venerdì 18 dicembre 2015

Vocabolario Gabrielli: l'irruenza dei revisori

Ogni volta che consultiamo il vocabolario Gabrielli (in Rete) scopriamo che i "revisionisti" lo hanno sempre piú danneggiato. L'ultimo danno che abbiamo scoperto riguarda l'aggettivo "irruente". Per coloro che hanno rivisto il vocabolario la forma "irruento" è  corretta al pari di irruente. Il Maestro, invece, nel suo "Il museo degli errori", condanna, senza appello, "irruento". Ecco il vocabolario in Rete:  [ir-ruèn-te] o irruento
agg. (pl. -ti)
1 Che entra con impeto; irrompente: la piazza fu invasa da una folla i.
2 fig. Impetuoso, violento, veemente: uomo impulsivo e i.; carattere i.; lo investì con irruenti invettive
SIN. aggressivo, impulsivo

 

Ecco, invece, ciò che scrive il linguista nel suo manualetto: SI DICE: IRRUENTE


NON SI DICE: IRRUENTO, IRRUENTA


Si dice “una folla irruenta” o “una folla irruente”? “Parlava con tono irruento” o “con tono irruente”? Si dice folla irruente, tono irruente, per la semplice ragione che un maschile singolare “irruento” e un femminile “irruenta”, coi rispettivi plurali “irruenti” e “irruente”, nella lingua italiana non esistono. Esiste solo la forma irruente, unica per il maschile e il femminile, e di conseguenza un solo plurale, irruenti. Volete una spiegazione più convincente? Eccola: irruente è un aggettivo modellato sul latino irruentem, caso accusativo del participio presente del verbo irrùere, correre contro, irrompere.
Nota bene: nell’etimologia latina di nomi e aggettivi quasi sempre dobbiamo risalire al caso accusativo: per chi conosca un po’ di analisi logica, è il caso del complemento oggetto. Esempio: vedente deriva da videntem, participio presente accusativo di video; amante viene da amantem, participio presente accusativo di amo eccetera.
Tornando a irruente, in italiano segue la forma di qualsiasi participio presente della seconda coniugazione come ad esempio, corrente, vincente, che nessuno penserebbe mai di mutare in “corrento”, “vincento”.

Dobbiamo dire, per onestà, che anche altri vocabolari ammettono la forma "errata" irruento. Chi ama il bel parlare e il bello scrivere...

***

La parola proposta è: bichiacchia. Sostantivo femminile: fandonia, panzana, favola e simili 

giovedì 17 dicembre 2015

Divagazioni

Gentilissimo dott. Raso,
 mi permetta di esprimerle tutta la mia riconoscenza. Sono uno studente di scuola media superiore (geometri), le sue "noterelle" mi sono state e mi sono di aiuto per i componimenti in classe. Ha ragione, spesso le grammatiche non trattano come dovrebbero alcuni argomenti grammaticali. Le scrivo per una curiosità: c'è un legame linguistico tra il "mandarino", frutto, e il "mandarino"... cinese?
 Grato se avrò l'onore di una sua cortese risposta.
 Teo F.
Parma
------------
Caro amico, clicchi su questo collegamento e vedrà appagata la sua curiosità.

***

La parola proposta oggi è: traneglio. Sostantivo maschile, vale "capriccio" e simili.

martedì 15 dicembre 2015

Dal Campidoglio alla rupe Tarpea

Il modo di dire che avete appena letto è affine all'altro - indubbiamente piú conosciuto - "dalle stelle alle stalle" il cui significato è intuitivo: dalla gloria alla rovina. L'espressione si riferisce a una persona che, dopo aver goduto del massimo successo e dei massimi onori, cade in disgrazia. Nel Campidoglio - come si sa - venivano invitati i condottieri  vittoriosi per ricevere gli onori e, in tempi un po' meno remoti dell'antica Roma, vi venivano "incoronati" con l'alloro i poeti. Salire sul colle capitolino era, insomma, il massimo dell'onore che si potesse ricevere. Dalla rupe Tarpea che scendeva a picco dal Campidoglio venivano gettati, invece - sempre nell'antica Roma - i figli gracili o indesiderati e i traditori. Con il trascorrere del tempo, e in senso figurato, la locuzione ha acquisito il significato su detto.

***
Ci spiace ma non possiamo non segnalare una "perla" del vocabolario Devoto-Oli. Per questo dizionario areoporto è corretto al pari di aeroporto. Il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia, è chiarissimo in proposito: solo aeroporto è grafia corretta. Il motivo? Tutti i sostantivi con il prefisso aer(o)- non prendono mai la "e", quindi non aerEonautica ma: aeronautica, aerostazione, aerare ecc. Si veda anche qui.

lunedì 14 dicembre 2015

Essere all'insalata

Non c'è lettore di questo portale che non abbia provato su di sé - senza saperlo - questa locuzione dal "sapore" un po' antico ma sempre attuale. Che cosa sta a significare, dunque, "essere all'insalata"? Essere all'inizio di qualcosa, di qualche azione:  degli studi, della professione, della carriera e via dicendo. E l'insalata cosa ha che fare con il modo di dire? Diamo la "parola", per questo, a Ludovico Passarini, il re dei modi di dire. «Non ricordo dove, ma so di aver detto che nell'uso dicesi "nescio" colui, che per pigrizia e un po' per testardaggine s'è attardato ad intraprendere un'opera e piú tardo a proseguirla. Di lui parlando, si direbbe proverbialmente ch'è sempre all'insalata. E che cosa vuol dire "essere all'insalata"? Vuol dire essere al cominciamento di qualche azione, presa la metafora dai pranzi, che una volta avevano principio dall'insalata. Ora l'insalata propriamente detta si mangia  alla fine con l'arrosto; e in principio si dà il salato, prosciutto o salame. I gusti variano, e "de gustibus non est disputandum", aforisma inconcusso, e universalmente accettato. Il motto però è rimasto nell'originale suo significato (...). Consideriamo ancora come van le cose di questo mondo. Ciò che fu in capo di lista l'umana volubilità volle trasferirlo alla coda! E passi dell'insalata: ma quante altre cose che un dí  furono in onore e pregiate ora son ciarpe vecchie affastellate nelle soffitte? E non discostandoci dal soggetto nostro che è letterario, dimmi o lettore, non t'è venuto già in mente che ora s'insegna a' giovani d'ambo i sessi  la lingua francese, o forse la tedesca, e poi l'inglese, e la lingua "nazionale" in ultimo al pari dell'insalata ne' pranzi odierni?  (...)». C'è qualcuno, tra i nostri cortesi lettori, che in tutta coscienza possa dire di non ritenere attuale l'ultima considerazione di Ludovico Passarini? Oggi ci sono giovani che sanno tutto della lingua d'Albione, mentre sono completamente digiuni della lingua di Dante. Costoro sono sempre all'insalata per quanto attiene alla lingua madre.

***
Le camice o le camicie?

Alcuni vocabolari - e tra questi il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia - ritengono corretta la forma "camice" quale plurale di camicia: la camicia/le camice.  È bene non seguirli. Il plurale corretto  è  camicie. Per due motivi.  Camice (senza la 'i') potrebbe confondersi con il maschile camice. Il secondo motivo, piú importante, è di ordine grammaticale e riguarda la formazione del plurale dei sostantivi in "-cia". Se nel singolare i nomi che finiscono in "-cia" hanno una vocale davanti alla "c", ed è il caso di camicia, faranno il plurale in "-cie": camicia/camicie; se davanti alla "c" c'è, invece, una consonante il plurale sarà in "-ce" (senza la "i"): lancia/lance. Per un parere piú autorevole si clicchi qui. Si veda anche questo collegamento.

domenica 13 dicembre 2015

Un punto di rifolciamento

Chissà perché i lessicografi hanno relegato nella "soffitta della lingua" molte parole auliche preferendo mettere a lemma le corrispondenti "popolari". Tra i termini aulici che ci piacerebbe fossero "rilemmatizzati" segnaliamo rifolciamento, sostantivo maschile che sta per "appoggio", "sostegno". Non vi sembra un vocabolo più nobile?

sabato 12 dicembre 2015

La cerbonèca



La parola proposta oggi è presa dal Treccani: cerbonèca. Sostantivo femminile con il quale si indica un vino di pessima qualità. Per il Treccani l'etimo è incerto; non lo è per il Pianigiani. Si veda anche qui.

venerdì 11 dicembre 2015

C'è sterzare e... sterzare

Forse pochi sanno che il verbo sterzare ha due distinti significati: voltare, girare e piegare, dilatare, forgiare, sfoltire. È intransitivo, e con l'ausiliare avere, allorché sta per "voltare": l'automobilista ha sterzato a destra per non investire un ciclista; è transitivo, e può avere entrambi gli ausiliari (essere e avere), quando è adoperato nell'accezione di "sfoltire, piegare, dilatare" ecc.: il giardiniere ha sterzato tutte le piante; gli alberi sono stati sterzati. A questo punto sorge spontanea una domanda, come usa dire: perché il vocabolario Treccani (consultabile in Rete) attesta il verbo sterzare nell'accezione di "girare", contrariamente agli altri dizionari consultati, transitivo? Dal Treccani: «sterzare2 v. tr. [der. di sterzo2] (io stèrzo, ecc.). – 1. Nei veicoli stradali, far assumere alle ruote direttrici una diversa direzione manovrando lo sterzo; per lo più con uso assol.: s. a sinistra, a destra; sterzò bruscamente per non investire un pedone». Fiduciosi, attendiamo una cortese risposta.

***

La parola proposta è: acciappinare. Verbo che vale "adirarsi" e simili.

mercoledì 9 dicembre 2015

Far la barba al palo

I lettori sportivi, in particolare i "calciofili", dovrebbero conoscere questo modo di dire - ancora in uso, sia ben chiaro -  che in senso figurato significa trovarsi al limite di una situazione difficile e che può avere pericolose conseguenze, con il rischio di superare la "barriera della legalità". L'espressione si fa risalire al gergo del gioco del calcio con la quale si indica, comunemente,  il passaggio della palla rasente il palo delle porte con il rischio che vi possa entrare compromettendo, cosí, l'esito della partita. La locuzione, c'è da dire, ha anche un'altra origine, e piú antica, che ci riporta al mondo contadino.  Con quest'espressione - nel gergo agricolo - si indicava il tentativo di impossessarsi del terreno altrui spostando di poco, ma in continuazione, i vari paletti che delimitavano i confini dei diversi appezzamenti.

***
Onoreficenza? Per carità, onorificenza perché proviene dal latino honorificentia. Alcuni scrittori, però, per snobismo o per ignoranza, adoperano la grafia errata. Chi ama scrivere correttamente...

martedì 8 dicembre 2015

L'abusione



La parola del giorno (di ieri) segnalata da "unaparolaalgiorno.it" - catacresi - ci ha richiamato alla mente un nostro articolo che riproponiamo all'attenzione dei nostri cortesi amici.

lunedì 7 dicembre 2015

Le "perle" dei vocabolari


Ci duole "sparlare", di tanto in tanto, di alcuni vocabolari che danno "informazioni linguistiche" distorte confondendo le idee alle persone che li consultano: nella fattispecie il dizionario Sabatini Coletti (consultabile in Rete). Questo vocabolario (non è l'unico, comunque) scrive che "intravvedere" (con due "v") è voce corretta al pari di "intravedere" (con una sola "v"):

intravedere

[in-tra-ve-dé-re] o intravvedere v. (irr.: coniug. come vedere)

  • • v.tr. [sogg-v-arg]
  • 1 Vedere qlcu. o qlco. in modo confuso SIN scorgere: i. la cima della montagna
  • 2 fig. Intuire, prevedere qlco.: i. la verità sull'accaduto
  • • intravedersi
  • • v.rifl. [sogg-v] Vedersi di sfuggita
  • • a. 1869

Non è esatto. Il Sandron scrive che (intravvedere) è "meno bene" e il DOP (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia") "meno comune". Il prefisso "intra-" non richiede, infatti, il raddoppiamento della consonante che segue. La grafia da seguire, per tanto, è quella con una sola "v": intravedere. Nel "Museo degli errori" (ritoccato dai revisori, ma fortunatamente senza "danni", al contrario del vocabolario) di Aldo Gabrielli, possiamo leggere:
«Questo verbo si vede scritto ora con una sola v, ora con due: “Non riuscii a intravederlo”, “L’ho appena intravvisto”. Qual è la forma corretta? Sempre e soltanto con una v: intravedere, intravisto. Molti prefissi, è vero, richiedono, dopo di loro, il raddoppiamento, come fra, sopra, contra eccetera, e abbiamo infatti frapporre, soprassedere, contraddire. Ma intra è proprio uno di quei prefissi che non richiede il raddoppiamento; quindi si dice e si scrive intramezzare, intramettere, intraprendere e di conseguenza anche intravedere, intravisto. E perché allora intravvenire? Perché il verbo non è un composto di intra e venire ma di intra e avvenire, che le due v le possiede di suo; e non è neppure eccezione intrattenere, che è composto non già di intra e tenere ma di in e trattenere».

***

La parola proposta da questo portale: mucchero. Acqua profumata (per infusione di viole e rose).