1. La lezione di Rita Librandi
Nel tema del mese del 4 febbraio Storia del tempo, storia della lingua e grammatica emotiva, Rita Librandi, vicepresidente dell’Accademia della Crusca, ci offre una lucida lezione sui rischi del “presentismo” (un termine dello storico francese François Hartog 2003), l’essere cioè immersi nella realtà contemporanea a scapito della storia, con la conseguenza di “un’indebita proiezione sul passato della sensibilità contemporanea […] per sostenere o contrastare visioni dei nostri giorni”. La storia diventando così, con una “acritica proiezione delle visioni contemporanee sul passato”, uno “strumento di conferma di ciò che pensiamo, viviamo e crediamo nell’attualità”.
Sul piano linguistico ciò può determinare – continua la Librandi -- “difficoltà ad accettare la coesistenza di tratti aspirando a norme univoche” o a ritenere “accettabile qualsiasi innovazione”. Ne può conseguire cioè la “passiva accoglienza di forme e costruzioni linguistiche frequentemente sentite” col “ rifiuto dogmatico di ciò che si ritiene erroneo solo perché estraneo alle abitudini o al gusto personale”.
“Il cambiamento linguistico – prosegue la storica della lingua -- va sorvegliato” e “non va inteso come degrado” in quanto conduce […] a due derive opposte: il purismo moraleggiante e il relativismo assoluto”.
Il purismo moraleggiante induce – conclude la studiosa -- “ a ritenere che si parli e si scriva sempre peggio a causa di un non meglio definito degrado sociale”. Il “relativismo assoluto” accetta invece aprioristicamente ogni innovazione, fraintendendo i tempi e il sistema cui devono aderire i mutamenti linguistici”
2. Un relativismo non “assoluto”, ma razionale, i.e. “laico”
Condividiamo in toto quanto sopra con la Librandi, e in particolare il rilievo contro “il purismo moraleggiante”.
Quanto al “relativismo”, difendiamo invece un relativismo non “assoluto” ma “razionale”, “laico”. Ovvero con Ferdinand de Saussure 1891 “il ne faut rien dire; tout ce qu’on dit a sa raison d’être”; o ancora: “la matière de la linguistique est constituée d’abord par toutes les manifestations du langage humain, qu’il s’agisse des peuples sauvages ou des nations civilisées, des époques archaïques, classiques ou de décadence, en tenant compte, dans chaque période, non seulement du langage correct et du ‘beau langage’, mais de toutes les formes d’expression” (F. de Saussure 1916). E ancor prima con J. Baudouin de Courtenay 1870: “Tutto ciò che esiste è razionale, naturale e legittimo: ecco il motto di tutte le scienze”. E poi con L. Bloomfield 1942: “Remember always that a language is what the speakers do and not what someone thinks they ought to do”.
Di ogni “innovazione” o uso occorre (i) in primo luogo individuare la “regola” che lo ha generato, e poi (ii) giudicare normativamente la correttezza o l’erroneità di tale uso, sulla base di criteri espliciti.
3. Una esemplificazione doc: il periodo ipotetico col doppio condizionale
Per limitarci a un solo esempio, il periodo ipotetico col doppio condizionale (modo potenziale), es. se potrei lo farei, si spiega (i) col fatto che la potenzialità, indicata dal condizionale della principale (apodosi farei), è ribadita nella secondaria (protasi) con valore ipotetico data la presenza del connettivo ipotetico se (se potrei), seguito dal condizionale anziché dal congiuntivo, modo indicante soltanto che si tratta di una dipendente. Ovvero sotto il profilo semantico, il valore ipotetico e potenziale di un enunciato come Se potrei lo farei è ribadito ben tre volte (protasi con se ipotetico + condiz. potenziale dipendente + apodosi (princip.) al condiz. potenziale), là dove l’enunciato giudicato (normativamente) “corretto” Se potessi lo farei sarebbe stato semanticamente più debole. il valore ipotetico e potenziale indicato com'era solo in due luoghi (protasi con se ipotetico + cong. dipendente asemantico + apodosi al condiz. potenziale).
(ii) Normativamente il periodo ipotetico col doppio condizionale va – senz’alcun dubbio – giudicato errato in quanto tipico dell’italiano popolare.
Storicamente si ricorderanno gli esempi, inconsci o meno (occasionalismi o lapsus) , di scrittori dell’800 quali G. Verga 1856-57, 1860, 1879, e del ’900 come T. Landolfi 1950, L. Sciascia 1969, oltre che di scriventi in italiano popolare tra cui studenti e docenti (cfr. Sgroi 2018, Saggi di grammatica ‘laica’, Edizioni dell’Orso, pp. 80-81):
(A) (i) G. Verga 1856-1857: “Se non l’avrei conseguita [la vendetta] io sarei morta di disperazione” (Amore e Patria), .
(ii) G. Verga 1860: “Se l’avreste veduta, zio, non ne sareste sorpreso” (I Carbonari della montagna).
(iii) G. Verga 1879: “se avresti [= avessi] sacrificato qualche volta la verità dell’analisi all’effetto
drammatico, avresti forse avuto più largo consenso di pubblico grosso” (lettera a L. Capuana).
(iv) T. Landolfi 1950: “e nulla risolverebbe, se prenderei ad amare con tanto maggior amore il terzo
stato, l’impossibilissimo” (Cancroregina).
(v) L. Sciascia 1969: “e se voi, ritenendo che le sue parole sono state irriguardose verso il viceré, vorreste [= voleste] associare alla mia la sua sorte, credo che ne sarebbe felice” (in bocca a un vescovo) (Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D.).
(B) parlanti popolari siciliani: (i) “– Io avrei da collocarti come fattorino in una Banca; poi potresti passare ad usciere e andare su su, se sapresti [= se ci sapessi] fare”(Capuana [1909] 1912, Gli
Americani di Rabato).
(ii) “– Mi dice(:) – Se in questo momento vedresti a Mussolini e avresti la pistola in mano cosa gli faresti? – Lo sparirei [‘gli sparerei’], mi dice” (Garufi 1990, autobiografia in italiano popolare).
(C) it. parlato regional-popolare (di Bologna): (i) “se me l’avrebbe detto, l’avrei fatto”; (ii) “se scriverebbe, gli risponderei”; (iii) “se avrebbe buona volontà, riuscirei a scuola”.
(D) italiano scolastico: ess. (i-ii-iv) di alunni e (iii) di docenti:
(i) del 1962 “Sapeva che se avrebbe continuato gli avrebbero chiesto il posto dove lo aveva nascosto”,
(ii) del 1985 “Se Mario conoscerebbe la musica suonerebbe volentieri”,
(iii) del 1985 “Per te, se si sarebbe una mono-classe cambieresti scuola oppure no?”.
(iv) “Io sono sicuro che se farei il boia riuscirei bene” (M. D’Oria 1990, a cura di, Io speriamo che me la cavo. Sessanta temi di bambini napoletani).
Fuori dell’italiano (Sgroi 2018, pp. 84-91) si ricorderà anche che il periodo ipotetico col doppio condizionale è il più diffuso nelle lingue del mondo (p. 77); è “normale” in rumeno; “popolare” nel francese europeo (Francia, Belgio, Svizzera), ma “élégant” in Touraine (pp. 84-85); tale uso è normativamente accettabile come variante nel francese dell’America del Nord, sistematico in Luisiana, mentre a Ottawa è “informale” (cfr. Sgroi rec. La grande grammaire du français, a c. di A. Abeillé e D. Godard in collab. con A. Delaveau e A. Gautier, Actes Sud / Imprimerie Nationale Editions 2021, 2 voll. in “La Lingua Italiana” XX, 2024, pp. 203-208).
Ancora: “popolare” è tale costrutto nello spagnolo europeo e americano; “raro” in occitano antico e “canonico” nell’occitano moderno/provenzale.
Sommario
1. La lezione di Rita Librandi
2. Un relativismo non “assoluto”, ma razionale, i.e. “laico”
3. Una esemplificazione doc: il periodo ipotetico col doppio condizionale

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