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sabato 26 novembre 2016

"Imperfezioni grammaticali"


Vediamo, cosí, come ci vengono alla mente - senza un preciso ordine logico - alcune "imperfezioni grammaticali", per non dire strafalcioni, che gli amatori della buona lingua devono assolutamente evitare.  Cominciamo con il verbo "tenere", adoperato, il  piú delle volte, con il significato di "possedere", "avere". Tale uso è da condannare recisamente essendo di origine dialettale meridionale. Il significato proprio del verbo è "sostenere". Non si dirà, per tanto, "tengo" una bella casa ma "possiedo" una bella casa. Da evitare anche, se si vuole parlare e scrivere bene, la locuzione "tenere il letto" nel senso di "stare, rimanere a letto". Il verbo tenere, inoltre, non è sinonimo - come molti erroneamente credono -  dei verbi  "reputare",  "stimare" e "giudicare".  Le espressioni correnti, quindi, "tenere in molto o poco conto", "tenere in molta o poca considerazione" (una persona) sono da gettare decisamente alle ortiche. Sí, sappiamo benissimo che molte cosí dette grandi firme le adoperano a ogni piè sospinto, ma sappiamo anche che molte grandi firme usano la lingua a loro piacimento: non rispettano assolutamente le piú elementari norme grammaticali (per puro snobismo se le conoscono, per crassa ignoranza se non le conoscono).  Voi, amanti del bel parlare e del bello scrivere, non seguite questi esempi negativi.  Non usate - come abbiamo letto in una "grande firma" del giornalismo, che non nominiamo per carità di patria - il verbo tenere nelle accezioni di: importare, desiderare, volere, premere. Sono tutte forme dialettali e, di conseguenza, scorrette. Ancora. Il verbo "marcare", che etimologicamente vale "segnare, contrassegnare con un marchio, bollare", non si può adoperare come sinonimo di "annotare", "registrare", "prendere nota" o con il significato, obbrobrioso, di "rimarcare con la voce". In quest'ultimo caso ci sono altri verbi che fanno alla bisogna: caricare, accentuare, rafforzare. E finiamo con due aggettivi che non vanno mai pluralizzati (anche se qualche vocabolario...): marrone e arancione. Diremo, quindi, guanti  marrone, camicie arancione  perché si sottintende "del colore del marrone", "del colore dell'arancia": scarpe (del colore del) marrone; maglioni arancione.

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I lettori che ravvisino strafalcioni orto-sintattico-grammaticali in testi giornalistici possono scrivere a albatr0s@libero.it. Gli "orrori" saranno pubblicati ed esposti al  “pubblico ludibrio”.

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