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mercoledì 9 maggio 2018

Riflettere: uso corretto del verbo


Due parole sull’uso del verbo riflettere che, come si sa (?), ha due participi passati: riflesso riflettuto. Il primo si adopera esclusivamente in senso fisico (o medico): l’immagine riflessa nello specchio; il secondo in senso “intellettuale”: ho riflettuto a lungo prima di prendere questa decisione. Ciò che vogliamo mettere in evidenza è il fatto che molto spesso si adopera questo verbo nell’accezione di “concernere”, “riferirsi”, “riguardare”, “contenere”, “spettare” e simili. Bene. Anzi, male, malissimo. In questi significati il verbo in oggetto è mal adoperato. Non si dica, per esempio: “Questo grammatica riflette tutte le regole che cercavi”, ma, correttamente, “questa grammatica contieneriporta tutte le regole che cercavi”.

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Portarossetto, portasapone, portaspazzolino e portatovagliolo. Sul plurale di questi  sostantivi i lessicografi si accapigliano, sono concordi solo sul plurale dell'ultimo: portatovaglioli. Per quanto concerne gli altri tre si ripete il balletto: alcuni li ritengono invariabili, altri variabili e altri ancora, "pilatescamente", variabili o invariabili. Eppure sono etimologicamente uguali al portatovagliolo, sul cui plurale - ripetiamo - tutti concordano. Siamo in presenza di un mistero eleusino. A costo di attirarci le ire dei "grandi linguisti" consigliamo a coloro che amano il bel parlare e il bello scrivere di pluralizzarli tutti e tre: portarossetti, portasoponi e portaspazzolini. Cosí facendo si rispetta la norma che regola la formazione del plurale dei nomi composti di una voce verbale e di un sostantivo maschile singolare.

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