sabato 8 luglio 2023

AVVISO

 Per tutto il periodo estivo questo portale sarà "aggiornato" saltuariamente.

Un caloroso augurio di felici ferie a tutte/tutti coloro che ci seguono con assiduità.



 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauraso@hotmail.it)


giovedì 6 luglio 2023

Scrivete straniero e sarete puniti


 Non riusciamo a leggere un giornale italiano se non abbiamo a portata di mano un vocabolario...  inglese-italiano (potrebbe essere uno dei motivi del calo di vendite dei giornali? Non tutti "masticano" la lingua di Albione e non tutte le famiglie dispongono di un dizionario di inglese). Riproponiamo, in proposito, un nostro vecchio intervento sull'uso (quasi sempre errato, oltre tutto) dei barbarismi che imperversano sulla carta stampata e no.

Scartabellando tra le nostre cose ci è capitato sotto gli occhi “il Giornale” di qualche anno fa in cui un titolo ha richiamato la nostra attenzione: “Scrivete straniero e sarete puniti”.

L’articolista era Luciano Satta che in quel quotidiano era il titolare di un’interessantissima rubrica di lingua: “Non usate parole straniere perché le sbagliate o ve le sbagliano” (si riferiva, forse, alla scomparsa figura del correttore di bozze? ndr.). “E quando le sbagliate la brutta figura è tutta vostra”. Seguiva un elenco di vari incidenti nei quali sono incorsi, ultimamente, scrittori e giornalisti “di grido”: errori di traduzioni, lettere saltate, accenti errati e arbitrii sintattico-grammaticali.

Mai parole furono più “sante” e tuttora attuali.

Oggi, con la rivoluzione tecnologica avvenuta nei giornali (ma non solo), i “pezzi” non vengono più composti (scritti) dai tipografi e inviati in correzione al vaglio di personale altamente qualificato (correttore di bozze); oggi gli articoli vengono composti al videoterminale dai giornalisti che sono gli unici responsabili degli eventuali strafalcioni; prima, con la composizione a piombo, l’ignoranza linguistico-grammaticale del redattore era imputata all’ignoranza del correttore di bozze. Il progresso tecnologico sta mettendo a nudo molte verità “nascoste”. Una prova lampante di quanto affermiamo è il titolo di un quotidiano locale (che non menzioniamo per carità di patria): “Tra pentiti e non”. Quel “non”, maledettamente errato, balza evidente agli occhi del lettore accorto. Gli avverbi di negazione “no” e “non” hanno usi nettamente distinti. Il primo (no) appartiene alla schiera delle così dette parole olofrastiche (dal greco “hòlos”, intero e “phrazo”, dichiaro) che, riassumendo in sé un’intera frase, debbono essere sempre isolate e in posizione accentata (non debbono essere seguite, cioè, da un’altra parola): vieni o no? È evidente, da questo esempio, il fatto che il “no” è olofrastico, sottintende e riassume “o non vieni”. Il secondo avverbio (non) non si può trovare mai in posizione accentata (cioè da solo), si usa sempre come proclitico, vale a dire "unito" a una parola che necessariamente lo deve seguire: vieni o non vieni? Il titolo incriminato, per tanto, avrebbe dovuto recitare – in forma corretta – “Tra pentiti e no”.

Ma torniamo ai barbarismi di cui trabocca la carta stampata e no.

 Personalmente, e a costo di sembrare “codini” (reazionari), siamo per un reciso ‘no’ alle parole straniere, non tanto per la brutta figura (di cui si preoccupa, bontà sua, Luciano Satta), quanto e soprattutto perché il barbarismo che imperversa sulla stampa ha fatto dimenticare agli articolisti (e ai lettori, loro malgrado) il buon uso della lingua madre.

Moltissime “penne” sono convinte del fatto che l’uso di termini stranieri dia un “tono” ai loro scritti e li adoperano indiscriminatamente (quasi sempre senza conoscerne il significato); assistiamo, così, a “spettacoli linguistici orrendi”. Tanto per cominciare, gentili amici, lo “stranierese” resta sempre singolare. Abbiamo letto, in una cronaca sportiva, che la “squadra azzurra aveva molte chanches”. Satta ha ragione da vendere, questo titolo è doppiamente errato: la grafia e la forma plurale del vocabolo “barbaro”. E che dire della bevanda che si ottiene dalle foglie della Camellia sinensis, arbusto originario dell’Estremo Oriente, che tutti - indistintamente, scrivono the o, ancora peggio, thè invece di tè? I critici cinematografici e televisivi amano scrivere “ciack” o “ciak” in luogo della forma corretta italiana “ciac”. Gli economisti scrivono “crack” per indicare un fallimento, un crollo bancario, invece dell’italianissimo “crac”. Questi ultimi sbagliano doppiamente volendo adoperare un termine straniero al posto di quello italiano che fa tanto… volgare (per loro, naturalmente). La voce, infatti, non è inglese – come comunemente si crede – ma tedesca: Krach. Se non si vuole adoperare l’italiano “crac” si usi, almeno, il termine straniero corretto che è “Krach”, appunto. Questa voce si è diffusa in tutte le lingue europee – quindi anche in quella inglese – in seguito al crollo bancario avvenuto a Vienna il 9 maggio 1873.

Potremmo continuare ancora, ma non vogliamo tediarvi oltre misura. Concludiamo, però, con le parole di Niccolò Tommaseo: "(il barbarismo è) usare senza necessità voci straniere, mutare la forma grammaticale e analogica delle voci, pronunziare o scrivere spropositato". Senza necessità, per l'appunto.

sabato 1 luglio 2023

Sgroi - 154 - Lo ZINGARELLI 2024: un dizionario non solo da consultare 'all'uopo' ma soprattutto da leggere


 di Salvatore Claudio Sgroi

 

1. Acquisizione del lessico e dizionari

Non c'è dubbio che la competenza lessicale di un nativofono non si fonda sullo studio delle singole parole di un dizionario/vocabolario, ma si fonda sull'ascolto e la lettura di discorsi orali e scritti che lo coinvolgano.. La crescita semantico-lessicale di un parlante si basa cioè sul contatto con testi, dove i singoli significati lessicali sono ricavati dai concreti contesti situazionali e grazie all'interazione negoziata con gli altri.

Ci si chiede allora quale sia la funzione di un vocabolario. Sulla scorta della mia esperienza la consultazione è determinata soprattutto dall'esigenza di conferma del significato di un termine , per me incerto o semplicemente ignoto, rimasto vago in quel contesto. Senza considerare altre esigenze, quali ricorrere a un sinonimo, o conoscere la pronuncia se variabile, o anche la morfologia  irregolare, l'ortografia, ovvero l'etimologia per lo più diacronica (quella sincronica, essendo spesso intuitiva), o anche la data di prima attestazione di una voce. Da linguista, invece la consultazione è imposta dall'esigenza di confrontare i vari dizionari sia dell'uso che storici e/o etimologici, o settoriali, mono- e bilingui.

 

2. Competenza metalessicale e dizionari

La consultazione occasionale di un dizionario come lo Zingarelli 2024, a cura di Mario Cannella, Beata Lazzarini e Andrea Zaninello (edito dalla Zanichelli, dopo la latitanza cartacea dell'anno scorso, apparso solo in edizione digitale) può però trasformarsi per il lettore comune in lettura continuata ai fini di un potenziamento della propria competenza metalessicale, e più in generale metalinguistica.

 

2.1. Micro-dizionario dei sinonimi

Quali sono gli aspetti dello Zingarelli 2024 che si prestano a una lettura continuata? Innanzi tutto, direi, le "964 schede di sfumature di significato" (sovraccopertina, p. 3) su sfondo grigio. Un micro-dizionario di sinonimi definiti paradigmaticamente, incluso in un dizionario generale della lingua. Comportando lo Zingarelli 2688 pp., si può dire che mediamente (2688: 964) una scheda di sinonimi appare ogni 2,8 pagine. Come si puntualizza nella "Presentazione" del vocabolario, si tratta di "brevi trattazioni che esaminano famiglie di parole analoghe definendo il significato, l'uso e il contesto più appropriato di ciascuna di esse. Ogni scheda descrive le aree di sovrapposizione semantica delle parole di una famiglia e ne evidenzia le differenze sociolinguistiche, di registro e di livello d'uso, permettendo così a un vocabolario  di superare gli ambiti, talora percepibili come angusti, della singola voce del dizionario" (p. 3). Qualche es. postulato- assioma -dogma; lingua-linguaggio; dialetto-vernacolo-parlata.

 

2.2. Definizioni d.o.c.

Un aspetto decisamente originale rispetto alla lessicografia (inter)nazionale  è costituito dalla presenza di ben 134 "Definizioni d'autore". Come si precisa nelle "Avvertenze per la consultazione" § 15: "Sono definizioni redatte da personalità della cultura, della scienza, dello sport e del costume che propongono una personale interpretazione della parola, suggerendo un punto di vista spesso inedito e non convenzionale" (p. 11). L'elenco è opportunamente indicato a p. 2689, per. es.

FIGLIO:

 "Non c'è possibilità di essere vivi senza essere figli. Si può non essere padri, madri, fratelli o sorelle, ma non si può non essere figli. (...) L'esistenza umana viene sempre da un Altro, ha sempre una provenienza. Il figlio è colui che intrattiene un debito simbolico con chi lo ha preceduto. E tuttavia il figlio porta con sé anche il compito di oltrepassare la propria provenienza. (...) Ogni figlio (...) deve poter essere un giusto 'erede'" (Massimo Recalcati).

TEMPO:

 "Cosa sia davvero il tempo non lo sa nessuno, per ora. (...) Penso che quello che chiamiamo tempo non sia un fenomeno generale della natura, ma sia qualcosa che emerge dai processi del nostro cervello. Il tempo non è una linea lungo cui scorrono gli eventi del mondo: è un risultato del modo e dell'imprecisione con cui il nostro cervello rispecchia il mondo. (...) Il tempo non è la casa del mondo: è la casa di questi piccoli eventi naturali che siamo noi viventi" (Carlo Rovelli)..

 

2.3. Nove "inserti grammaticali"

Nelle citate "Avvertenze" si ricorda la presenza di "nove inserti dedicati a temi che spesso  pongono problemi nello scrivere o nel parlare" (p. 11, § 14). L'elenco che se ne dà riguarda pronuncia e grafia: accento, elisione e troncamento, maiuscola, sillaba -- la norma: errori comuni, la morfologia: femminile, numero (ordinale e cardinale), la punteggiatura: punto, il lessico: stereotipo". Eccellente l'inserto su femminile, dove tra l'altro si classificano in maniera esaustiva i tipi di formazione del genere: 1. "nomi indipendenti" o"di genere fisso" (adde: "o eteronimi") es. uomo/donna, 2. nomi "di genere comune" (adde "o ambigenere"), es. il/la nipote, 3."di genere  promiscuo" (adde "o epiceno") ess. la volpe (maschio/femmina), adde anche: la spia (uomo/donna), fantasma (uomo/donna), 4. "di genere mobile", ess. amico/a, "con suffisso" professore/essa.

L'articolo sugli "errori comuni" (in prevalenza di grafia e pronuncia, a volte di morfologia, sintassi o lessico, con riferimento a oltre 100 ess.) distingue tre tipi di giudizi normativi:

 (i) uso "errato" vs "corretto", p.e. scenza/scienza, qual'è/ qual è, leccòrnia/leccornìa, vadino/vadano, dasse/desse, inerente il/al, vorrei che tu vieni (o venga)/venissi, redarre/redigere;

(ii) uso "più diffuso; non scorretto" vs "più corretto o più ricercato", es. Nòbel/Nobèl;

(iii) uso "corretto" vs "preferito", es. provincie/province.

Se in alcuni casi il giudizio "errato" è condivisibile come per gli usi di italiano popolare (vadino, dasse), in altri invece si tratta di atteggiamenti neo-puristici (qual è, inerente il, vorrei che tu venga, redigere).

 

2.3.1. "Note d'uso"

Ma "note d'uso" si trovano anche all'interno di lemmi "laddove se ne ravvisi l'opportunità" (p. 11), con a volte l'indicazione, un pò (sic) terroristica, "ATTENZIONE!". Così sub andare: "La forma va (terza pers. sing.) non richiede l'accento"; o nel caso di gli pron. pers. atono f. di terza pers. sing. ("pop., fam.; evit.), es. quando vedi tua sorella non dirgli niente. "ATTENZIONE! Va rispettata la distinzione fra gli, maschile, e le, femminile, gli (= a lui) ho promesso di venire; le (= a lei) ho affidato un incarico".

Invece, un'indicazione non neo-purista si legge nel caso gli 'a loro': "L'uso di gli come pronome personale di terza persona plurale è sempre più comune e accettato soprattutto nella lingua parlata" con un es. manzoniano Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta?.

"Meno comune è il termine loro: ho incontrato Mario e Anna e ho consegnato loro i biglietti suona certamente più formale che gli ho consegnato. Si usi quindi loro solo in determinati contesti specialmente nella lingua scritta!",  mentre sub ci: "(sett. pop.) a lui, a lei, a loro, ci andai subito incontro e ci dissi tutto".

 

2.4. "Tavole di nomenclatura"

Lo Zingarelli 2024 fornisce 118 "Inserti o Tavole di nomenclatura" (p. 11 § 17) "corrispondenti a "specifici settori terminologici" (ibid.), ovvero si tratta di un mini-dizionario analogico, che cerca di cogliere la strutturazione semantica del lessico dell'it., per es. casa, libro, occhio, tempo. Ma sarebbe stato utile giusto  nelle "Avvertenze" indicarne l'elenco alfabetico per stimolare la lettura continuata e sistematica.

 

2.5. Dialetti e "Unità di misura"

La p. 664 è tutta occupata dai "Dialetti d'Italia" con una opportuna cartina geografica e l'elenco dei dialetti dell'"Area settentrionale" (Gallo-italici, Veneti, Toscani), dell'"Area mediana", dell'"Area meridionale", dell'"Area meridionale estrema", i "Sardi", i "Ladini" e le "Parlate alloglotte , isole linguistiche".

Le pp. 2522-23 sono invece dedicate alle "Unità di misura", ovvero al "sistema internazionale di unità di misura (SI)", divise in "unità fondamentali" (metro, kilogrammo, secondo, ampere, Kelvin, candela, mole), "unità supplementari" (radiante, steradiante), nonché "unità derivate" (metro quadro, ecc.).

 

2.6. Appendici

Extra-dizionario si trovano 5 preziose "Appendici" (pp. 2645-88), un invito a una lettura continuata, ovvero

(i) "Sigle, abbreviazioni, simboli" (pp. 2645-77), che andavano però anche inserite nel lemmario del dizionario per una consultazione occasionale;

(ii) "Luoghi d'Italia" (pp. 2678-81)  ess. Abruzzo,  Adige, Adriatico con indicazioni storico-etimologiche;

 (iii) "Abitanti d'Italia" (pp. 2682-83) e (iv) "Abitanti del mondo" (p. 2684) ess. Perù > peruviano; Qatar > qatariòta;

 infine (v) "Locuzioni latine" (pp. 2685-88).

 

2.7. Colori e bandiere

Il dizionario si apre nel risguardo di copertina con le illustrazioni di un "Atlante dei colori" e si chiude con la "Tavola delle bandiere" dei diversi stati.

 

3. Lettura continuata edizione digitale

La lettura continuata dello Zingarelli 2024  è enormemente potenziata con l'edizione digitale; per es. per potere individuare tutte le parole straniere ("attorno al 3% del totale" p. 3) mediante le "abbreviazioni usate nel vocabolario" (pp. 4-5): fr., amer., gr., ingl., portog., sp., ted., pseudoingl., ecc.

Oppure sarebbe possibile trovare i region., i dial., milan., napol., piemont., roman., sett., sicil.,  tosc,, ven., venez., elvet.

O ancora saggiare il neopurismo attraverso le etichette pop., evit., impropr.

 

4. Desiderata: etimi sincronici, datazioni e sottolemmi        

Come si precisa nella sovraccopertina, lo Zingarelli 2024 lemmatizza ben "145.000 voci", con "oltre 70.000 etimologie". Il che vuol dire che registra tutti gli etimi patrimoniali (dal latino) e diacronici (prestiti) e molto selettivamente gli etimi sincronici, per lo più intuitivi, per ragioni di spazio. Ci auguriamo invece che la prossima edizione digitale possa registrarli tutti, con sistematicità.

Il diz. indica opportunamente anche la data di prima attestazione delle voci ("Avvertenze" § 12 "Datazione" pp. 10-11): "si è stabilito di datare solo l'apparizione più antica del vocabolo senza far riferimento alla sua evoluzione semantica (a rigore, ogni accezione particolare richiederebbe una propria datazione)" (p. 11). Giustificare però tale scelta (pur legittima) "Per un criterio di economicità e per rendere più rapida la consultazione, nelle parole che hanno più significati o accezioni", è difficile da condividere. La datazione di ogni significato, segnalato nel Diz. Etim. della Lingua Ital. di M. Cortelazzo- P. Zolli (Zanichelli, ricco di c. 60mila lemmi), a cui ha invece rinunciato pure il GRADIT di T. De Mauro (8 voll. 2007), è in realtà assai faticosa anche a partire dal Grande dizionario (storico) della lingua italiana di S. Battaglia-G. Bàrberi Squarotti (1961-2009, 24 voll. UTET anche on line).

Nella stesse "Avvertenze" (§ 9, p. 9) relative ai "sottolemmi" si indica una sfilza di derivati, oltre agli avv. in -mente, quelli in -zione, -ficare, -izzare, -icità, ecc. (pp. 9-11) che vengono trattati come "sottolemmi" (non dunque in ordine alfabetico) con economia  delle definizioni dei lemmi ma anche della data di prima attestazione. Un impoverimento lessicale dettato dall'esigenza di risparmiare spazio, che potrebbe però essere evitato nell'edizione digitale, lemmatizzando a dovere tali voci.

 

5. Errori e sviste

I curatori nella "Presentazione" osservano condivisibilmente che "Compilare un vocabolario è un'operazione complessa e delicata ["oltre 300 (i) collaboratori"); l'esperienza dimostra che imprecisioni ed errori possono essere limitati ma non del tutto evitati: ringrazia[no] fin d'ora i lettori che ce li vorranno segnalare" (p. 3). Segnalare sviste ed errori rischia di svalutare ingiustamente un dizionario come lo Zingarelli 2024. Lo faremo quindi privatamente. Come dire 'i panni sporchi si lavano in famiglia'.

Sarebbe invece più istruttivo confrontare due o più dizionari per evidenziare vantaggi e limiti delle scelte lessicografiche. Per es. analizzare le categorie utilizzate nella segnalazione dell'etimologia sincronica, formazione delle parole, come per es. il ricorso alla categoria "comp(osto)" sia nel caso dei "composti" come compravendita "comp. di compra e vendita"  che

dei "derivati prefissati" es. concelebrare "comp. di con- e celebrare". Un esercizio utile e per i lettori e per gli editori.

 

6. Il dizionario: una goccia rispetto alla lingua di una comunità di parlanti

Da ultimo, la mancanza di un termine o di un significato in un dizionario, pur ampio, come lo Zingarelli 2024, non può mai giustificare un giudizio negativo dell'opera, perché nessun dizionario può registrare tutte le parole con tutti i significati della lingua di una comunità di parlanti, neppure in un suo momento o stato sincronico, e nessun parlante conosce tutte le parole di un dizionario, pur conoscendone altre ignorate dal vocabolario. E questo vale anche nel caso di un bambino.

 

 Sommario

1. Acquisizione del lessico e dizionari                         

2. Competenza metalessicale e dizionari

2.1. Micro-dizionario dei sinonimi

2.2. Definizioni d.o.c.

2.3. Nove "inserti grammaticali"

2.3.1. "Note d'uso"

2.4. "Tavole di nomenclatura"

2.5. Dialetti e "Unità di misura"

2.6. Appendici

2.7. Colori e bandiere

3. Lettura continuata edizione digitale

4. Desiderata: etimi sincronici, datazioni e sottolemmi

5. Errori e sviste

6. Il dizionario: una goccia rispetto alla lingua di una comunità di parlanti




 

 

 

 

 

 









venerdì 30 giugno 2023

La capa? Il commento di un anonimo e coraggioso lettore


P
ubblichiamo il commento di un anonimo, coraggioso, lettore --  che, ovviamente, non si firma --  a un nostro vecchio intervento sul femminile di "capo".

Qualcuno dovrebbe dire a questo signore, Fausto Raso, che pubblica queste mellonaggini, che i nomi come 'cuoco' e 'servo', che designano persona, prevedono entrambi i generi per la loro natura grammaticale. Altri nomi, nati o come maschili ('capo', dal latino 'caput', testa) o come femminili ('maschera'), acquisiscono un significato traslato per il quale si applicano, con l'unico genere che hanno, indifferentemente a maschi e femmine: quindi 'il capo' (e non la capo e meno che mai la capa), anche se si chiama Maria, e 'la maschera' ('impiegato di teatro') anche se si chiama Mario. Diceva mia madre: 'a pazziarell 'mman 'e criature... (nella fattispecie: la grammatica in mano agl'ignoranti).

---------------------

Che cosa dire, anzi rispondere al coraggioso lettore? Che può trovare le "mellonaggini" in siti i cui titolari sono di gran lunga più autorevoli dell'estensore di queste noterelle. Scriva loro e li tacci di crassa ignoranza linguistico-grammaticale. Clicchi qui e qui. Garzanti: 2. f. -a; pl. -e  

chi esercita un comando o dirige imprese, attività ecc.: capo dello stato, del governo | in un’azienda, chi esercita mansioni direttive intermedie | nella marina militare, grado di sottufficiale corrispondente a maresciallo nell’esercito.

3.

f. -a; pl. -e


chi ha un ruolo preminente o esercita una funzione direttiva, godendo di particolare prestigio e autorevolezza: il capo della famiglia; sa essere un vero capo |capo di un branco, capobranco.

Dimenticavamo.  Se è lo stesso anonimo coraggioso che ha inviato questo commento: Quindi, da oggi in poi, anche 'colossa', 'monumenta' ecc.
'La tal signora è una colossa di erudizione', e 'La talaltra una monumenta di rettitudine'. Dio mio, in che mani siamo finiti..., conferma di non capire un'acca/un acca di grammatica italiana. Gli consigliamo di iscriversi alle scuole serali, se ancora ci sono.

A proposito di H, dal sito "iltuopadania.wordpress.com": Non capire un’acca. Con o senza apostrofo?

“Acca” è femminile, dunque “un” vuole l’apostrofo. Qualcuno ritiene accettabile anche la versione senza, dato che – si sostiene – “acca”, pur femminile dal punto di vista grammaticale, rimanda al concetto maschile di nulla, niente. A mio avviso si tratta di un’interpretazione forzata e non sostenibile.

------------------

La consonante H può essere, correttamente, tanto maschile quanto femminile. La forma maschile non "rimanda al concetto maschile di nulla, niente" ma al fatto che si sottintende "segno grafico". Un'acca [sottintendendo (la) 'consonante'], un acca [sottintendendo (il) 'segno grafico'].


***

La lingua "biforcuta" della stampa

Il giornale più antico del mondo dice addio alla carta, il Wiener Zeitung nato nel 1703 resta solo on line

-----------------

Domandiamo agli operatori dell'informazione in che anno è nato il mondo, dato che il giornale in oggetto ha visto la luce nel 1703. 


*

 “Tremila euro per un posto da vigilantes, garantisce il parente politico”: usano il nome dell’ex assessore regionale Borracino, 3 indagati

--------------------

A prescindere dal "vigilantes", si scrive (e si dice) correttamente posto di.  Si tratta di un normale complemento di specificazione.

*

IL GIALLO

Trovato scheletro di donna durante in un parco. Potrebbe essere una 30enne, aveva una catenina al collo

----------------------

Ancora una prova di quanto sosteniamo. Gli addetti alla titolatura dei giornali non rileggono ciò che scrivono;  ma anche se lo rileggono...



(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauraso@hotmail.it)

martedì 27 giugno 2023

Sgroi - 153 - NEGRO descrittivo vs NEGRO doppiamente spregiativo


 di Salvatore Claudio Sgroi

 

1. Negro giudeo-italiano

Con riferimento al precedente intervento di domenica 25 giugno "Da NEGRIGURA 'roba da negri' a SEMPIO 'ottuso'", precisiamo ulteriormente che il termine negro nel Lessico famigliare di N. Ginzburg (1963) ha valenza negativa ('incapace') propria del giudeo-italiano riferita a individui bianchi, nel romanzo non facendosi mai riferimento a negro2 'individuo di pelle nera', oggi altrettanto spregiativo, ma, come si chiarirà, di diversa origine.

 

2. Popul negro 1552 vs negro2 (2a metà '900)

Come indica il Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI) di Manlio Cortelazzo-Paolo Zolli (Zanichelli), il sintagma popul negro con valore descrittivo è datato 1552 grazie a L. Ariosto, con etimo diacronico dallo "Sp. negro: dal lat. nĭgru(m) 'negro'".

Lo stesso DELI osserva, con un commento puristico: "Di rec. [2a metà '900] negro 'di razza nera' è stato proscritto, come denigratorio, ma senza [?] un obiettivo fondamento, come faceva notare il Vademecum di giornalismo a cura di Sergio Lepri ed altri stampato nel 1992 per l'Agenzia Ansa".

 

2.1. Etimo di negro2 spregiativo

Rifacendosi quindi a un art. negli "Studi Linguistici Italiani" XXI (1995), ovvero Massimo Palermo, I manuali redazionali e la norma dell’italiano scritto contemporaneo,  sempre il DELI proseguiva segnalando l'etimo diacronico di questa seconda accezione negativa di negro2 'individuo di colore nero':

"Come riportano gli SLI XXI (1995) 105: 'fin a qualche tempo fa [2a metà '900] la parola negro non aveva nessuna connotazione spregiativa; poi, per influenza dell'inglese (che preferisce black a nigger) e del francese (che usa noir e non nègre) anche in Italia c'è chi sostiene che negro non sia una espressione simpatica e che debba essere sostituito da nero (nonostante che nero sia servito e serva ancora a indicare l'estremista di destra)".

Lo stesso art. degli SLI concludeva con una proposta formalista, che sembra non voler riconoscere l'uso reale di negro2 spregiativo:

"in attesa che l'uso risolva il problema, si potrebbe suggerire di usare negro come sostantivo e nero come aggettivo".

 

3. Negro nella lessicografia italiana

Se il lessema negro spregiativo 'incapace' di origine giudeo-italiana è assente nella lessicografia italiana, invece il termine negro2 spregiativo riferito a 'individuo di pelle nera', calco anglo-americano, è  ampiamente registrato nella vocabolaristica generale.

De Mauro (2000): negro "1. agg., s.m., che, chi appartiene alle diverse razze del ceppo negride, originarie del continente africano, caratterizzate da pelle scura, naso largo e schiacciato, capelli crespi, labbra pronunciate (il termine talvolta è avvertito o usato con valore spreg. e sostituito da nero): popolazioni negre, atleta, cantante negro, la tratta dei negri " VERSUS nero: "4. agg., s.m. FO[ndamentale] negro, spec. come sinonimo eufemistico: la razza nera, i neri d'America".

Il Sabatini-Coletti (2007) sub negro in maniera sintetica precisa: "Il termine [negro] a cui è stata annessa in passato una connotazione razzialmente spregiativa, è oggi sostituito da nero, considerato più neutro".

In maniera più analitica lo Zingarelli (2022) illustra il lemma negro: s.m. "persona che appartiene a gruppi etnici di pelle scura o nera (il termine è talora inteso come spregiativo e spesso gli si preferisce nero): le condizioni di vita dei negri d'America". In calce al lemma, nella rubrica "Sfumature di significato. negro - nero" si ribadisce con maggiore precisione: "Negro definisce chi appartiene al gruppo umano caratterizzato da pelle nera o scura, capelli molto ricci, naso piatto; il termine è oggi percepito perlopiù come offensivo e sostituito da nero o dalla locuzione di colore, considerati più corretti".

Il Garzanti (2020) da parte sua valuta "antiquata" la valenza spregiativa di negro: "1. persona di pelle scura, appartenente ai popoli originari del continente africano) (è forma antiquata e spregiativa rispetto a nero): la tratta dei negri". Nella "Nota" in calce al lemma si ribadisce: "La parola negro è stata spesso usata in modo spregiativo; per questa ragione si preferisce sostituirla con nero ed è quasi del tutto caduta in disuso in espressioni riferite alla cultura (musica nera, non negra) (...). Per indicare i neri americani, e soprattutto quelli degli Stati Uniti d'America, è in uso anche afroamericano, che secondo alcuni esprime meglio il rispetto dovuto a queste persone". Le stesse indicazioni ritornano  sub nero.

Il Devoto-Oli (2023) nel lemma negro così si esprime: "1. che appartiene a gruppi etnici caratterizzati dal colore scuro della pelle; il termine, sentito per lo più come spregiativo o discriminatorio, viene generalmente sostituito da nero o dalla loc. di colore", con etimo diacronico: "Dallo sp. negro, dal lat. niger -gra -grum - sign. originario 'nero'; dal sec. XVI riferito anche al gruppo umano".

La rubrica "Questione di stile" con la tabella riservata a Negro è quanto mai chiara e illuminante, anche sotto il profilo etimologico:

 

"L'aggettivo e sostantivo negro con riferimento alle popolazioni di pelle scura è attestato in italiano fin da epoca molto antica [sec. XVI] e non aveva in origine nessuna connotazione negativa. Soltanto negli ultimi decenni del Novecento la parola ha cominciato ad assumere un valore spregiativo ed è stata sottoposta a censura in quanto evocatrice di secoli di razzismo e di un passato coloniale contrassegnato da soprusi e sopraffazioni. Questo mutamento di sensibilità è dovuto all'importazione  dai Paesi  anglosassoni dei dettami del politicamente corretto, tendente a sradicare dalle consuetudini linguistiche usi considerati offensivi e discriminanti nei confronti delle minoranze. A negro si è così preferito l'aggettivo e sostantivo nero per influenza dell'angloamericano, in cui nigger è stato bandito dall'uso ed è stato rimpiazzato da black divenuto il simbolo dei movimenti per i diritti delle minoranze negli Stati Uniti. Altro sostituto neutro è la locuzione aggettivale di colore, calco dell'angloamericano coloured, documentata in italiano a partire dalla fine del Settecento e giuntaci attraverso la traduzione di un romanzo di Walter Scott. Più specifico è afroamericano, che si riferisce ai neri degli Stati Uniti d'America. [...]" (p. 1409)

 

4. Ingl. nigger vs black vs Negro

Il Merriam-Webster's Collegiate Dictionary (200311) conferma quanto sopra sull'uso peggiorativo di nigger, datato 1786, con etimo diacronico "fr MF negre, fr. Sp. or Pg negro, fr. negro black, fr. L niger", col significato 1 "usu offensive a black person", 2 "usu offensive a member of any dark-skinned race", 3 "a member of a socially disadvantaged class of persons" e la nota sull'"Usage": "Nigger in senses 1 and 2 can be found in the work of such writers of the part as Joseph Conrad, Mark Twain, and Charles Dickens, but it now ranks as perhaps the most offensive and inflammatory racial slur in English. Its use by and among blacks is not always intended or taken as offensive, but, except in sense 3, it is otherwise a word expressive of racial hatred and bigotry".

E registra pure Negro n, pl Negroes (Sp or Pt fr. negro black, fr. L. nigr-, niger", datato 1555, "sometimes offensive: a member of a race of humankind native to Africa and classified Zccording  to physical features (as dark skin pigmentation)"; Negro "adj. sometimes offensive"

E ancora 2black n. datato "bef. 12c", "4a: person belonging to any of various population groups having dark pigmentation of the skin, b: afro-american".

 

4.1. Lessicografia bilingue ingl.-it., it.-ingl.

Il Ragazzini 2018. Dizionario Inglese-Italiano Italiano Inglese, lemmatizza  a sua volta "nigger n. (offensivo) negro, negra" con la "Nota d'uso": "Il termine e le espressioni derivate sono fortemente offensivi se usati da un bianco". Quanto a black "3. (anche B.) nero; dei neri (in USA, anche) afroamericano: two b. men, due neri; a b. American, un nero americano; un afroamericano".

Nella sez. Ital.-ingl. si trova negro a. black; (in USA, anche) African American; Negro (scient. o offensivo); nigger (spreg.): poesia negra, black poetry; razza negra, black race;

m. black man (boy); black; (in USA, anche) African American; Negro (scient. o offensivo); nigger (spreg.)".

 

5. Fr. nègre, noir, black, négro

Per quanto riguarda il francese, il Petit Robert de la langue française 2018, lemmatizza nègre datato 1516 "1. Vieilli ou Péj. Noir, Noire. Rem. Terme raciste sauf s'il est employé par les Noirs eux-mêmes. Esclave noir. La traite des nègres"; "6. adj. (xviiie) Nègre. Qui appartient, est relatif aux Noirs. Vieilli ou Péj. (personnes) noir Tribus nègres. Mod. Art nègre".

Sotto il lemma noir: "Un Noir, une Noire (1556) Homme noir, femme noire. fam. black (cf. Homme, femme de couleur). Les Noirs d'Afrique, La traite des Noirs, Les Noirs américains, Les Noirs des Etats-Unis. Un Noir antillais. Une Noire. Rem. Noir a remplacé nègre, considéré comme raciste, que les écrivains noirs se sont réapproprié"

Black n. et adj. datato 1790: "mot anglais 'noir'. Anglic. fam. 1 Personne noire. Les blacks; adj. Musiciens blacks, Mode, musique black".

Appare anche il lemma négro n.m. datato 1888 con etimo diacronico "espagnol negro" "Péj. (injure raciste). Personne noire. (Rem. ne se dit pas pour une femme)"

 

5.1. Lessicografia bilingue fr.-it. e it. fr.

Il Boch. Dizionario Francese-Italiano, Italiano-francese, VI ed. a c. di Carla Salvioni Boch (Zanichelli 2014) lemmatizza nègre "(arc. o ingiur.) agg. negro; tribu n., tribù negra; art. n., musique n., arte negra, musica negra"; s.m. negro: les nègres d'Afrique, i negri dell'Africa";

Come lemma c'è pure Negro "s.m. (ingiur.) negro".

Lemma a sé è invece Noir2 s.m. "(antrop.) nero: Les Noirs, i neri; les Noirs américains, i neri d'America".

Nella sez. It.-fr. il lemma negro agg. e s.m. è bisemico senza alcuna indicazione del valore dispregiativo: "1 noir: razza negra, race noire" e "2 nègre: arte, poesia, musica negra art, poésie, musique nègre; tratta dei negri, traite des nègres".

Riguardo a nero, è lemma a sé nero2 in quanto "s.m. (antrop.) Noir; i neri, les Noirs".

 

6. Spagnolo negro

Per quanto concerne lo spagnolo, non c'è invece opposizione tra accezione neutra e accezione dispregiativa, giacché sia nero che negro hanno un unico traducente polisemico: negro. Il Grande dizionario di Spagnolo di Rossend Arqués - Adriana Padoan (Zanichelli 2012)  lemmatizza infatti negro "s.m.., f. 1 (persona de piel negra) nero" e "s.m. 1 (color) nero" .

Nella sez. it.-spagn. negro "agg. (spreg.) (origiario del continente africano) negro, -gra: una cantante negra una cantante negra; (relativo alle popolazioni del continente africano) civiltà negra civilización negra; poesia negra poesía negra"; --"s.m., f. (spreg.) (persona di pelle nera) negro, -gra". Il lemma nero invece "s.m., f. 1 (persona di pelle nera) negro, -gra"; nero s.m. 1 (colore) negro".

 

7. Sintesi

Riassumendo, il lessico italiano comprende tre omonimi (con diverso significato e diverso etimo): (i) negro1 descrittivista 'individuo di pelle nera' (1552-1a metà '900) dallo sp. negro; vs negro2 spregiativo 'nero' (dalla 2a metà '900), calco sull'anglo-americano nigger; vs negro3 spregiativo 'incapace' (Ginzburg 1963) prestito del giudeo-italiano.

  

Sommario

1. Negro giudeo-italiano

2. Popul negro 1552 vs negro2 (2a metà '900)

2.1. Etimo di negro2 spregiativo

3. Negro nella lessicografia italiana

4. Ingl. nigger vs black vs Negro

4.1. Lessicografia bilingue ingl.-it., it.-ingl.

5. Fr. nègre, noir, black, négro

5.1. Lessicografia bilingue fr.-it. e it. fr.

6. Spagnolo negro

7. Sintesi

 

 


 













(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauraso@hotmail.it)