mercoledì 4 dicembre 2013

Disquisizioni sul... «nulla»

“Nulla” e “niente” sono pronomi indefiniti (singolari) invariabili e si riferiscono a una cosa.  Hanno la “forza” di negare, senza l’aggiunta di un’altra negazione, solo se precedono il verbo di modo finito: nulla lo fermerà; niente lo soddisfaceva; nulla lo cambierà. Quando sono posposti al verbo non negano… nulla se non sono accompagnati da un’altra negazione (non): non dice nulla; non gli piace niente. Non è un buon italiano, dunque, dire o scrivere, per esempio, “mi meraviglia nulla”; “niente mangerò a pranzo”. Tuttavia costrutti senza il “non” si trovano nell’italiano antico: “Quando poteva s’aiutava, ma ciò era niente” (Boccaccio). Oggi, l’uso moderno  “condanna” simili costrutti. Locuzioni come “fa niente”, “fa nulla”, “so niente” e simili sono considerate dialettali, infatti,  perché non accompagnate dal “non” e da evitare, per tanto, in buona lingua italiana. Da notare, infine, che nelle frasi interrogative i due pronomi perdono la loro “negatività” acquistando un valore positivo: “ti occorre nulla”? (ti occorre, cioè, qualche cosa?); “vuoi niente?” (vuoi qualcosa?). Dimenticavamo. Nulla e niente si possono apostrofare: null’altro; nient’affatto.

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La parola del giorno (di ieri): svagato.

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