giovedì 1 gennaio 2026

La notte in cui il mondo si ricorda di te

 

La signora Teresa non aveva più paura della solitudine: l’aveva “indossata” per anni, come un cappotto troppo grande che alla fine ti si adatta addosso. L’ultimo giorno dell’anno, però, la solitudine pesava di più. Non per i ricordi - quelli aveva imparato a tenerli in ordine - ma per il silenzio. Quel silenzio che, dopo una certa età, sembra dire: non ti aspetta più nessuno.

Teresa preparò la tavola come sempre: un piatto, un bicchiere, una candela. Non per illudersi, ma per rispetto. Perché anche la vita, quando si fa piccola, merita di essere apparecchiata.

Quando la candela tremò, capì che non poteva restare lì. Uscì. Non per festeggiare, ma per respirare un po’ di mondo prima che l’anno finisse.

Camminò senza meta, con il passo lento di chi non vuole disturbare. Le strade erano piene di luci, ma nessuna sembrava per lei. Finché non arrivò in una piazza dove un gruppo di ragazzi stava ridendo attorno a un tavolo improvvisato. Teresa si fermò a distanza, come si fa quando si guarda la vita degli altri da dietro un vetro.

Fu allora che una ragazza la notò. Non la guardò con pietà né con curiosità. La guardò come si guarda qualcuno che manca.

«Signora, venga qui» disse, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Teresa scosse la testa. La ragazza insistette. Poi si avvicinarono altri: un uomo con una sciarpa rossa, una coppia che si teneva per mano, un bambino con un cappello storto.

Non le chiesero nulla. Non le domandarono chi fosse, da dove venisse, perché fosse sola. Le fecero solo spazio.

E Teresa, che da anni non occupava più spazio da nessuna parte, sentì qualcosa cedere dentro. Un nodo, un peso, un inverno.

Quando la mezzanotte arrivò, qualcuno contò gli ultimi secondi. Teresa non contò. Chiuse gli occhi. E sentì braccia - tante, diverse, calde - stringerla come se la conoscessero da sempre.

Non era un abbraccio di festa. Era un abbraccio di riconoscimento. Di quelli che dicono: ti vedo, sei qui, esisti ancora.

Teresa pianse. Non lacrime rumorose, ma quelle silenziose, che scendono quando il cuore si ricorda di essere vivo.

Quando riaprì gli occhi, il nuovo anno era già iniziato. E per la prima volta dopo molto tempo, Teresa non ebbe paura del futuro. Perché aveva scoperto una verità semplice e feroce: a volte basta che qualcuno ti stringa per restituirti al mondo.

Da quella notte, in quella piazza, c’è sempre un posto in più. Non per chi vuole festeggiare, ma per chi non vuole essere dimenticato.

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