martedì 9 maggio 2023

Sgroi 149 - "ADERENZA" 'adesione': apparentemente "errato"? Un anglicismo?



di Salvatore Claudio Sgroi

 

1. Evento conviviale e gossip linguistico

Domenica mi sono trovato a pranzo in un ristorante con amici e colleghi per festeggiare anche il genetliaco di un carissimo amico. Come capita in questi casi, la conversazione è caduta su problemi linguistici: qual'è la pronuncia di mass media, il pl. di curriculum, il genere di opera omnia?, ecc. ecc.

 

2. Quale "aderenza"?

Nella fattispecie, una collega ha ricordato l'uso del termine aderenza da parte di un'amica medico, come termine settoriale della medicina, nel Diz. di De Mauro (2000) così definito: "4. TS med., bot. anomala saldatura tra due organi, tra due formazioni anatomiche o tra due tessuti di rivestimento: aderenza intestinale, aderenza pleurica". E fin qui nulla di 'anormale'.

La collega è rimasta invece stupita dall'uso, da parte della stessa amica, del termine aderenza al di fuori dell'ambito medico col valore fig. di 'adesione'. Si trattava della "aderenza al progetto", ma nel De Mauro "adesione a un'iniziativa". L'anomalia dell'accezione fig. del sintagma "aderenza al progetto" è stata rilevata con insistenza dalla collega, ma l'amica ha ribadito la validità del suo uso.

In termini normativi, l'uso fig. è decisamente "minoritario", se non "idiolettale" o individuale, ed è stato percepito come "errato" dalla allegra brigata della decina di astanti attorno al tavolo del ristorante.

Il Grande dizionario [storico] della lingua italiana del Battaglia (1961, vol. I) segnala come accezione "5. Disus. Consenso, approvazione; adesione", con un es. di C. Arlia, Lessico dell'infima e corrotta italianità 18811, ried. 1890: "il ministro ha dato aderenza alla spesa", e il giudizio negativo "non istà bene".

 

3. Google: Aderenza al progetto (1) vs adesione al progetto (6.4)

Una interrogazione in "Google" ha fornito -- con non poca sorpresa quanto al "Disus." -- "Circa 36.600 risultati" del sintagma "aderenza al progetto", tra cui i seguenti ess.:

(i) Alberta Xodo, 2018, Percezione della malattia e aderenza al progetto terapeutico riabilitativo (in "Psicologia della salute" 2018, 3, pp. 74-94).

(ii) S. Torresani: "un continuo monitoraggio dell'aderenza al progetto da parte di un gruppo di lavoro con rappresentatività multiprofessionale (TIP)" (in "Rivista di psichiatria.it").

(iii) 8 marzo 2017: "Inaugurazione della “Panchina Rossa” in aderenza al “Progetto Nazionale delle panchine Rosse" ("mycity.it. ").

(iv) "In aderenza al Progetto Raccordo Continuità Infanzia Primaria" (in ic-martiridellaliberta.edu.it).

A fronte "Circa 235.000 risultati" del comune sintagma "adesione al progetto", in un rapporto di 6.4 a 1, a favore di quest'ultimo.

 

3.1. "Google libri ricerca avanzata": Aderenza al progetto dal 1852 al 2023

Stando poi a "Google libri ricerca avanzata" si può rilevare, con non meno sorpresa, che tre sono gli ess. più antichi del sintagma "aderenza al progetto" risalenti alla seconda metà '800:

(i) 1852: "nella presupposizione della sua aderenza al progetto approvato" (Il Consiglio di Stato. Organo ufficiale del Centro italiano di studi amministrativi, Italedi, p. 781).

(ii) Salvatore de Renzi 1860: "[...] lo fornisse solo di lettere di aderenza al progetto" (Il secolo decimoterzo e Giovanni da Procida p. 281).

(iii) Francesco Ageno 1879: "la Svezia , la Danimarca e l'Olanda hanno manifestata in risposta la loro aderenza al progetto medesimo" (I casi della guerra per l'indipendenza d'America, narrati nella sua corrispondenza in edita per Giuseppe Colucci, Tipografia del R. Istituto Sordo-muti, vol. II, p. 653).

 

Invece, riguardo al solo quadriennio 2020-2023, la vitalità del sintagma è ben maggiore. Almeno 14 sono infatti gli ess.:

(i) Pierpaolo Ascari 2020: "viene valutata l'aderenza al progetto" (Oggetti contesi: Le cose nella migrazione).

(ii) Filippo Barbera, ‎Ivana Pais 2020: "Non c'è bisogno di essere «bourdieusiani» per fare uso dei concetti di Bourdieu, anche se una certa aderenza al progetto epistemologico di fondo – o almeno una certa comprensione dei suoi fondamenti e delle sue logiche – è sempre..." (Fondamenti di sociologia economica, p. 100).

(iii) Attilio Belli 2020: "un'influenza che si manifesta nella completa aderenza al progetto di comunità" (Pensare lo spazio urbano).

(iv) Alessandro D'Antone 2020: "permettere [...] una maggiore aderenza al progetto" (Il sostegno educativo alla famiglia e alla genitorialità, p. 79).

(v) Piergiuseppe Ellerani 2020: "Sono la misura attraverso la quale monitorare coerenza e miglioramento, aderenza al progetto oppure la distanza dalla sua realizzazione" (Ecosystem: l’ecosistema per l’innovazione e la formazione, p. 110).

(vi) Chiara Faggiolani 2020: "Suo compito era quello di confrontarsi periodicamente con il comitato direttivo, affinché fosse garantita l'aderenza al progetto culturale della biblioteca" (Come un Ministro per la cultura, p. 56).

(vii) Maria Rita Gismondo 2020: "solo quattro o cinque giovani mostravano piena aderenza al progetto" (Ombre allo specchio). 

(viii) Ennio Casagrande 2021: "l'aderenza al progetto strutturale, al montaggio, ecc." (Sicurezza sismica di scaffalature e magazzini. Guida pratica, p. 190).

(ix) Brian D’Aquino 2021: "un orizzonte politico sciovinista e interventista che si concretizza nella sostanziale aderenza al progetto fascista" (Black Noise. Tecnologie della diaspora sonora).

(x) 14 aprile 2022: "permetterà di monitorare l'aderenza al Progetto di vita e al Budget di salute" (Agicot, progetto sperimentale sul territorio per gli anziani fragili, panoramasanita.it).

(xi) Filippo Anelli, ‎Antonio Velluto 2022: "La relazione che intercorre nel momento della visita può divenire fattore prognostico positivo, potendo agire in modo incisivo sul sistema di credenze del paziente e quindi sull'aderenza al progetto terapeutico" (Guardia Medica. La continuità assistenziale in Medicina).

 (xii) 27 gennaio 2023: "II sessione: le strategie dell'operatore sanitario per favorire l'aderenza al progetto di cura del paziente difficile" (Gestione del paziente difficile: quali strategie per l'operatore, movigroup.com).

(xiii) ‎Chiara Comi, ‎Emiliano Monzani 2023: "una buona aderenza al progetto terapeutico da parte del paziente" (Disturbi alimentari).

 (xiv) Kylie Gilmore 2023: "Riderei se non fossi così esasperata per la sua rigida aderenza al progetto originale" (Daring - Gage (versione italiana) (Storie scatenate Libro No. 7)).

 

3.2. "Google libri ricerca avanzata": adesione al progetto 1804

Quanto al sintagma adesione al progetto, l'attestazione più antica risale invece all'inizio dell'800, ovvero al 1804: "dopo avere dato all'unanimità la loro adesione al progetto bene pronunciato di indipendenza" (in "Il Corriere Milanese" anno III, n. 43, lunedì 28 maggio 1804, p. 337).

 

4. L'etimo di aderenza (al progetto) e adesione (al progetto)

Quali le date di prima attestazione e gli etimi di aderenza e adesione?. Stando al DELI di Cortelazzo-Zolli, il termine aderenza si configura come latinismo "dal lat. tardo adhaerentia" (Tertulliano, precisa il Grande diz. [storico] della lingua italiana del Battaglia, vol. I, 1961), e come voce med. è datata con Giuseppe Haidvogl 1827 Nuovo dizionario zoojatrico-domestico, Silvestri, mentre adesione nell'accezione fig. 'attaccamento sentimentale, consenso' è attestata con P. Segneri 1686 ed è anch'essa "Vc. dotta, lat. adhaesiōne(m))".

 

4.1. Francese adhérence

Un'occhiata al Trésor de la Langue Française (TLF) consente poi di verificare che il termine adhérence come voce med. risale alla "2e moitié du XIVe s. anat."; etimologicamente "Empr. du lat. adhaerentia terme anat. en lat. médiév. 1256-60". Il che consente di sostenere che l'accezione med. it. del 1827 è in realtà un franco-latinismo, anziché un latinismo diretto.

 

5. La Regola (analogica) dell'aderenza

Ritornando all'esempio della nostra amica medico, c'è da chiedersi quale Regola lei abbia (inconsciamente) seguito per questo suo uso minoritario. La prima giustificazione è l'estensione analogica [Regola analogica] dell'accezione medica di aderenza, a lei familiare, all'ambito non medico "aderenza a una richiesta".

 

5.1. La Regola del calco inglese?

Visto poi il prestigio dell'anglo-americano, c'è anche da chiedersi se in tale uso non ci sia proprio un anglo-zampino.

Stando al Ragazzini, il sintagma "adesione al progetto" è reso con agreement to a plan"; ma adesione a un trattato con "adherence to a treaty". A sua volta il lemma adherence è reso (i) con (tecn.) aderenza, (ii) "obbedienza (l'attenersi a un piano, ecc.)" e (iii) "adesione".

Il Webster's Third New International Dictionary unabgridged (1961, rist. anast. 1993) registra adherence col significato "Steady or faithful attachment (as to a party principle, or cause: continued observance: fidelity" con l'es. giornalistico fierce adherence to what semed true".

L'altra possibile motivazione alla base del sintagma aderenza al progetto (1852) è allora la [Regola dell'interferenza] con l'inglese, ovvero un calco semantico dell'ingl. adherence (datato 1531 nel Merriam-Webster's Collegiate Dictionary 200311).

 

5.1.1. Inglese adhesion: un calco mancato

Ma quello che invero colpisce ancor di più è che l'inglese adhesion, -- datato 1624 come franco-latinismo: "F or L; F adhésion, fr. L. adhaesion-, adhaesio" col citato Merriam-Webster's -- vale sia (i) med. "aderenza" sia (ii) fig. "adesione", ma da parte dell'amica medico non c'è stato l'uso di adesione nell'accezione ingl. di 'aderenza'. Ovvero, si direbbe, un calco inglese mancato.

 

6. Francese adhérence e adhésion

Concludiamo, infine riprendendo l'avvertenza del citato TLF:

"Rem. Il y a lieu de noter certaines distinctions entre adhérence et adhésion, deux termes souvent empl. l'un pour l'autre. Adhérence indique davantage un état et adhésion la force qui produit cet état. Deux objets adhèrent en vertu de la force d'adhésion et leur union qui en résulte est l'adhérence.

D'autre part l'adhésion est un acte volontaire. L'adhésion évoque donc l'idée de force et d'acte volontaire, l'adhérence, celle d'un état et d'une certaine passivité (ex. 1 adhérence passive).

Dans la lang. contemp. adhérence est surtout un terme techn. Au sens fig., il sert de subst. noble à l'emploi fig. et quelque peu fam. du verbe coller à (la réalité, au passé, etc.)".

 

Sommario

1. Evento conviviale e gossip linguistico

2. Quale "aderenza"?

3. Google: Aderenza al progetto (1) vs adesione al progetto (6.4)

3.1. "Google libri ricerca avanzata": Aderenza al progetto dal 1852 al 2023

3.2. "Google libri ricerca avanzata": adesione al progetto 1804

4. L'etimo di aderenza al progetto e adesione al progetto

4.1. Francese adhérence

5. La Regola (analogica) dell'aderenza

5.1. La Regola del calco inglese?

5.1.1. Inglese adhesion: un calco mancato

6. Francese adhérence e adhésion




 










 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

domenica 7 maggio 2023

Le Pasque e i Ferragosti


 Ancora una volta ci siamo imbattuti in un sito dedicato alla lingua italiana e ancora una volta raccomandiamo ai nostri cortesi lettori di "prendere con le pinze" (o con riserva), come usa dire, i vari contenuti. Il sito "studiorapido.it", là dove tratta dei nomi difettivi, confonde le idee a coloro non avvezzi all'italico idioma. Il portale in oggetto specifica che "si usano solo al singolare: i nomi dei mesi e di alcune festività: marzo, luglio, Pasqua, Natale ecc.". No, tutti i mesi dell'anno si possono pluralizzare: i marzi; i lugli; gli agosti; gli ottobri  ecc. Lo stesso per quanto riguarda le festività: le Pasque; i Natali; i Capodanni; i Ferragosti ecc. Occorre dire, però, che l'uso del plurale dei mesi è raro (ma, ripetiamo, esiste ed è corretto). Non è rara, invece, la forma plurale delle festività. Quante volte, infatti, vi sarà capitato di dire (o sentire): trascorriamo in famiglia tutti i Natali? Oppure, andiamo al mare tutti i Ferragosti? Insomma, i mesi dell'anno e le festività non si possono considerare e, quindi, classificare tra i nomi difettivi.

(L'immagine è ripresa da "studiorapido.it)




venerdì 5 maggio 2023

Verbi: quale ausiliare?


T
utti dovremmo sapere che — stando alla regola generale — i verbi transitivi, nella forma composta attiva prendono l’ausiliare avere (ho amato), in quella passiva l’ausiliare essere (sono lodato).

Gli intransitivi, avendo soltanto la forma attiva, prendono ora l’ausiliare avere (ho dormito), ora l’ausiliare essere (sono partito) secondo l’uso comune. Solo un buon vocabolario potrà sciogliere i dubbi che possono di volta in volta insorgere a tale riguardo.
Nonostante ciò ci capita di leggere sulla stampa frasi in cui l’uso dell’ausiliare è errato. Vediamo, piluccando qua e là, alcuni esempi in cui l’ausiliare è, per l’appunto, errato; in corsivo l’ausiliare errato, in parentesi quello corretto.
Una immensa folla ha affluito (è affluita) in piazza S. Pietro per ascoltare le parole del Pontefice; dopo l’incidente il treno è (ha) deviato presso la stazione più vicina; l’incendio, che ha (è) divampato rapidamente, ha impegnato per molte ore i vigili del fuoco; le Frecce Tricolori sono sorvolate (hanno sorvolato) su piazza del Popolo; la notizia clamorosa dell’arresto eccellente ha dilagato (è dilagata) rapidamente per tutta la città; l’operazione di polizia ha avuto luogo appena ha (è) annottato; il ragazzo stava per morire dissanguato perché il sangue aveva (era) fluito dalla ferita per parecchie ore.
Potremmo continuare ma ci fermiamo qui. Un’ultima annotazione. Per l’uso corretto degli ausiliari è bene consultare più vocabolari: molto spesso uno contraddice l’altro. Se due su tre concordano... siamo quasi sicuri.

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Deflettere -- forse pochi sanno che il verbo in oggetto, intransitivo e della II coniugazione, che vale "deviare", "volgere", "piegare", adoperato figuratamente sta per "piegarsi", "cedere", "mutare opinione": Giovanni non ha deflettuto dai suoi propositi.

Nientemeno -- alcune persone, anche quelle cosí dette acculturate, credono che nientedimeno e nientemeno abbiano il medesimo significato e adoperano, quindi, i due termini indifferentemente. No, hanno accezioni e usi diversi. Il primo, avverbio e congiunzione avversativa, sta per tuttavia, non per tanto. Il secondo è solo avverbio e significa nondimeno. Si possono adoperare indifferentemente solo nelle esclamazioni perché entrambi indicano, in questo caso, l'idea di meraviglia: ha scomodato, nientemeno, il direttore; sei corso subito? Nientedimeno!

Accanto — si può scrivere anche in due parole: a canto; meglio in unica parola, però.
Si fa seguire dalla preposizione a: stava sempre accanto a te.
Ci sembra doverosa questa precisazione, cortesi amici, perché la stampa continua, inesorabilmente, a non rispettare la regola grammaticale.
L'avverbio ha anche l'accezione, non comune, di a paragone di: Accanto a Giovanni Pietro ha fatto una figura migliore.


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La lingua "biforcuta" della stampa

Quanto pesa la corona che indosserà re Carlo III?

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"Indossare la corona" non ci sembra una locuzione corretta perché indossare significa "mettere addosso"; la corona, pertanto, non si indossa ma si mette sulla testa come il cappello, quindi si calza. La Crusca, per bocca del compianto prof. Giovanni Nencioni (già presidente emerito dell'Accademia) sembra darci ragione.



 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)


mercoledì 3 maggio 2023

Alcuni suggerimenti per un uso corretto dell'italico idioma



Il pànico e il panìco

Si presti attenzione al vocabolo in oggetto perché cambia di significato e di plurale secondo la posizione dell'accento. Quando questo cade sulla a (pànico) il termine assume l'accezione di paura, di terrore e nel plurale muta la o in i: pànici; quando cade, invece, sulla i (panìco) il termine sta per becchime per uccelli e nella forma plurale prende la desinenza -chi: panìchi.
La regola stabilisce che — in linea generale — i sostantivi in -co nella forma plurale mutano la desinenza 
-co in -chi se hanno l'accentazione piana, se l'accento tonico cade, cioè, sulla penultima sillaba; ed è il caso, appunto di panìco.

Partita

È improprio l'uso di questo sostantivo nell'accezione di gita, svago, festa e simili. Il cacciatore non va a una partita di caccia, bensì a una battuta di caccia.
Il termine è adoperato correttamente solo nel significato di gioco (a carte, a pallone, a bocce, ecc.) dove i giocatori sono distribuiti tanti per parte: partita, appunto.

Mai

Mai è un avverbio di tempo con due accezioni distinte: qualche volta (una volta) e nessuna volta.
Quando sta per una volta non richiede la negazione non: dicesse mai (una volta) la verità.
Deve essere necessariamente preceduto dalla negazione (non) quando vale nessuna volta: non l'ho mai incontrato; nell'uso corrente si tende a omettere il non: mai incontrato, meglio non l'ho mai incontrato.


Altro che o altroché? Dipende...

Tutti i vocabolari che abbiamo consultato sostengono l'intercambiabilità grafica dell'avverbio altroché: altroché o altro che.
A nostro modestissimo parere andrebbe fatto un distinguo in quanto l'avverbio su detto cambia di significato a seconda della grafia. La scrizione univerbata, altroché, andrebbe adoperata quando l'avverbio in questione ha il valore di esclamazione affermativa con il significato, per l'appunto, di sicuramente, senza dubbio, certamente ecc.: ti è piaciuto il film? Altroché!
La grafia analitica (scissa, separata), altro che, si dovrebbe usare, invece, allorché la locuzione indica una preferenza o un'esclusione rispetto a qualcos'altro: occorrono prove certe, altro che supposizioni.
Da evitare assolutamente la grafia altrocché (con due 'c') perché errata. L'aggettivo altro non determina geminazione (raddoppiamento della consonante).

Scorrettezza e scorrezione

Anche se i due sostantivi sono l’uno sinonimo dell’altro, a nostro avviso è preferibile adoperare il primo termine per indicare un errore in senso morale: nei miei riguardi ha usato troppe scorrettezze; il secondo per designare un errore materiale: quel testo è illeggibile essendo pieno di scorrezioni tipografiche.

Disopra e di sopra

Di questo avverbio di luogo, che sta per in luogo superiore, sopra sono corrette entrambe le grafie (la scissa o analitica e l’univerbata); la più adoperata, però, è la forma scissa.
È preferibile la grafia unita (univerbata) quando l’avverbio è adoperato in funzione di sostantivo maschile atto a indicare la parte superiore di qualcosa: il disopra del tavolo; il disopra dell’edificio.

La dove e là dove

È preferibile laddove, in grafia unita, quando la locuzione ha valore avversativo (ma, mentre, invece) o ipotetico (se, qualora). In grafia scissa o analitica (là dove) nel puro significato di avverbio di luogo. Qualche esempio renderà tutto più chiaro. Ecco il mio numero di telefono laddove (se, qualora) ne avessi bisogno. Vado a prendere l'auto là dove la parcheggio sempre.

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 Festival Treccani della lingua italiana.  

QUI


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La lingua "biforcuta" della stampa

L'IPOTESI

Dietro il mega-dirigibile cinese un progetto da fantascienza

Correttamente: megadirigibile. Si veda "mega".

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ROYAL FAMILY

La principessa Anna critica il fratello re Carlo: "Non sono d’accordo con la monarchia snella"

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Correttamente: sulla monarchia. Si è d'accordo su qualcosa con qualcuno.


 

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domenica 30 aprile 2023

Una curiosità linguistica: perché il papa si chiama... papa

 

Se apriamo un qualsivoglia vocabolario alla voce “papa” cercandone l’etimologia, leggiamo: “dal tardo latino ‘papa’ (padre) ; titolo dei vescovi, poi del papa”.

Si veda, in particolare, qui. È interessante, invece, la tesi (non riportata dai dizionari consultati) di alcuni studiosi che ritengono derivi dall’acronimo delle parole latine “PAstor PAstorum”, che significano “Pastore dei pastori”, oppure di “PAter PAtrum” che stanno per “Padre dei padri”, o ancora delle parole “Petrus Apostolum Potestatem Agens”, “l’Apostolo Pietro che detiene il potere” (della Chiesa, ovviamente).

Per quanto attiene all’uso dell’articolo con il predetto sostantivo riportiamo la “Nota d’uso” di Sapere.it: ·Il nome papa, quando è seguito dal nome proprio, può essere o non essere preceduto dall’articolo determinativo; perciò si può dire, il papa Leone XIII o papa Leone XIII. L’omissione dell’articolo è più frequente quando il nome proprio non è seguito dal numerale ordinale (papa Leone) e quando si usa il cognome e non il nome assunto come papa (papa Luciani).

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La lingua "biforcuta" della stampa

IL CAPO DELLO STATO

Mattarella a Reggio Emilia anticipa il 1° maggio: "Le imprese cercano personale qualificato, ma la precarietà stride con lo sviluppo"

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Correttamente: 1 maggio (senza esponente). Perché, come spiega la Crusca, le indicazioni comprendenti anche mese e giorno sono introdotte modernamente da un articolo maschile singolare: «il 20 settembre 1870»". Per estensione, si può aggiungere che, nel caso di una data come 11/10/1989, l'articolo che vi si anteporrà sarà l' (seguendo la pronuncia della data: l'undiciottobre millenovecentoottantanove); stessa regola vale per le date che iniziano con 1: anche per queste, si considera il modo in cui tali date vengono pronunciate e quindi si scriverà il 1/2/2003 (cioè il primo febbraio duemilatré). Infatti, come specifica Serianni, "Per i giorni del mese si usa l'ordinale per il giorno iniziale [...], ma il cardinale per i giorni successivi, siano o non siano accompagnati dal giorno del mese [...]."

 

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ROBINSON

Fiabe classiche, segreti e "gossip" da Aladino a Cenerantola

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Ma non era Cenerentola? No, forse il nome è corretto: probabilmente il contatto con la cenere le provocava dei continui rantoli, da qui... Cenerantola.


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IL CASO

"Rinoceronti bianchi vendesi", l'asta senza precedenti del milionario in crisi per salvare i suoi 1.993 esemplari

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Correttamente: vendonsi (o si vendono). Non è un si impersonale, ma passivante (i rinoceronti vengono venduti o sono venduti).

 




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