martedì 18 giugno 2013

Sull'uso corretto della congiunzione «se»

Due parole due sul corretto uso della congiunzione “se”, perché non necessariamente deve reggere un verbo al modo congiuntivo, come imparammo ai tempi della scuola. Innanzi tutto si può apostrofare davanti ai pronomi personali: s’egli m’amasse, s’io parlassi; negli altri casi è preferibile non  eliderla: se anche, se una. Quando è in “compagnia” di alcuni avverbi subisce il cosí detto rafforzamento sintattico: semmai, sennonché, sennò, seppure. Se queste forme non piacciono si possono adoperare quelle staccate: se mai, se no, se pure, se non che. Cosa importante, è bene ribadirlo, in grafia univerbata la consonante che segue la congiunzione “se” deve essere raddoppiata. Per quanto attiene al verbo introdotto dalla congiunzione “se” – come dicevamo all’inizio – non sempre è obbligatorio il congiuntivo, anzi, in alcuni casi è addirittura errato. Quando introduce un periodo ipotetico il verbo che segue la congiunzione deve essere di modo indicativo se anche il verbo della proposizione principale è all’indicativo: se pensi ciò, sei in errore. Se, invece, il verbo della proposizione principale, chiamata apodosi, è al condizionale il verbo che segue deve essere al congiuntivo: se pensassi ciò, saresti in errore. Ci sono due casi in cui la congiunzione “se” va d’amore e d’accordo – ecco il punto “cruciale” – con il condizionale: 1) quando introduce una proposizione concessiva: anche se potrei aiutarlo, non voglio farlo; 2) quando regge una proposizione interrogativa indiretta: non so se riuscirei anch’io a fare ciò che ha fatto il mio amico.
In questi due casi il congiuntivo sarebbe errato: anche se *potessi aiutarlo, non voglio farlo; non so se *riuscissi anch'io a fare ciò che ha fatto il mio amico.

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