Quando il gesto diventa seme e la comprensione apre il suo frutto
Imparare e apprendere sembrano due gemelli della lingua: si muovono assieme, condividono gran parte del significato, si scambiano (e si alternano) spesso nei discorsi quotidiani. Eppure, appena li si osserva con un minimo di attenzione, rivelano differenze sottili ma decisive, quelle che fanno la gioia di chi ama la precisione e la cura del registro. Sono due sintagmi che raccontano due modi diversi di avvicinarsi alla conoscenza: uno più pratico, uno più mentale; uno più quotidiano, uno più sorvegliato; uno che nasce dal gesto del prepararsi, l’altro da quello dell’afferrare
L’etimologia, come sempre, "illumina" la strada. Imparare viene dal latino imparare, formato da in- e parare, cioè “prepararsi a”. È un verbo che nasce già con un’idea di esercizio, di addestramento, di pratica. Apprendere, invece, discende da apprehendere, “afferrare”, “pigliare con la mente”: un gesto mentale, quasi fisico, che dice presa, comprensione, interiorizzazione. Due movimenti diversi: uno prepara, l’altro afferra.
Il significato conferma questa biforcazione. Imparare è il verbo della quotidianità, dell’uso comune, delle cose che si fanno e si rifanno finché non entrano “nelle mani e nella testa”: imparare a guidare, imparare a memoria, imparare a nuotare. È il verbo del risultato pratico, dell’automatismo che nasce dalla ripetizione. Apprendere, invece, è più riflessivo, più intellettuale, più profondo: si apprende una disciplina, si apprende un concetto, si apprende un metodo. Qui la conoscenza non si limita a essere acquisita: viene compresa, rielaborata, fatta propria. È un verbo che appartiene alla lingua colta, alla scrittura sorvegliata, ai contesti formali.
C’è poi una differenza che spesso passa inosservata ma che è cruciale: apprendere può significare anche “venire a sapere”, “ricevere una notizia”. Si può dire ho appreso la notizia dal giornale, ma non ho imparato la notizia. In questa accezione, apprendere si avvicina a informarsi, venire a conoscenza di, e resta confinato nei registri più alti della lingua. È una sfumatura che non solo distingue i due verbi, ma impedisce qualunque sovrapposizione perfetta.
Gli esempi, come il solito, aiutano a fissare la differenza. Imparare a memoria un testo significa ripeterlo finché diventa automatico; apprendere il significato di un concetto significa capirlo davvero. Imparare a usare un programma è questione di pratica; apprendere le logiche che lo governano è questione di comprensione. Ho appreso che domani la scuola resterà chiusa è una comunicazione formale; Ho imparato che domani la scuola resterà chiusa è semplicemente impossibile.
Una curiosità etimologica merita di essere ricordata: apprehendere, da cui nasce apprendere, è lo stesso verbo che ha dato origine ad apprensione, comprendere, prendere. È un verbo che ha lasciato molte tracce nella lingua, tutte legate all’idea della presa mentale. Imparare, invece, ha una storia più discreta, meno ramificata, coerente con la sua natura pratica e quotidiana.
In conclusione, si impara ciò che si esercita, si apprende ciò che si comprende. E, come spesso accade nella lingua, la differenza non è un dettaglio: è la chiave che permette di scegliere il verbo giusto, nel momento giusto, per dire esattamente ciò che si vuole dire. Perché nella vita si impara molto, ma si apprende solo ciò che resta.
(Alcune immagini sono state reperite in Rete. Se violassero diritti d’autore, vi prego di segnalarmelo: saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

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