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lunedì 2 giugno 2014

(Anche) L'occhio vuole la sua parte

Chi non conosce quest'espressione adoperata per mettere in evidenza il fatto che occorre tener conto delle apparenze? Il modo di dire si riferisce soprattutto a "cose artistiche"; al fatto, cioè, che quando si compone un'opera le parti di cui è formata devono essere in armonia tra loro e l' "occhio" vuol essere il giudice. Questa locuzione - conosciutissima, dicevamo - trae origine, con molta probabilità, da una novella molto antica e di autore ignoto. Vediamola assieme. 
Si racconta che un sartore, eccellentissimo "bandierajo", alla stanza o bottega, dove tagliava i panni e cuciva le vesti, aveva annesso uno stanzino, chiuso sempre a chiave, e in cui solo lui poteva entrare: sopra l'uscio del quale aveva fatto aprire un foro o finestrino di forma ellittica, uno di quelli che per aver appunto la forma di un occhio si dicono "occhi" (i cosí detti spioncini, ndr). Il sartore tutte le volte che aveva tra le mani un bel panno, o drappo, sapeva far cosí bene i suoi tagli, che la 'bandiera' ne usciva sempre; e questa, appena spiccata, lanciava entro quell'occhio, che non era mai chiuso. Avvenne che uno dei suoi avventori, il quale gli aveva dato assai piú panno che non bisognava per il suo vestito; quando ei s'ebbe questo ben lavorato senza il pezzo di avanzo, ch'egli aspettava, andò sulle furie, e corse al sartore. Questi con l'usata sua franchezza stese sopra il suo bancone altro panno press'a poco dela quantità del suddetto; e facendovi sopra i suoi segni, dimostrò che tanto n'era andato per la vita, tanto per le falde, tanto per le maniche, tanto per questo e tanto per quest'altro, e poi, concludendo disse, "l'occhio vuole la sua parte". E ciò dicendo, con la coda dell'occhio suo accennava all'occhio dell'uscio. Il povero avventore vinto da tante dimostrazioni e ciarle, non seppe piú che si dire, e conclude anch'egli rassegnato: "vorrà anch'esso l'occhio da parte sua!".

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