noto per la sua inflessibilità, avesse l’abitudine di cerchiare in rosso ogni «uno di quelli che ama» trovato nei manoscritti, accompagnandolo con una nota lapidaria: «Ama solo lui?». Pare che un giovane cronista, esasperato, gli avesse risposto: «Ma il lettore capisce lo stesso!». E il correttore, senza alzare lo sguardo, avesse replicato: «Il lettore capisce, sì. Ma la lingua capisce meglio di noi». L’aneddoto (vero o abbellito che sia) rende bene l’idea: la concordanza non è un capriccio, ma un modo per mantenere la frase limpida e inequivocabile.
Il principio è lo stesso che regola frasi come: «Maria è una delle persone che credono nella collaborazione», oppure «È uno di coloro che sanno ascoltare». In tutti questi casi, il pronome relativo che riprende un nome plurale (persone, coloro, quelli), e il verbo si adegua. È un meccanismo che si ritrova anche in esempi più semplici: «Ho visto le ragazze che ridevano», «Conosco gli studenti che studiano di più». L’italiano, su questo punto, è lineare: il verbo della relativa segue il numero dell’antecedente.
Esistono, è vero, casi in cui si incontra il singolare: «Giovanni è uno di quelli che ama davvero il mare». Questa forma, pur possibile, è meno naturale nell’italiano contemporaneo e può risultare artificiosa. È una concordanza “logica”, che guarda al significato di uno più che alla struttura della frase. Ma proprio perché rompe il meccanismo abituale, rischia di creare incertezza interpretativa. Per questo, nei registri sorvegliati – giornalistici, saggistici, istituzionali – la scelta più chiara, elegante e coerente resta il plurale.
L’uso quotidiano conferma questa preferenza. Espressioni come «Sei uno di quelli che fanno sempre la scelta giusta», «È uno di quelli che arrivano puntuali anche quando non serve», «Sono uno di quelli che credono nella pazienza» suonano naturali, immediate, prive di inciampi. Il plurale, in questi casi, non è solo corretto: è la soluzione che meglio rispecchia la logica della lingua.
La regola, in fondo, si riduce a un “gesto” semplice: individuare l’antecedente di «che». Se è plurale, il verbo sarà plurale; se è singolare, sarà singolare. Nel caso di «uno di quelli che…», l’antecedente è sempre plurale. E da qui discende tutto il resto.

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