La parola che accarezza il non detto: l’androsismo
Nella grande officina dell’italico idioma, dove ogni giorno si aggiustano significati, si limano sfumature e si inventano parole per indicare ciò che ancora non ha un nome, esistono territori rimasti sorprendentemente privi di una designazione autonoma. Uno di questi è la prostituzione maschile come fenomeno: un ambito studiato, discusso, analizzato in sociologia, antropologia, diritto, ma sempre costretto a una perifrasi, prostituzione maschile, che descrive ma non denomina. La lingua, quando manca un lemma, non vede il fenomeno: lo indica, ma non lo riconosce. È qui che nasce la necessità di un neologismo preciso, elegante, morfologicamente regolare, capace di restituire dignità concettuale a un tema che la società contemporanea non può più considerare marginale.
Androsismo è la proposta che colma questa lacuna. La radice greca andr‑, da anḗr / andrós, “uomo adulto”, è una delle più solide e produttive nella tradizione neoclassica dell’italiano: la ritroviamo in andrologia, androfilia, androfobia, sempre con l'accezione chiara di “ciò che riguarda l’uomo adulto”. Il suffisso ‑ismo, d’altra parte, è uno dei più trasparenti per designare fenomeni, pratiche, sistemi: alcolismo, clientelismo, turismo, attivismo. L’unione delle due parti produce un lessema immediatamente interpretabile: androsismo, “prostituzione maschile considerata come fenomeno sociale, economico, giuridico o culturale”.
La forza della neoformazione sta nella sua chiarezza. Non designa la persona, come prostituto, né una figura mondana come gigolò, né un servizio come escort maschile. Non è un eufemismo, non è un tecnicismo opaco, non è un calco dall’inglese. È un nome di fenomeno, costruito con gli strumenti della nostra lingua, capace di inserirsi senza attrito nel lessico specialistico e, allo stesso tempo, di essere adoperato nella divulgazione quando si voglia evitare la perifrasi. La sua regolarità morfologica lo rende stabile; la sua trasparenza semantica lo rende utile; la sua neutralità lo rende adatto a contesti accademici, giuridici, statistici, sociologici.
L’introduzione di androsismo permette finalmente di parlare della prostituzione maschile come categoria autonoma, non come appendice del femminile. Consente di analizzare il fenomeno con la stessa precisione con cui si studiano altri ambiti del comportamento umano. Offre agli studiosi un termine univoco, ai giornalisti una parola nitida, ai lettori una bussola. E, soprattutto, restituisce alla nostra lingua la sua funzione primaria: nominare per comprendere. I lessicografi ci pensino...
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