Smontiamo un mito scolastico
In italiano circolano molte “regole” che nessuna grammatica – tra quelle in nostro possesso – ha mai menzionato. Una delle più resistenti è quella secondo cui non si dovrebbe iniziare una frase con la congiunzione e. È un divieto che molti ricordano dalla scuola, spesso ripetuto come un dogma, ma che non trova alcun fondamento nelle norme della lingua. La realtà è che cominciare una frase con e è non solo possibile, ma anche perfettamente naturale quando si vuole dare continuità al discorso.
L’idea che la e debba “congiungere” due elementi all’interno della stessa frase nasce da un’interpretazione troppo rigida del suo ruolo. La congiunzione, infatti, può collegare anche due frasi autonome, poste una dopo l’altra. È ciò che accade in moltissimi testi letterari, giornalistici e perfino nei documenti istituzionali. Basta aprire un romanzo per trovare esempi come: «Era già buio. E nessuno sembrava essersene accorto.» Qui la e non è un capriccio stilistico: serve a mantenere il filo logico tra due enunciati che, pur essendo autonomi, appartengono allo stesso movimento narrativo.
Lo stesso accade nella lingua di tutti i giorni. Frasi come «ho finito il lavoro. E ora posso finalmente riposarmi» sono spontanee, chiare e prive di qualsiasi errore. La e funziona come un ponte che collega ciò che è stato detto a ciò che sta per essere aggiunto, senza bisogno di stare “in mezzo” alla frase. Anche nello scritto formale può essere utile per evitare periodi troppo lunghi o per introdurre un’informazione che completa la precedente: «Il progetto è stato approvato. E verrà presentato domani alla stampa.»
Il presunto errore, dunque, non è grammaticale ma stilistico, e nasce dal timore - comprensibile, in ambito scolastico - che gli studenti spezzettino eccessivamente il testo in frasi brevi e poco articolate. Ma questo non significa che la costruzione sia sbagliata: significa soltanto che, come ogni scelta stilistica, va usata cum grano salis. Se ogni frase iniziasse con e, il testo risulterebbe monotono; se usata con equilibrio, invece, la congiunzione in apertura può dare ritmo, naturalezza e coesione.
Insomma, non esiste alcuna norma che vieti di cominciare una frase con e. È una possibilità pienamente legittima, che la nostra lingua accoglie da sempre. E che, quando serve, può rendere il discorso più fluido e più vicino al modo in cui pensiamo e parliamo davvero.
***
"Essere un tempapane"
Un’espressione dimenticata da riscoprire
“Tempapane” è una di quei termini che sembrano usciti da un baule polveroso dell’Ottocento, e proprio per questo hanno un fascino irresistibile. Nasce in un’epoca in cui il pane era al centro della vita quotidiana, e chi lo “tempava”, lo manipolava o lo rigirava senza mai arrivare al dunque, diventava il simbolo perfetto di un atteggiamento umano molto preciso: perdere tempo fingendo di far qualcosa. Da questa immagine concreta, si potrebbe dire quasi teatrale, è nato il significato figurato. Il tempapane (dal verbo antico “tempare”, rimestare, impastare) non è un fannullone totale né un ozioso dichiarato. È piuttosto colui che si attarda, cincischia, rimanda, si muove attorno alle cose senza mai concluderle davvero. È il maestro dell’inconcludenza, quello che dà l’impressione di essere impegnato in qualcosa ma in realtà sta solo “impastando” la giornata.
Il termine, diffuso soprattutto nel linguaggio popolare e in testi minori dell’Ottocento, è poi scivolato lentamente fuori dall’uso. Oggi, se si facesse uscire dalla “soffitta della lingua”, si potrebbe adoperare in mille contesti: “quella riunione è stata un raduno di tempapane”; “smettila di fare il tempapane e finisci il lavoro che hai cominciato”; “nel gruppo c’è sempre un tempapane che rallenta tutto”.
Rispolverare tempapane significherebbe riportare in vita un piccolo gioiello del nostro lessico, una parola che racconta un’epoca ma descrive perfettamente anche la nostra. E forse proprio per questo meriterebbe di tornare a circolare.
(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

Nessun commento:
Posta un commento