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lunedì 24 aprile 2017

Totò o il trionfo della grammatica


di Salvatore Claudio Sgroi *

È un vero capolavoro di "verbalizzazione" la notissima scena del film (Totò, Peppino e la malafemmena del 1956), in cui Totò detta a Peppino una lettera destinata a una signorina perché, dietro compenso di una somma, lasci il nipote che per lei ha perduto la testa, compromettendo il proprio futuro.

Tutta la comicità di Toto è giocata a un tempo sulla sua mimica e sull'uso dell'italiano così come veniva realizzato dagli italiani, nativofoni dialettali e italofoni alle prime armi. Un italiano quindi di stampo popolare con interferenze dialettali, processi vari di semplificazione soprattutto morfologica, e mescolanza di stili e registri eterogenei, alti e bassi, particolarmente marcati nell'uso scritto.

Nel corso della dettatura della lettera a un certo punto Totò così si esprime:

«Signorina, [...] Questa moneta servono, [...] a che voi vi consolate [...] dai dispiacere, dai dispiacere che avreta... che avreta... che avreta (e già è femmina, e femminile), che avreta, perché... dovete lasciare nostro nipote».

Ciò che qui colpisce è la presenza della marca del femminile nella desinenza verbale ("avret-a"), ben 4 volte, con piena consapevolezza metalinguistica. L'osservazione potrebbe sembrare stravagante se non gratuita. In realtà, si rivela di estremo interesse, perché lascia trasparire una notevole sensibilità linguistico-grammaticale da parte di un "laico". Insomma un Totò originale, se non geniale "linguista".

L'italiano marca infatti il femm. solo nei nomi, nei pronomi e nei loro accordi con gli aggettivi, gli articoli, i clitici (per es. "una bella ragazza"; "lei è proprio bella", "la compro, la macchina"),  e con i participi passati ("Stefania è uscita").

Il futuro "avret-e" è diventato nella lettera di Totò "avret-a" probabilmente perché legato alla pronuncia regionale dell'italiano in Campania, in cui le "-e" finali atone tendono a diventare vocali un po' evanescenti, alla francese. Volendo quindi dare una piena identità italiana alla "-e", Totò ha reinterpretato la "-e" evanescente come una vocale piena, di massima apertura, ovvero come "-a". E a questo punto, essendo la /-a/ nei sostantivi italiani, per l'87% dei casi, la vocale tipica delle parole femminili, Totò si è lasciato andare al commento di "avret-a" come termine femminile che concorda col soggetto appunto femminile (la signorina, cioè, per la quale il nipote aveva perduto la testa).

Il marcare il genere nel verbo, non è però una stravaganza. Si tratta infatti di una caratteristica del 16% delle lingue del mondo, stando a uno studio della Bybee del 1995. Totò ha quindi creato una neo-regola dell'italiano relativa al femminile, trasferendola dai nominali al verbo. Per curiosità del lettore, sulla scorta di studi di E. Di Domenico (1997) e da ultimo di G. Schirru (2016), possiamo documentare tale uso in alcune lingue del mondo. Dove ha peraltro origini diverse. In alcune lingue le desinenze personali del verbo rappresentano l'agglutinazione dei pronomi liberi (così in arabo). In altre invece si spiegano con l'originario participio passato (così in russo e nell'indo-iranico). O ancora in maniera diversa. (Per ulteriore esemplificazione il lettore  curioso si potrà rifare al testo istituzionale di G.G. Corbett (1991) Gender, basato su un campione di oltre 200 lingue del mondo).

In primo luogo (Schirru 2016), il genere coniugato è documentato nell'arabo standard e nell'arabo classico: (i) fa'alta 'facevi [tu Masch.]' Versus fa'alti 'facevi [tu Femm.]'; ('tu' Masch. = 'anta > -ta Versus 'tu' Femm. = 'anti > -ti); -- (ii) fa'ala 'faceva [lui]' Versus fa'alat 'faceva [lei]'; -- (iii) fa'altum 'facevate [voialtri]' Versus fa'altunna 'facevate [voialtre]'; -- 'voialtri'  'antum > -tum Versus 'voialtre' 'antunna > -tunna; -- (iv) fa'alū 'facevano [essi]' Versus fa'alna 'facevano [esse]'; -- (v) DUALE: fa'alā 'facevano [essi-due]' Versus fa'ala'facevano [esse-due]'.

Poi in russo: (i) (ja) napisa-l prijatelju '(io) scrissi [Masch.] a un amico' Versus (ja) napisa-l-a prijatelju '(io) scrissi [Femm.] a un amico'; -- (ii) ležal-Ø 'stava [lui]' Versus ležal-a 'stava [lei]' Versus ležal-o 'stava [esso]'.

E in indo-iranico - in persiano - in part. nel dialetto di Abyane: bakat-Ø '[è] cad-uto' > 'cadde [lui]' Versus bakat-a '[è] cad-uta' > 'cadde [lei]'. E nel dialetto del Takestan: mivrij'corre [lui]' Versus mivrij-ía 'corre [lei]'.

Quindi in somalo (Di Domenico 1997): joogaa/joogá 'è là [lui]' Versus joogtaa/joog 'è là [lei]' (ignota l'origine).

Come prefissato in abkhaz (lingua caucasica nord-occ.): (i) -q'awp' '[tu Masch.] sei' Versus -q'awp' '[tu Femm.] sei'; -- (ii) -q'awp' '[lui/lei] è Versus q'awp' '[esso/a] è'.

E in lak (lingua caucasica settentr.): Ø-ur-i  '[lui] è' Versus d-ur-i '[lei] è' Versus b-ur-i '[esso/a] è'.

Ritornando in Italia, il fenomeno è presente nel dialetto delle Marche (il ripano di Ripatransone): (i) [i/tu/issu 'io/tu/lui'] magn-u 'mangio' (Masch.) Versus [i/tu/esse 'io/tu/lei'] magn-e (Femm.); -- (ii) [nui 'noialtri'] magn-emi (M.) Versus [nui 'noialtre'] magn-ema (F.); -- (iii) [vui 'voialtri'] magn-eti (M.) Versus [vui 'voialtre'] magn-eta (F.); -- (iv) [isci 'essi'] magn-u (M.) Versus [essa 'esse'] magn-a (F.); -- (v) [issu] ved-u '[lui] vede' (M.) Versus [esse] ved-e 'vede (F.) ' Versus sǝ ved-ǝ'si vede che' (Neutro).

E nei dialetti veneti del Trentino (dialetto di Roncone): è 'è' (Masch.) Versus èi 'è' (Femm.), originariamente in variazione libera; -- el lat l'è vignù àgher 'il latte l'è diventato acido' Versus l'èi propi na bela giornada 'l'è proprio una bella giornata'.

In conclusione, Totò, con le parole e i gesti, si rivela un grande comico che insegna agli italiani, con notevole sensibilità linguistica e teorica, a riflettere sulla poliedricità della lingua e della Grammatica italiana, e non solo.

* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania


Autore tra l'altro di

--Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica: dalla parte del parlante (Utet 2010);

-- Scrivere per gli italiani nell'Italia post-unitaria (Cesati 2013);

--Dove va il congiuntivo?  (Utet 2013);

-- Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creatività e norme grammaticali (Libreria Editrice Vaticana 2016)

1 commento:

Monmartre ha detto...

Molto interessante, grazie.