Due parole che sembrano sorelle e invece non si parlano
Nel parlare quotidiano, possibilità (possibile) e probabilità (probabile) vengono spesso trattate come sinonimi, due etichette intercambiabili per indicare l’incertezza che avvolge un fatto futuro. Eppure, appena si scava un poco sotto la superficie, ci si accorge che i due concetti non solo non coincidono, ma appartengono a piani diversi del pensiero: la possibilità è ciò che può accadere, la probabilità è ciò che ha buone ragioni per accadere. Confonderle significa appiattire la finezza del giudizio, rinunciare a distinguere ciò che è semplicemente contemplato dalla logica da ciò che è sostenuto da elementi concreti.
L’etimologia aiuta a comprendere bene questa divergenza. Possibile discende dal latino possibĭlis, legato al verbo posse, «potere»: indica ciò che rientra nelle facoltà dell’agire, ciò che non contraddice le leggi della natura o della logica. È un concetto ampio, inclusivo, quasi ospitale: tutto ciò che non è impossibile rientra nel suo dominio. Probabile, invece, nasce da probabĭlis, derivato di probāre, «provare», «approvare», «dimostrare»: in origine designava ciò che era sostenibile con buone argomentazioni. Con il trascorrere del tempo questa radice argomentativa si è trasformata in una valutazione di forza indiziaria: è probabile ciò che appare fondato su segnali, indizi, frequenze.
La differenza tra i due aggettivi diventa evidente quando si passa dagli etimi agli esempi. Dire che è possibile vincere il primo premio di una lotteria significa riconoscere che l’evento non è escluso dal regolamento e che, almeno in teoria, può verificarsi. La percentuale è superiore allo zero, anche se infinitesimale. Dire che è probabile che piova a breve osservando un cielo gonfio di nuvole scure significa invece formulare una previsione fondata su indizi: non ci si limita a constatare che la pioggia è contemplata dalla natura, ma si valuta che le condizioni rendono verosimile il suo arrivo.
Tra i due concetti vige un rapporto di inclusione rigoroso: tutto ciò che è probabile è necessariamente possibile, ma non tutto ciò che è possibile è anche probabile. Se un treno circola durante uno sciopero generale, la sua cancellazione è sia possibile sia altamente probabile. Che lo stesso convoglio arrivi con dieci minuti di anticipo è possibile, certo, ma decisamente improbabile. La possibilità non dice nulla sulla frequenza o sulla forza delle condizioni che portano all’evento; la probabilità, invece, nasce proprio da quella valutazione.
Una curiosità storica riguarda l’evoluzione semantica di probabile: nei testi latini classici non indica ancora ciò che ha alte probabilità di verificarsi, sibbene ciò che è degno di approvazione morale o intellettuale. Solo con la Scolastica e con la nascita del pensiero scientifico il termine si avvicina progressivamente all’accezione moderna, fino a diventare uno delle colonne della statistica e della teoria delle decisioni. Possibile, al contrario, ha mantenuto nei secoli la sua natura di concetto-limite: ciò che può essere, anche se non sarà.
Per concludere queste noterelle, possibilità e probabilità sono come due porte consecutive: la prima si apre sull’intero spazio del pensabile, la seconda si apre solo quando ci sono ragioni per credere che qualcosa stia davvero per accadere. E tra il poter essere e il poter accadere c’è la medesima distanza che separa un’idea dalla sua realizzazione.
(Alcune immagini sono state reperite in Rete. Se violassero diritti d’autore, vi prego di segnalarmelo: saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

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